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 2011  dicembre 22 Giovedì calendario

Latina e quelle città scontente che vogliono (ri)farsi un nome - Cacciucco in un’osteria del«Vil­laggio Costanzo Ciano» a Livorno, trasferta di lavoro al «Villaggio della rivoluzione fascista» a Bologna e weekend al mare a Mussolinia di Sardegna

Latina e quelle città scontente che vogliono (ri)farsi un nome - Cacciucco in un’osteria del«Vil­laggio Costanzo Ciano» a Livorno, trasferta di lavoro al «Villaggio della rivoluzione fascista» a Bologna e weekend al mare a Mussolinia di Sardegna. Sarebbe stata una perfet­ta settimana movimentata in pieno Ventennio, quando anche la geo­g­rafia era fascista e Latina si chiama­va Littoria. Oggi, a quasi 70 anni dal­la rimozione di ogni toponimo du­cesco, Littoria potrebbe tornare sul­l’atlante. Già, perché un comitato di cittadini ha promosso un referen­dum per tornare al passato, in no­me della storia e della democrazia. Sia la popolazione a decidere. Latina non è certo l’unica città a ri­farsi la carta d’identità. Perché se ­come scriveva Baudelaire - «la for­ma delle città cambia più in fretta del cuore dei cittadini», i nomi non sono meno rapidi. Invasioni, evolu­zione della lingua (Canton che im­provvisamente nei tabelloni degli aeroporti diventa Guangzhou get­tando nel panico i viaggiatori spae­sati), personaggi illustri o interessi di basso cabotaggio: ogni motiva­zione è buona. Dall’antica Bisanzio-Costantinopoli-Istanbul, alla cele­bre Pietroburgo-Pietrogrado-Le­ningrado­San Pietroburgo, il topo­nimo è mobile qual piuma al vento. I tiranni, ad esempio, hanno una passione per le città-propaganda. Santo Domingo fu per un trenten­nio Ciudad Trujillo, Saigon diven­ne Ho-Chi-Minh City dopo il ritiro americano dal Vietnam, Volgograd passò agli annali come Stalingrado. Tanti anche i monumenti funebri urbanistici: dal pensierino della Ddr, che dedicò al padre del comu­nismo Karl Marx Stadt (oggi Chem­nitz) a quello dell’Argentina, che «reintestò» La Plata come Ciudad Eva Perón. Sic transit gloria urbis . Altro discorso quello sul rifiuto del colonialismo e sulla riscoperta delle radici ataviche. Così in India l’eredità europea di Bombay,Bena­res o Calcutta è stata spazzata via da toponimi «indigeni» come Mum­bai, Varanasi o Kalkata, mentre in Sudafrica la capitale boera Pretoria - dopo decenni di apartheid - assu­merà nel 2012 il nome di Tshwane. Una maniera come un’altradi esor­cizzare ferite di secoli e di rimuove­re dolorose discriminazioni. Come quella dei baschi, che sotto il fran­chismo videro le loro città assume­re nomi spagnoli (Donostia diven­tò San Sebastian, Gasteiz diventò Vi­toria); o come la guerra civile in Ir­landa del Nord, che riecheggia nel­la città bifronte: Derry (per i cattoli­ci) e Londonderry (per i protestan­ti). Oltre ai massacri, alla tradizione (Edo si rinominò Tokyo quando fu eletta capitale del Giappone) e ai grandi dell’umanità a cui rendere omaggio (chissà se Churchill sareb­be stato contento del «suo» paesino nei boschi del Canada), però, la to­ponomastica oggi cambia più che altro per interesse. Così Staines, in Inghilterra, ha aggiunto la dicitura «upon-Thames» per differenziarsi dalla location immaginaria di un film satirico; mentre Eu, in Norman­dia, si è ribattezzata Ville d’Eu per­ché sui motori di ricerca il nome era introvabile e confuso con l’Unione europea. L’era digitale ha anche spinto la capitale del Kansas To­peka a chiamarsi per un giorno «To-Pikachu» (spot ai Pokemon) e per un mese «Google». Fenomeno ag­ghiacciante e limitato agli Stati Uni­ti, il toponimo a tempo è frequente: Halfway diventò «Half.com», men­tre c’è chi cambia nome in occasio­ne del Superbowl o per pubblicizza­re la bibita Dr. Pepper (Dublin, Texas). Soldi e turismo con buona pace delle radici. Così Hot Springs, nel New Mexico, divenne «Truth or consequence» per copiare il titolo di una trasmissione tv negli anni ’50; Mauch Chunk diventò «Jim Thorpe» dopo munifici accordi con la vedova dell’atleta; Ismay, nel Montana, divenne «Joe» in onore del quarterback Joe Montana; Nor­th Tarrytown diventò Sleepy Hol­low per celebrare la macabra leg­genda del cavaliere decollato. Roba da americani? Non solo. Perché in Italia Sciacca pensa di cambiare in Sciacca Terme per atti­rare i turisti del benessere, mentre Porto Empedocle ha ufficialmente assunto il secondo nome di Vigata, luogo simbolo dei best-seller di Montalbano. E se questa è la logica a cui si deve piegare la geografia, al­lora viene da rimpiangere persino Littoria. Che sarà anche stato un no­me da camerati, ma almeno era il se­gno di un’identità fatta di bonifiche e malinteso senso di grandezza. Sempre meglio di un cartellino con un prezzo sopra.