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 2011  dicembre 24 Sabato calendario

I «desaparecidos» d’Italia Ne spariscono 2 al giorno - Il passaggio dalla normalità al­la disperazione dura lo spazio di un frame

I «desaparecidos» d’Italia Ne spariscono 2 al giorno - Il passaggio dalla normalità al­la disperazione dura lo spazio di un frame . Un attimo prima­ripreso da una videocamera di sor­veglianza­ vedi tuo figlio in panta­loncini rossi e felpa blu che fa jog­ging in strada; un attimo dopo lo vedi sparire dall’inquadratura.Vo­latilizzato. Nessuno nota niente. È possibile rassegnarsi a una simile assurdità? No, non è possibile. Lo sa bene il padre di Roberto Straccia, lo studente universitario di 24 anni, di cui da 11 giorni si so­no perse le tracce. L’ultimo avvista­me­nto di Roberto risale a mercole­dì 14 dicembre, quando è uscito di casa alle 14.40, come al solito, per andare a fare footing sul lungoma­re di Pescara. Ha preso la direzio­ne nord verso Montesilvano e alle 14.42 è stato ripreso da una teleca­mera del porto turistico. Non è più rientrato e non ha dato notizie. Raccontano i suoi amici: «Di solito percorreva il lungomare, arrivava a una fontana in piazza Salotto, detta la «Nave di Cascella», dalla quale inizia il centro di Pescara, e poi tornava indietro». Quel merco­ledì non aveva con sé cellulare o documenti, solo la chiave di casa. La procura di Pescara, che sta coor­dinando le ricerche, ha chiesto al­la procura di Fermo l’acquisizione di un vecchio fascicolo di indagine su un presunto tentativo di suici­di­o che il ragazzo avrebbe compiu­to negli anni scorsi. Roberto, origi­nario di Moresco (Fermo), paese in cui la sua famiglia gestisce un’azienda agricola, è iscritto alla facoltà di Lingue dell’Università «D’Annunzio»di Pescara,città do­ve vive in un alloggio in affitto con altri studenti. Dal giorno successivo alla scom­parsa, il padre di Roberto segue passo passo le ricerche del figlio. È un uomo tutto d’un pezzo, il si­gnor Mario. Anche per questo è ri­masto male nel leggere sui giorna­li la storia del «passato tentativo di suicidio del figlio» («Una cosa mai accaduta», smentisce lui) e - so­prattutto - l’ipotesi secondo cui «dietro la sparizione di Roberto può esserci la mano di una organiz­zazione criminale interessata al­l’attività agricola della famiglia Straccia» («Un’autentica cretina­ta, considerato che la nostra non è un’azienda, ma un piccolo orto», precisa il signor Mario). Poi Mario Straccia alza gli occhi al cielo: «Mi auguro che tutto si ri­solva al più presto, anche perché il 28 dicembre è il compleanno di Ro­­berto, ma prima c’è una data anco­ra più importante, quella del pran­zo di Natale, al quale lui non è mai mancato».La speranza è che acca­da con Roberto, ciò che è accaduto il mese scorso a Roma, dove un gio­vane si era isolato in un bosco per un mese, ma poi ha fatto ritorno a casa. Dal primo gennaio 1974 al 30 giugno 2011 le persone scompar­se in Italia ancora da rintracciare sono 24.463, di cui 9.392 cittadini italiani e 15.071 cittadini stranieri. Una media di 661 scomparsi all’an­no, praticamente due al giorno. Il dato emerge dalla VII Relazione se­mestrale sul fenomeno delle per­sone scomparse, aggiornata al giu­gno 2011, predisposta dall’Ufficio del Commissario straordinario per le persone scomparse. Tra i de­saparecidos i maggiorenni sono 14.659 di cui 7.741 italiani e 6.918 stranieri. I minori sono, invece, 9.804, di cui 1.651 italiani e 8.153 stranieri. La differenza complessi­va, rispetto al dato rilevato al 31 di­cembre 2010 è di 287 unità in più, mentre rispetto al 30 giugno 2010, la differenza è di 697 unità in più. A questi si aggiungono gli italiani si­curamente scomparsi all’estero, in totale 145 dei quali 126 maggio­renni, 3 in più rispetto al dato del 31 dicembre 2010, mentre resta confermato in 19 unità il dato riferi­to ai minori. Preziosa in questo campo è an­che l’attività dell’associazione Pe­nelope, impegnata nell’assisten­za delle famiglie delle persone scomparse. Di Penelope (che col­labora strettamente col program­ma Chi l’ha visto? , dal cui sito ab­biamo tratto le foto qui a fianco) fa parte pure Gildo Claps, il fratello di Elisa, la studentessa potentina uccisa da Danilo Restivo: «I fami­liari delle persone scomparse vivo­no una situazione peggiore di chi ha la certezza che il proprio caro è morto. Dubbi e incertezze posso­no far male più di un lutto». Recentemente è stato tracciato anche una sorta di rapporto psico­logico sui motivi che spingono le persone a lasciare volontariamen­te casa e famiglia. Al primo posto ci sono «tracolli finanziari» dovuti a «separazioni coniugali» o «perdi­te di lavoro»; seguono «stati de­pressivi » e «delusioni sentimenta­li ». Quasi sempre (80%) si tratta di decisioni «irreversibili»: solo il 10% viene infatti ritrovato o deci­de di ritornare sui propri passi, mentre di un altro 10% si perdono completamente le tracce. Fino a quando riappare un cada­vere senza nome. Che qualcuno sta già piangendo da anni.