Tommaso Montesano, Libero 23/12/2011, 23 dicembre 2011
SOBRIETÀ AL GOVERNO
Un ministro e una casa al Colosseo. No, stavolta Claudio
Scajola e il contestato appartamento di via del Fagutale non c’entrano nulla. L’immobile finito al centro del caso svelato ieri dal Corriere della Sera, in questo caso, si trova sempre nella “fascia centrale Monti”, ma in via del Monte Oppio numero 12. Al primo piano. Cinque vani di proprietà di Filippo Patroni Griffi, il successore di Renato Brunetta alla guida del ministero della Pubblica amministrazione. Una casa, insieme agli altri appartamenti del palazzo, oggetto qualche anno fa di una battaglia giudiziaria tra l’Inps, titolare dello stabile, e gli inquilini. Oggetto del contendere: lo sconto complessivo del 43% sul prezzo di vendita che i secondi rivendicavano e che l’istituto di previdenza non era disposto a concedere in nome del «pregio» dell’immobile.
Alla fine, dopo oltre quattro anni di duelli a colpi di carta bollata davanti a Tar, Consiglio di Stato e Corte costituzionale, hanno avuto ragione Patroni Griffi e i suoi colleghi inquilini. Che sono diventati proprietari di appartamenti a due passi dal Colosseo pagandoli 2.375 euro al metro quadrato contro i 3.900 euro valutati dall’Agenzia del territorio, l’ex catasto.
La lotta inizia nel 2001, quando l’esecutivo di Silvio Berlusconi opta per la vendita dei beni degli enti previdenziali. E tra gli appartamenti di proprietà dell’Inps destinati alla cessione ci sono anche quelli di via del Monte Oppio numero 12. Il sistema delle cartolarizzazioni prevede per gli inquilini la possibilità di acquistare l’immobile con il 30% di sconto più un’ulteriore riduzione del 13% in caso di vendita in blocco. C’è, però, un’eccezione: gli sconti spariscono se il palazzo è considerato «di pregio». Proprio quello che accade allo stabile di proprietà dell’Inps, messo sì in vendita, ma inserito, con un decreto ministeriale del 1° aprile 2003, nell’elenco degli immobili pregiati perché «ubicato nel centro storico e perché di valore di mercato superiore a 3.750 euro al metro quadrato».
GUERRA DI RICORSI
Gli inquilini, però, non ci stanno a rinunciare allo sconto. Così decidono di ingaggiare una battaglia legale. Prima mossa: il ricorso al Tar. Gli avvocati, tra cui figura, come ricorda Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, anche Carlo Malinconico, attuale sottosegretario di Palazzo Chigi (affiancato da Andrea Guarino, figlio dell’ex ministro dc Giuseppe), trovano gli argomenti giusti.
E i giudici amministrativi danno ragione ai ricorrenti. Stavolta, però, è l’Inps a non starci. L’istituto di previdenza contrattacca chiamando in causa il Consiglio di Stato. A Palazzo Spada, Patroni Griffi lo conoscono bene: in quel periodo è consigliere. Due anni prima, lo era anche Malinconico. Il confronto è serrato,
ma il secondo grado della giustizia amministrativa, relatore Roberto Chieppa, fresco di indicazione come segretario generale dell’Antitrust, dà ragione agli inquilini: il palazzo dove sono in affitto non può essere inserito nella lista dei beni di pregio. E questo perché il palazzo «è in stato di degrado e necessita di interventi di restauro». Battaglia conclusa? Macché. Nel 2005, la legge numero 248 stabilisce che il palazzo di via del Monte Oppio non è più in vendita. La giostra riparte. La nuova fermata è al palazzo della Consulta. A chiamare in causa la Corte costituzionale sono naturalmente gli inquilini, che chiedono la cancellazione della legge. Oltre un anno e mezzo dopo la Consulta, sotto la presidenza di Franco Bile, scioglie la riserva: Patroni Griffi e i suoi colleghi affittuari hanno ragione e pertanto il palazzo in zona Colosseo deve tornare sul mercato. A prezzi di
saldo.
IMBARAZZO IN SILENZIO
È un affare. Oggi comprare una casa da quelle parti, infatti, costa tra i 5.500 e i 7.100 euro al metro quadrato. Mentre il ministro l’ha acquistata per meno della metà. Risultato: quell’appartamento è considerato alla stregua di una casa popolare, secondo Panorama di categoria A/4, con una rendita catastale di 865,07 euro. Con la conseguenza di far pagare anche meno Imu, la nuova Ici introdotta dal governo Monti, al ministro.
E i diretti interessati cosa dicono? Contattati da Libero, preferiscono tacere. A Palazzo Vidoni fanno sapere che il ministro Patroni Griffi «non ha ancora nominato il portavoce e comunque adesso non è neanche in sede». Stessa musica da Palazzo Chigi, dove lo staff di Carlo Malinconico comunica che «il sottosegretario è impegnato in lunghe riunioni e quindi impossibilitato a fare i riscontri necessari».