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 2011  dicembre 24 Sabato calendario

Festa finita allo sportello: così cambia il lavoro più invidiato dagli italiani - Lavorare in banca,l’approdo in­seguito da più di una generazione come simbolo di ascesa sociale al punto da ispirare una canzone ai Gufi

Festa finita allo sportello: così cambia il lavoro più invidiato dagli italiani - Lavorare in banca,l’approdo in­seguito da più di una generazione come simbolo di ascesa sociale al punto da ispirare una canzone ai Gufi. «Io vado in banca» a «stipen­dio fisso così mi piazzo e non se ne parla più» verseggiava Nanni Svam­pa nel 1966, quando un bancario poteva permettersi l’acquisto di una utilitaria quasi con il solo pre­mio di produzione. Ora non è più così, ma seguire dallo sportello bo­nifici e prelievi degli italiani conti­nua ad assicurare una busta paga superiore in media di un terzo ri­spetto a quella che riceve un me­talmeccanico o un addetto del Commercio. Basta questo dato per capire per­ché l’Abi, l’associazione delle ban­che italiane, ha ingaggiato un duro confronto con i sindacati per sgre­tolare alcuni dei «diritti» acquisiti. Il rinnovo del contratto oggi in di­scussione prevede il taglio del 20% del sala­rio di ingresso dei nuo­vi assunti e di quello degli addetti delle atti­vità esternalizzate che gli istituti di credi­to sono pronti a ripor­tare in casa. Un esem­pio per tutti, il call cen­ter che almeno una volta nella vita ha co­stretto tutti noi a lun­ghi­dialoghi con la finta cortesia del­le voci registrate e dei menu a scelta multipla. L’obiettivo dell’Abi di Giuseppe Mussari è nitido: abbas­sare il costo del lavoro per avvici­narlo a quello delle Poste di Massi­mo Sarmi, che con il Banco Posta dà filo da torcere soprattutto sulla clientela orientata al low cost. Un bancario alla prima esperienza, quello che il contratto definisce un« apprendista», guadagna in media 1.200 euro per 13 mensilità, cui ag­giungere l’indennità di cassa da «terminalista» (200 euro circa) che è però difficilmente utilizza­ta dal momento che il singolo è tutelato da specifiche polizze as­sicurative di matrice sindacale che rispon­dono fino a un am­manco di 10mila eu­ro. Non solo: il banca­rio può contare su 20 giorni di ferie, che lie­vitano a 25 dopo 10 anni di anziani­tà, e su 4/5 giorni di festività sop­presse. Le stesse che l’Abi vuole ora sospendere insieme a un giro di vi­te sugli orari, oggi di tutto comodo, per dare la possibilità alle filiali di te­nere aperto fino alle dieci di sera. Ad alleggerire la vita del bancario ci sono poi i permessi orari e a dargli una sostanziosa mano economica i contratti integrativi aziendali che negli opulenti anni Ottanta equiva­levano ad altri 2.500-3.000 euro. Oggi la situazione è molto cam­biata ma, grazie a un po’ di fantasia e al ricorso a mezzi di retribuzione alternativi come buoni benzina o di altro tipo, continuano a tradursi in una mensilità aggiuntiva. Senza contare che le pensioni sono più che rotonde, anche grazie ai fondi integrativi, e a una cassa di previ­denza che vede e provvede per ogni problema di salute fino a 200mila euro. Il motivo è un contratto forte, co­sì come- sia chiaro- quello di cui go­dono altre categorie professionali, compresa quella cui appartiene l’estensore di questo articolo.A co­struire il muro dei contratto banca­rio sono stati mattone su mattone i sindacati: il credito è infatti uno dei pochi settori dove all’azione delle ex confederali (Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Uilca-Uil)perlopiù impegna­te al mantenimen­to del potere d’ac­quisto degli stipendi rispetto all’in­flazione, si è sommata l’azione del­la Fabi, il sindacato più rappresen­tativo del comparto, e quella di al­tre sigle minori autonome. Non so­lo, laddove il contratto nazionale si depotenziava i sindacati recupera­vano a livello aziendale. Dove è sta­ta ottenuta, oltre all’ampia stabiliz­zazione dei precari, la staffetta ge­nerazionale padre-figlio in forme più o meno conclamate. Ad accor­di si deve anche il mantenimento di alcune liberalità aziendali come il vantaggio di pagare tassi di inte­resse di favore su mutui e prestiti. Ma anche il lavoro del bancario è cambiato: finita l’epoca della spe­cializzazione spinta in filiale (ad­detto titoli, fidi, bilanci) ora le case­madri chiedono una figura univer­sale­e adatta a una struttura orizzon­tale e per comparti che fa dialogare l’addetto in filiale direttamente con il capo area dello specifico set­tore, che a sua volta risponde alla di­rezione generale. Così il direttore di filiale, che nei casi di maggiore in­quadramento (quadro direttivo di 4 livello) può percepire 3.500 euro netti al mese, è diventato più che al­tro un grande organizzatore.