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 2011  dicembre 23 Venerdì calendario

BERLUSCONI ORA È CALEIDOSCOPICO

È un Silvio Berlusconi dai molti visi, quello che si presenta in questi giorni prenatalizi. I volti che egli mostra, poi, non sono affatto coincidenti. Paiono, anzi, appartenere a persone diverse. C’è il Berlusconi che rivendica l’antica, solida amicizia con Umberto Bossi. C’è il Berlusconi che teme l’azione, giudicata deleteria, di Roberto Maroni.
C’è il Berlusconi che auspica l’intesa con l’Udc. C’è il Berlusconi che insegue il perduto accordo con la Lega. C’è il Berlusconi che apprezza o addirittura propugna la cabina di regìa per il governo. C’è il Berlusconi che nega l’esistenza di una maggioranza organica. C’è il Berlusconi che augura lunga vita al governo Monti. C’è il Berlusconi che vede le elezioni a breve. C’è il Berlusconi che rassicura il presidente del Consiglio. C’è il Berlusconi che si distacca dal governo. E via di Berlusconi in Berlusconi.
A motivare le troppe e contraddittorie facce del Cav sta il sentimento di totale confusione che lo anima. Anzi, ancor più in fondo c’è la sensazione d’impotenza e d’incapacità di agire. Oggi Berlusconi è consapevole di essere divenuto, da soggetto, oggetto della politica altrui. È costretto a recitare, nel teatrino della politica, un ruolo da caratterista, con Napolitano regista, Monti primattore, Bersani spalla, Casini attor giovane. Ne soffre, vorrebbe uscire da tale parte, tornare a dirigere lui la compagnia italica. Non soltanto non può, adesso, ma neppure sa come tornare a essere quel che era prima, o almeno a primeggiare, pur non sedendo a palazzo Chigi. Era uno, Berlusconi: oggi è centomila, ma rischia di essere nessuno, pirandellianamente.
In questa condizione di drammatica incertezza, di rabbia frenata, di consapevolezza dell’attuale insufficiente seguito popolare, Berlusconi fa quello che rimproverava ai politici dei tempi andati: tira a campare. Si consola lanciando qualche avvertimento, talvolta in pubblico, più spesso in privato, per minacciare crisi, urne, elezioni. Più sovente, deve adattarsi al ruolo, che certo non gli si addice, di sostenitore del governo: di fatto, l’esecutivo si regge sulle centinaia di parlamentari che ancor oggi fanno riferimento a lui. Così le giornate passano, senza reali prospettive, senza una politica chiara, tra il cattivo umore dei propri elettori (nemici giurati del governo), i velenosi distacchi della Lega, il barcamenarsi quotidiano dei propri colonnelli fintamente soddisfatti e quell’immagine di re travicello che, a onta di ogni buona volontà, fornisce co-stantemente il povero Angelino Alfano.