Michele Arnese, Italia Oggi 27/12/2011, 27 dicembre 2011
REPUBBLICA UNA E TRINA IN ECONOMIA
Il pluralismo del quotidiano la Repubblica è ormai una realtà, tanto che si arriva a un pubblico dissenso tra il fondatore e l’editore del giornale. Andiamo con ordine.
In politica economica la linea editoriale di Repubblica è plurima. Il direttore Ezio Mauro ha salutato con entusiasmo la nascita del governo presieduto da Mario Monti.
Ma, dopo la soddisfazione iniziale, il quotidiano del gruppo l’Espresso ha iniziato a sollevare dubbi.
Dubbi sul ruolo incerto del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera (berlusconiano o antiberlusconiano?), strattonato più volte da Repubblica, in particolare sulla vicenda del beauty contest per le frequenze televisive.
Dubbi anche sul decreto ribattezzato Salva Italia dal premier. Dubbi liberisti affidati in prima pagina ad Alessandro De Nicola, presidente dell’Adam Smith Society, che ha stimmatizzato le scarse liberalizzazioni approntate da Palazzo Chigi.
Dubbi altrettanto liberisti vergati sempre in prima pagina dall’economista Alberto Bisin, uno degli ispiratori del sito Noisefromamerika animato da economisti italiani che insegnano negli Stati Uniti, soprattutto per l’eccessivo peso di nuove imposte.
Dubbi anche egualitari affidati al vicedirettore Massimo Giannini che più volte ha lamentato la insufficiente equità della manovra economica.
A difendere l’esecutivo ci pensa di solito la domenica il fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari, che loda i due super Mario italiani, uno alla presidenza del Consiglio (Monti) e l’altro alla presidenza della Banca centrale europea (Mario Draghi). Ma gli elogi del fondatore di Repubblica al vertice della Bce non sono stati condivisi dall’editore di Repubblica.
Ecco quello che ha scritto Scalfari l’11 dicembre scorso, dieci giorni prima l’asta della Bce che era stata preannunciata dall’Istituto centrale: «Il nocciolo della manovra tuttavia non è nel ribasso dello 0,25 per cento del tasso operato dalla Bce, bensì nell’apertura di un gigantesco sportello: prestiti illimitati per la durata di 36 mesi a tutte le banche dell’Eurozona al tasso fisso dell’un per cento».
Quell’allentamento quantitativo del credito ha almeno quattro obiettivi, secondo Scalfari.
Primo: «Sblocca la circolazione del credito interbancario e favorisce con ciò la diminuzione dei tassi a breve e brevissima scadenza».
Secondo: «Consente alle banche di riprendere in grande stile l’erogazione dei prestiti alla clientela lucrando una forte differenza tra il costo dello sconto all’un per cento e il tasso di interesse parametrato sullo spread».
Il terzo obiettivo della Bce, «che per le banche è più opportuno chiamare occasione, concerne la partecipazione alle aste dei titoli pubblici. In questi ultimi mesi le banche erano molto restie ad accrescere il loro portafoglio-titoli, già ampiamente imbottito; le banche estere e i fondi di investimento erano anzi prevenuti negativamente verso i titoli italiani e spagnoli e se ne disfacevano nella misura del possibile. L’operazione-Draghi mira a invertire questo trend». Infine: «Una maggiore attività d’intermediazione delle banche significa anche un aumento delle prospettive di profitto e quindi migliori aspettative di dividendi per gli azionisti».
Tutto chiaro? Tutto bene? Mica tanto, secondo l’editore Carlo De Benedetti, che ha affidato al Sole 24 Ore di sabato 24 dicembre la sua opinione sull’allentamento quantitativo della Bce il 21 dicembre, elogiato da Scalfari. Ecco quello che ha scritto l’Ingegnere: «Anche l’ennesimo cannone ha sparato a salve. Il D-day è passato e ormai possiamo dire che l’operazione di liquidità a tre anni effettuata dalla Bce è passata senza alcun effetto sui mercati. Le Borse sono sempre lì, gli spread sono sempre più in tensione, il cambio euro/dollaro è fermo, l’oro è fermo: in sostanza un non evento». L’offerta dell’istituto di Francoforte, 489 miliardi, è stata del resto ripartita in ben 523 istituti, quindi nella media 1 miliardo a banca: «Questo era il cannone – conclude De Benedetti – Inevitabile che il suo effetto fosse deludente. Tanto più che l’afflusso massiccio delle banche che si sono messe in coda ha contribuito ad evidenziare una volta di più ai mercati la gravità dei problemi del settore bancario. Non è così che si uscirà da questa crisi di fiducia. Serve ben altro».