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 2011  dicembre 23 Venerdì calendario

MR. FACEBOOK VA A WALL STREET

NEW YORK - La notizia è da prima pagina: Mark Zuckerberg ha smesso le Adidas per calzare un paio di lussuosissime Brooks. È dai piccoli particolari che si giudica un fondatore. E il cambio di passo del giovanissimo papà di Facebook - 27 annie un patrimonio da 17,5 miliardi di dollari - è il segno che tutto è pronto per l’attesissima calata su Wall Street. Un’Ipo che potrebbe ridicolizzare quelle di Groupon, LinkedIn, Zynga e le altre beniamine della new economy - che per la verità in Borsa non stanno brillando. E portare la compagnia di Palo Altoa raccogliere 10 miliardi di dollari. Facendo volare la valutazione oltre i 100 miliardi: più del doppio di quanto ipotizzato all’inizio dell’anno da Goldman Sachs.
Le Brooks sono l’ultimo indizio della trasformazione. Zuckerberg ha finora resistito alla tentazione della Borsa: voglio concentrarmi sui prodotti, ha ripetuto, e non sul prezzo delle azioni. Le azioni, però, probabilmente sono già finite nelle mani di più dei 500 azionisti oltre cui - per legge - una compagnia è costretta a presentarsi al pubblico.E Zuckerberg siè arreso. Lo confessa lui stesso al Wall Street Journal che prevede lo sbarco per la seconda parte dell’anno prossimo: «Quando ho cominciato non avevo nessuna esperienza del genere: e siamo passati da 50 a 100 dipendenti fino alla forma attuale. Ma credo che il nostro management ormai abbia pieno controllo della situazione». Da due anni è arrivata da Google Sheryl Sandberg. Che oggi non è solo una dei tanti vicepresidente: è il braccio destro di Mark. Certo i 3mila impiegati restano pochissima cosa rispetto ai 30mila di Google o ai 90mila di Microsoft: può valere tanto un’azienda così piccola? Proprio al modello Microsoft punta l’ex ragazzo scontroso del film "Social Network": «C’è stato un periodo nella loro evoluzione in cui si dissero: vogliamo un computer sulla scrivania di tutti. Ecco: così voglio far crescere Facebook. Lavorando a una visione a lungo termine». La sua vice ha le idee più chiare: «Guardo a Procter & Gable - dice Sandberg - guardo a quel tipo di compagnia-icona che cambia il modo di muoversi nel mercato negli anni a venire: dobbiamo essere pronti per quando Mark sarà vecchio». Come Microsoft dopo Bill Gates, o Apple dopo Steve Jobs.
Per questo i manager di Facebook avrebbero già stilato i dettagli dell’Ipo. E si starebbero sottoponendo a finti interrogatori degli analisti per stanare ogni tipo di dubbio degli investitori. Chiedono a Zuckerberg: pensa davvero che Facebook sia la prossima "blue chip"? E lui prima si fa chiarire che cosa si intenda col termine: un’azienda con una reputazione nazionale di qualità, affidabilità e profittabilità - nel bello e nel cattivo tempo finanziario. E poi sbotta: «Nazionale? Spero che la nostra reputazione non sia solo nazionale...». 800 milioni di utenti nel mondo gli danno ragione: vedremo quanti "amici" Mister Facebook troverà a Wall Street.