Francesco Alberti, Corriere della Sera 28/12/2011, 28 dicembre 2011
DAL NOSTRO INVIATO
VIAREGGIO — Nel testa o croce della vita, a lui è toccata la seconda: ma era con la prima che si vinceva. Franco, il cui vero nome era Francesco, Francesco Panariello, forse non aveva le doti, la benzina e il talento del fratello Giorgio, forse neanche la stessa voglia di sbattersi, di sicuro non le stesse motivazioni.
Franco e Giorgio hanno avuto la stessa mamma, una madre-bambina di cui non hanno mai conosciuto le carezze. Il primo è nato quando l’altro aveva poco più di un anno. Giorgio fu affidato ai nonni materni: comunque una casa, comunque un affetto. Lui, Franco, finì in un collegio, «dove nessuno veniva mai a trovarmi» come raccontò lui stesso anni fa. Vi rimase, non per un mese, ma per 12 anni, un tempo sufficiente per marchiare a fuoco, e divorare dentro, qualsiasi bambino. Ora Giorgio ha 51 anni: attore, regista, comico, una vita bagnata dal successo. Invece su Franco, 50 anni, le luci non si sono mai accese. Anche i suoi ultimi attimi sono andati in scena su un palcoscenico buio, squallido: un passante l’ha trovato morto la notte di Santo Stefano in un’aiuola sulla Terrazza della Repubblica, a Viareggio. Forse droga, pare che sul braccio vi fosse un segno riconducibile a un foro di ago: lo dirà l’autopsia. Se ne occuperà il pm Giuseppe Amodeo, che proverà anche a capire come mai l’uomo, che avrebbe dovuto trascorrere la serata a cena da conoscenti, si trovasse in quel luogo: non è infatti escluso che qualcuno l’abbia portato lì in auto, per poi abbandonarlo agonizzante.
«Non me l’aspettavo... », sono state ieri le uniche parole pubbliche di Giorgio Panariello davanti alla salma del fratello nella camera mortuaria di Viareggio. Ma dietro si nasconde un discorso lungo e doloroso che, a dispetto di un’infanzia vissuta separati, ha unito più di quanto si creda i due fratelli. Si sono conosciuti che erano già grandi.
E Franco ne aveva già combinate di tutti i colori. Come lui stesso ha raccontato qualche anno fa, in un’intervista che aveva l’unico scopo di ringraziare il fratello Giorgio dell’aiuto che gli stava dando, «dopo aver lasciato il collegio, venni adottato da una famiglia benestante di Ancona, ma nemmeno il loro affetto riuscì a placarmi». Sorpreso a rubare in casa, venne rispedito in istituto, stavolta a Siena, dove fu nuovamente pizzicato a rubare. «Fui ritenuto un caso disperato — ha raccontato — e mi mandarono dai nonni a Montignoso... ». Lì scoprì di avere un fratello di nome Giorgio, ma questo non gli impedì di tenersi lontano dai guai. Fuggito anche da quel tetto, nella disperata convinzione che la madre si nascondesse a Napoli, Franco si inabissò tra droga, carcere e problemi di salute.
Fu allora che Giorgio, divenuto nel frattempo un volto famoso della tv, decise di intervenire. Convinse il fratello ad entrare nella comunità di San Patrignano, dove Franco rimase sette anni, e successivamente in quella di don Mazzi. Un percorso che pareva aver dato risultati tanto che l’uomo sentì il bisogno, nel 2009, di ringraziare pubblicamente il fratello maggiore. «Era molto più sereno, non ci aspettavamo una fine del genere», ha commentato ieri lo zio Duilio. Aveva trovato lavoro come giardiniere in Versilia e una casa a Pietrasanta: «Una persona disponibile — racconta l’amica Ilaria — che ammetteva gli errori del passato e voleva ricominciare». Giorgio e Franco avrebbero dovuto trascorrere insieme gli ultimi giorni dell’anno. Da fratello a fratello. Come quasi mai era successo nella loro vita.
Francesco Alberti