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 2011  dicembre 27 Martedì calendario

«ANDAVO IN DISCO CON DE MICHELIS» - INTERVISTA A CORRADO CLINI

«Sarò ministro per poco», dice lui. Eppure c’è chi sostiene che sia il capo- dicastero più longevo della storia repubblicana. Corrado Clini da Latina, classe 1947, è stato per vent’anni il ministro ombra dell’Ambiente prima di assumerne la guida. Da quando, nei primi anni ’90, fu nominato direttore generale. Da Carlo Ripa di Meana a Stefania Prestigiacomo, passando per Altero Matteoli, ha visto passare ministri di tutti i colori. Quelli con cui si è scontrato di più sono i Verdi: da Ripa di Meana si beccò una censura, mentre Alfonso Pecoraro Scanio tentò addirittura di cacciarlo. È sopravvissuto a tutti i governi purnon essendo un ayatollah ecologista (è favorevole al nucleare, agli ogm, alla Tav e al Ponte sullo Stretto). O forse proprio per questo. Da quand’è che fa il ministro dell’Am - biente? «Da un po’più di un mese». A sentire Altero Matteoli, da oltre vent’anni. L’ex titolare dell’Ambiente racconta che lei all’estero è accolto comeun ministro sin dai tempi in cui era direttore generale. «Ma è perché lavoro a livello internazionale da molto tempo e sono molto conosciuto. Fui nominato all’Am - biente nel 1990, su proposta del ministro Giorgio Ruffolo, con un decreto firmato dal premier Giulio Andreotti e controfirmato dal presidente della Repubblica, Francesco Cossiga». Altro che tecnico, lei è l’incarnazione del Pentapartito. «Non mi pare. Fui subito messo fuori ruolo perché Bettino Craxi non aveva gradito la nomina di un direttore generale che faceva riferimento a un ministro non appartenente alla corrente di maggioranza del partito». Lei apparteneva alla corrente di Gianni De Michelis. Cosa ricorda della sua fase socialista? «Sono stato politicamente impegnato nel Psi dalla metà degli anni ’70 alla metà degli anni ’80. Noi che militavamo nella sinistra socialista di Riccardo Lombardi ci concentrammo molto nell’immaginare come potesse essere il futuro, soprattutto di Venezia, dove ero direttore dei servizi pubblici per la prevenzione dei rischi industriali per la salute dei lavoratori di Porto Marghera. Fui il medico del lavoro che denunciò per primo alla procura di Venezia i casi di tumore al fegato causati dalla chimica». Com’erano i rapporti con Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Fabrizio Cicchitto e gli altri? «A Renato mi lega una grande amicizia trentennale. In quegli anni lavoravo a stretto contatto con lui, che era professore universitario, e con Sacconi, che già era un politico. Nel ’92 fondammo l’associazione Amici di Mario Rossi. Nefacevano parte anche Franco Frattini, Letizia Moratti, Tiziano Treu, con i quali scrivemmo un libro - “Le regole semplici della libertà responsabile” - che richiamava l’esigenza della semplificazione e della trasparenza delle leggi, per fondare il futuro dell’Italia sull’etica della responsabilità, in un Paese nel quale, allora come oggi, la pratica della deresponsabilizzazione dilagava». Che rapporto aveva con Craxi? «Lo conoscevo molto superficialmente. Non avevo rapporti con politici, tranne che con De Michelis, che è mio amico da sempre». Andavate in discoteca assieme? «Certo che sì, quando ne avevo l’occa - sione andavamo a ballare. Ci vadoancora adesso quando posso». È vero che lei ha fatto parte del movimento studentesco di Mario Capanna? «Del movimento studentesco, ma non quello di Capanna. Quando studiavo Medicina a Parma ero un leader degli universitari cattolici. Nel 1969 organizzai l’occupazione del manicomio di Colorno. Fu un gesto non violento per cominciare ad applicare una cultura di terapia in quell’orribile posto di segregazione». Era un sessantottino? «Sì,ma hosemprecontestato le spinte più aggressive di quel movimento. Ero considerato uno politicamente non corretto perché non ero un seguace della mitologia marxista e non avevo in mano il libretto di Mao». Anche lei ritiene che quelli fossero anni favolosi? «No. Quegli anni hanno rappresentato un’occasione unica di cambiamento per il nostro Paese che purtroppo il mondopolitico non capì. Sarebbeandata meglio se quel movimento avesse avuto uno sbocco istituzionale determinando un ricambio generazionale. Come oggi. Il nostro governo ha un’età media di 63-64 anni. Sarei molto felice se il prossimo fosse un governo di quarantenni. Ma bisogna che si muovano ». Ha fatto più casino lei con la sua dichiarazione pro-nucleare che Stefania Prestigiacomo in tre anni e mezzo al ministero dell’Ambiente. Lo considera un vanto o un demerito? «Considero un demerito che quella dichiarazione sia stata usata secondo i codici del rodeo: o sei a favore o sei contro». Lei come ha votato al referendum sul nucleare? «Non ero in Italia e non ho votato». Insomma, è favorevole o contrario? «Le più importanti economie sono impegnate nella ricerca avanzata sul nucleare di quarta generazione e sulla fusione nucleare. È recente a questo proposito l’impegno di Bill Gates in Cina, a supporto della ricerca avanzata sul nucleare in quel paese. L’Italia ha competenze e risorse scientifiche di avanguardia ed è assurdo che si chiami fuori da questo processo. In ogni caso io non ho mai pensato che fosse facile realizzare una centrale nucleare in Italia entro il prossimo decennio». Ok alle centrali purché non nel mio giardino, insomma. «No, ma va cercata una soluzione adatta a ogni giardino.Quando un anno fa qui tutti inneggiavano al nucleare e davano per scontata l’applicazio - ne della tecnologie francese Epr, io feci presente che prima di tutto bisogna considerare la compatibilità della tecnologia nucleare con la disponibilità di acqua per il raffreddamento degli impianti, con il rischio sismico e con la densità abitativa. Il nostro territorio si presta molto di più alle fonti rinnovabili, ma gli incentivi introdotti nel nostro Paese nel 2007, in particolare per il fotovoltaico, hanno premiato l’impor - tazione piuttosto che le iniziative nazionali ». Monti vuole rendere pubblici gli stipendi del governo. Vuole darci un’an - ticipazione? «Nel primo mese da ministro ho notato che il mio stipendio è stato ridotto di oltre il10%rispetto a quello di direttore generale. Questo taglio si aggiunge alla decurtazione del 10% che noi dirigenti pubblici già subiamo da due anni come contributo di solidarietà e che io non considero equo, perché non coinvolge anche il settore privato. In più, con uno stipendio io faccio due lavori, perché sono anche presidente senza indennità dell’Area Science Park di Trieste». Che è un ente dipendente dal ministero dell’Ambiente: conflitto d’interessi? «Non c’è nessun conflitto perché come ministro dell’Ambiente io non ho nessuna autorità su questo ente, che è controllato dal ministero della Ricerca. In ogni caso l’ufficio legislativo del Miur sta valutando se sia opportuno che mi autosospenda per il periodo in cui sarò ministro. Adesso ho chiesto al capo del personale: per favore, mi dica come va a finire la decurtazione della mia busta paga nel passaggio da direttore generale a ministro. Non mi sembra che vada a finire bene». Da direttore generale lei prendeva 194.899 euro l’anno. Anche se ha subito una decurtazione del 10 per cento, non è poi tanto male considerato lo stipendio medio degli italiani. «Senta, ho fatto il direttore generale per vent’anni, nei quali mi sono occupato di dossier molto delicati. E avevo davanti alla porta una fila di dirigenti d’industria che avevano molte meno responsabilità di me e guadagnavano quattro volte il mio stipendio. Questa storia che noi pubblici dirigenti siamo privilegiati è una vera ipocrisia che a me non va giù. Ho fatto presente a Monti che sarebbe opportuno rendere trasparenti anche gli stipendi dei dirigenti d’impresa, comprese quelle con una forte presenza del capitale pubblico.» Andava d’accordo con Pecoraro Scanio? «Abbiamo avuto polemiche dal primo all’ultimo giorno, ha cercato di cacciarmi via in tutti i modi, ma mi è molto simpatico». E con la Prestigiacomo? «Ho avuto un rapporto costruttivo e molto dialettico». Un aggettivo per Pecoraro, uno per Matteoli e uno per la Prestigiacomo. «Matteoli è stato preziosissimo perché è un politico raffinato e con lui siamo riusciti a recepire quasi tutte le direttive europee che non eravamo riusciti a recepire prima, anche se luinonèmai stato un ambientalista. Pecoraro Scanio ha identificato il ministero con il partito, danneggiandolo molto perché lo ha emarginato. L’Ambiente era considerato il dicastero dei Verdi e contava quanto loro». La Prestigiacomo? «Dopo Pecoraro Scanio, ha dovuto combattere sin dal primo giorno per non lasciare il ministero su quel binario morto che faceva tanto comodo perché sapevano a chi infliggere i tagli. E oggi noi non abbiamo nemmeno i fondi per la prevenzione del dissesto idrogeologico. Io sto pensando a un Telethon verde, perché spero che la solidarietà possa sopperire almeno in parte alla carenza di risorse in un settore cruciale per il futuro dell’Italia».