Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 24 Sabato calendario

“Attacco annunciato Al regime fa comodo” - Una manipolazione del regime siriano per confermare la sua versione del complotto ordito dall’estero contro il Paese, per alimentare i timori nei confronti del terrorismo di matrice qaedista e sabotare la missione degli osservatori della Lega Araba: è questa in sintesi l’impressione di alcuni analisti mediorientali circa il duplice attentato compiuto da attentatori suicidi a Damasco e subito attribuito dalle autorità a miliziani di Al Qaeda

“Attacco annunciato Al regime fa comodo” - Una manipolazione del regime siriano per confermare la sua versione del complotto ordito dall’estero contro il Paese, per alimentare i timori nei confronti del terrorismo di matrice qaedista e sabotare la missione degli osservatori della Lega Araba: è questa in sintesi l’impressione di alcuni analisti mediorientali circa il duplice attentato compiuto da attentatori suicidi a Damasco e subito attribuito dalle autorità a miliziani di Al Qaeda. Dopo circa un minuto dalla diffusione della prima notizia degli attacchi, la tv di Stato siriana e l’agenzia ufficiale Sana riferivano che «secondo le prime indicazioni membri di Al Qaeda sono coinvolti negli attentati terroristici». Una tempestività che - secondo Saad Kiwan, editorialista libanese, esperto di questioni siro-libanesi - lascia adito a dubbi: «Sono stati forse i soccorritori a raccogliere prove per puntare il dito su Al Qaeda?». Kiwan ricorda come i media ufficiali di Damasco e quelli libanesi vicini al regime siriano da giorni abbiano dato ampio risalto alle dichiarazioni del ministro della Difesa libanese, Fayez Ghosn, circa l’infiltrazione di miliziani di Al Qaeda in Siria attraverso la regione libanese a maggioranza sunnita dell’Aarsal. Ghosn fa parte di un esecutivo dominato dal movimento sciita Hezbollah e comunque vicino a Damasco. «Le dichiarazioni del ministro sono servite a preparare il terreno mediatico per l’attentato», afferma Kiwan, secondo il quale «è molto difficile riuscire a compiere attacchi nel cuore della capitale, in un quartiere così controllato dai servizi di sicurezza». Perplessità sono sollevate anche da Mahjub Zweiri, professore di Storia del Medio Oriente all’Università del Qatar e titolare di un dottorato ottenuto in Iran: «Al Qaeda solitamente colpisce per uccidere il maggior numero di civili. Gli attacchi di Damasco sono stati compiuti di venerdì (giorno di riposo settimanale in Siria) quando le strade e gli uffici governativi sono meno affollati». Secondo Zweiri, sospetta è anche «la coincidenza tra gli attentati e l’arrivo della prima squadra di osservatori arabi». Nel venerdì, ormai consueto giorno delle proteste anti-regime, l’avanguardia di osservatori giunti giovedì sera a Damasco è stata accompagnata dalle autorità locali sul luogo del duplice attentato, mentre a Homs e Idlib nel Nord-Ovest curdo, a Daraa e in alcuni sobborghi della stessa capitale giungevano notizie dell’uccisione di una ventina di civili nella repressione compiuta dalle forze lealiste. Il ministro degli Esteri Walid al Muallim nei giorni scorsi aveva accennato ai pericoli cui si esporranno gli o s s e r v a t o r i : «Avranno piena libertà di movimento. Noi diremo loro quali sono le zone sicure e quali no». Di fronte a un simile attentato, riprende Kiwan, «il regime manda un segnale agli osservatori, avvertendoli di stare lontani dalle sedi dei servizi di sicurezza» dove, secondo rapporti di ong siriane e internazionali, sono detenuti migliaia di civili. Per Abdel Karim Rihawi, presidente della Lega per la difesa dei diritti umani in Siria, «in uno dei due attentati sono morti decine di prigionieri dell’Intelligence militare».