Emilio Randacio, la Repubblica 23/12/2011, 23 dicembre 2011
EVASIONE E CORRUZIONE PRIMA CAUSA DEL DECLINO ORA L’ AUTHORITY PER BATTERLE
MILANO - Una authority per combattere la corruzione e l’ evasione fiscale, reati che garantiscono profitti illeciti per 150-200 miliardi l’ anno». È la proposta di Francesco Greco, da due anni procuratore aggiunto e responsabile del dipartimento dei reati finanziari. Alla procura di Milano è l’ ultimo componente ancora in servizio di quello che, dal 1992, è stato il pool di Mani pulite. Dottor Greco, il governo Monti ha annunciato che d’ ora in avanti ci sarà una lotta all’ evasione fiscale inflessibile, attirandosi le ire di chi ritiene che in questo modo si crea uno stato di polizia fiscale. Cosa ne pensa? «Sono scuse per mantenere le diseguaglianze sociali e garantire gli evasori. Le norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari sono importanti non solo per contrastare l’ evasione fiscale ma anche il riciclaggio e soprattutto la corruzione». Basteranno? «Per rendere maggiormente efficace l’ intervento e soprattutto garantirne l’ imparzialità anche dai governi, è necessario varare un’ Authority veramente indipendente che si occupi del coordinamento del contrasto alla corruzione, all’ evasione fiscale e al riciclaggio. È quello che tutte le convenzioni internazionali impongono e che noi abbiamo fatto fallire creando una Autorità anticorruzione che si è risolta nel solito inutile poltronificio giustamente eliminato da Tremonti». Sembra raggiunta, a livello politico, una comunità di intenti sulla necessità di contrastare corruzione e evasione fiscale. Quei temi che lei ha spesso sollevato in passato, oggi sembrano finalmente condivisi. «Per anni ho sostenuto, e non sono stato certo il solo, che la criminalità economica fosse la principale causa del declino del Paese e della sua crescita zero. Non è solo un problema di risorse che vengono a mancare ma soprattutto di diffusione di una cultura dell’ illegalità che inquina l’ amministrazione pubblica e l’ economia del Paese. Ritengo che ancora manchi la piena consapevolezza che si tratta di un’ emergenza che deve essere affrontata molto seriamente e con la stessa urgenza delle manovre economiche. Spero che le dichiarazioni di intenti dei nuovi ministri che oggi leggiamo siano effettivamente una vera inversione di tendenza». Ma cosa si dovrebbe fare? «Le organizzazioni internazionali, sin dagli anni 90, hanno indicato con esattezza il percorso nella lotta alla corruzione e al riciclaggio dei capitali illeciti. Ma le convenzioni non sono state ratificate e non si è mai intervenuti sui punti nevralgici del sistema, così come testualmente prescrivono le norme internazionali: la trasparenza della contabilità, la trasparenza dei flussi finanziari, il contrasto alle cricche, la prescrizione. Il risultato è che ogni anno lo Stato perde tra evasione fiscale e costi della corruzione dai 150 ai 200 miliardi di euro». Spesso si sostiene che si tratti di riforme lunghe e complesse. «Le norme della riforma sono state già scritte da tempo e giacciono da anni in Parlamento, dunque ogni ritardo esprime solo la volontà di non cambiare. Il vero rating del Paese si misura non solo sul debito pubblico ma anche sui livelli di concorrenza, legalità e trasparenza fiscale. E poi sulla effettività dell’ intervento della legge». Dottor Greco, la recente decisione del Csm che impone di ruotare i magistrati che occupano un ufficio da più di dieci anni sta devastando il primo e il secondo dipartimento della Procura di Milano, costringendo all’ allontanamento i magistrati più esperti che, in questi anni, hanno scritto la storia dell’ ufficio nel contrasto alla criminalità economica e che hanno permesso di recuperare ingenti risorse alle casse dello Stato. Cosa succederà ora? «Ragionevolmente, a prescindere dalla bravura di coloro che subentreranno, ci vorranno oggettivamente dai 5 ai 10 anni per ricreare lo stesso livello di professionalità. Si tratta di una perdita secca per lo Stato». Quali sono le ragioni di un’ inversione così secca nell’ organizzazione del lavoro e delle carriere? «È una norma di cui fatico a comprendere la ratio, soprattutto in un periodo nel quale tutti sostengono che occorre contrastare corruzione ed evasione fiscale. Si tratta di intervenire, con responsabilità, in materie estremamente complesse. Ci si dovrebbe chiedere quanto tempo ci vuole per formare un avvocato in questo settore, ovvero un alto dirigente della Consob, della Banca d’ Italia o dell’ Agenzia delle Entrate. Certo non meno di dieci anni. Ebbene, perché i magistrati dovrebbero essere diversi?»