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 2011  dicembre 27 Martedì calendario

LADY GAGA «SCHIAVISTA»

Proprio lei, Lady Gaga, protagonista di tanti scandali e icona di ogni libertà, è scivolata sulla buccia di banana del trattar male i sottoposti. Il caso più celebre che l’ha preceduta è quello che più volte coinvolse la recidiva Naomi Campbell, che non riusciva a resistere alla tentazione di lanciare telefoni sulla testa delle cameriere: denunciata e condannata, Naomi fu adibita ai servizi sociali e dovette espiare facendo la netturbina per le strade di New York. E ora tocca a Lady Gaga, proprio mentre si godeva le reazioni dell’ultimo scandalo da lei provocato: non solo vestita di carne, non solo esibizioni senza mutande. Non solo la proposta da faccia di bronzo per sostituire Freddie Mercury dei Queen, o la denuncia (fatta da lei), nei confronti di un gelataio londinese colpevole di aver creato un gelato confezionato con latte materno, chiamandolo “Baby Gaga”. Inutile da parte del poveraccio sostenere che il termine “gaga” rientra nei primi balbettii dell’infanzia, la scurrile signora del pop l’ha ritenuto offensivo, anzi nauseante, perché non le va di essere associata a qualsiasi cosa evochi la maternità. Ma c’è anche stata, nei recenti giorni del prenatale, la sua decisione di allungare White Christmas, nel corso del Jingle Ball Concert, organizzato da un’emit - tente radiofonica e allestito tradizionalmente al Madison Square Garden: con la tipica disinvoltura, ha allungato il più sacro dei testi natalizi canterini, già cavallo di battaglia di Bing Crosby, con alcuni pezzi del suo repertorio, tra i quali Born this way. Ha spiegato che Bianco Nataleè troppo corto, aggiungendo: «È come quando cominci a prendere gusto a qualcosa e poi finisce. È simile a un cattivo orgasmo». In nome dell’amore per Lady Gaga, i fan hanno inghiottito ossequiosi anche l’ultima pillola blasfema della cantante. Ma ora sarà dura. Perché lo scandalo non l’ha creato la popstar, ma è contro di lei. Una sua ex assistente l’ha accusata di mancato risarcimento di straordinari (ben oltre settemila ore!) e maltrattamenti vari se non sevizie. Un fattaccio peggiore di quelli un tempo attribuiti alle dive capricciose della Hollywood che fu, stile Joan Crawford o Elizabeth Taylor. Pare che anche la famosa assistente di Maria Callas, fedele fino alla morte, ne avesse viste di tutti i colori. Del tipo matrigna e sorelle stronze di Cenerentola, o peggio come le schiave soggette alle angherie di Cleopatra o Poppea. Ma i tempi per fortuna sono cambiati, e ora Jennifer O’Neill, quarantunenne di Garden City (Long Island) chiede alla venticinquenne italoamericana Stefani Joanne Angelina Germanotta, in arte Lady Gaga, citandola presso la corte federale di Manhattan, la bellezza di 380.000 dollari, quale risarcimento per quanto sopra descritto. Racconta Jennifer che doveva essere sempre a disposizione, ad ogni ora del giorno e della notte, porgendo asciugamani in bagno, non dormendo per garantire la sveglia personale, non riuscendo spesso neppure a mangiare. E questo avveniva ovunque, sia a casa della popstar, sia in viaggio, come nel corso del tour mondiale Monster Ball. Ogni volta che Stefani chiamava, Jennifer schiava doveva correre. Era pagata 75.000 dollari l’anno, e doveva occuparsi anche dei capi che la sua “superiora” in - dossava, inclusa l’ormai notissima “mise preservativo”, esibita per intervenire alla trasmissione televisiva Good Morning America. Un portavoce della società che fa capo a Lady Germanotta sostiene che si tratta di accuse prive di ogni fondamento. Ma intanto incalza anche un’al - tra ex assistente, Angela Clemmy, che ha scritto un libro: Poker face: the rise and rise of Lady Gaga. Dove racconta, pure lei, di essere stata più volte obbligata a dormire e fare la doccia con la divina creatura, perché non voleva mai restare sola. Qualunque sia la verità, tutti sanno che la nemesi è sempre in agguato: anche l’ar - ma dello scandalo può rivoltarsi contro chi la usa impunemente. Come un boomerang.