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 2011  dicembre 24 Sabato calendario

Ora Erdogan e Sarkò si rinfacciano genocidi - Far gli statisti con i genocidi de­gli altri può sembrar assai como­do

Ora Erdogan e Sarkò si rinfacciano genocidi - Far gli statisti con i genocidi de­gli altri può sembrar assai como­do. Ed assai facile. Soprattutto quando sul tavolo ci sono un’ele­zione presidenziale dall’esito in­certo e il voto di 500mila elettori di origine armena. Ma può anche ri­velarsi un pericoloso boomerang. Nicolas Sarkozy se ne sta accor­gendo all’indomani del via libera dell’Assemblea Nazionale alla di­scussa legge che- se anche il Sena­to confermerà - punirà con il car­cere chiunque neghi il genocidio armeno. A far capire al presidente francese quanto sia rischioso gio­care con la storia nazionale altrui ci pensa il premier turco Recep Tayyip Erdogan. Dopo aver ordi­na­to l’immediato rientro dell’am­basciatore a Parigi, la cancellazio­ne di ogni prossimo incontro con i rappresentanti politici francesi e il blocco di ogni collaborazione militare il presidente turco ripaga lo spregiudicato Sarkò con la stes­sa moneta accusando la Francia d’incitare all’odio verso i musul­mani e imputandole il genocidio degli algerini. «La Francia ha mas­sacrato a partire dal 1945 il 15 per cento della popolazione algerina questo è il vero genocidio» - di­chiara un infuriato Erdogan ag­giungendo che il voto «dimostra chiaramente il livello di pericolo­sità al cui stanno arrivando razzi­smo, islamofobia e discriminazio­ne in un paese co­me la Francia do­ve vivono cinque milioni di musul­mani ». Ma l’esternazione più urticante è quella riservata alla famiglia del presidente Nicolas Sarkozy. A sen­tir il primo ministro turco, Sarkozy padre avrebbe partecipa­to alla guerra d’Algeria combat­tendo con la Legione straniera e dovrebbe quindi aver raccontato al figlio gli orrori commessi dalle truppe francesi. L’insinuazione costringe l’anziano Sarkozy se­nior a presentarsi davanti alle tele­visioni per ricordare di aver tra­scorso solo quattro mesi nella Le­gione e di non aver mai messo pie­de in Algeria. Serve a poco. La sti­lettata di Erdogan è solo il segnale del livello a cui stanno precipitan­do i rapporti tra due nazioni e due leader protagonisti - fino a 48 ore prima - di relazione complesse, ma cruciali. Tra l’aspirante De Gaulle e l’apprendista sultano le cose non sono mai filate lisce. An­che perché Sarkò è da sempre uno dei principali oppositori dell’en­trata di Istanbul nell’Unione Euro­pea. Nondimeno i due sono più volte scesi a patti. Lo si è visto du­rante l’intervento della Nato in Li­bia quando l’addio di Erdogan a Gheddafi, da sempre vicino al pre­mier turco, ha di fatto segnato la fi­ne del rais. Lo si stava vedendo an­che nell’ambito della complessa questione siriana. Su quel fronte Istanbul e Parigi lavoravano assie­m­e a un progetto di corridoio uma­nitario indicato da molti come la premessa per un nuovo interven­to Nato. Anche a livello economico i rap­porti tra una Francia in recessione e una Turchia in pieno boom non sono proprio noccioline. Sul suo­lo turco lavorano più di mille aziende francesi e l’insieme degli scambi commerciali supera i 12 miliardi di euro. Buttare tutto alle ortiche per mezzo milione di voti non sembra proprio la scelta più il­luminata. E neppure quella in gra­do di garantire una facile rielezio­ne. Il primo a rendersene conto è Sarkozy costretto, contrariamen­te alla sua tempra, a reagire con pa­rol­e assai misurate al fuoco di sbar­ramento turco. «Rispetto il punto di vista degli amici turchi, sono un grande paese e una grande civiltà, ma anche loro devono rispettare il nostro - frena Sarkozy- la Fran­cia non da lezioni, ma non è nep­pure disposta ad accettarne». L’autentico imbarazzo di una Francia consapevole di aver tirato troppo la corda traspare però dal­le dichiarazioni del ministro degli esteri Alain Juppe. «Certe dichia­razioni- ammette Juppe- sono sta­te eccessive e il voto della legge sul genocidio è senza dubbio arrivato nel momento sbagliato».Come di­re «scusate siam francesi, anche stavolta abbiamo esagerato».