Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 24 Sabato calendario

Wall Street manda gli 007 a studiare la crisi cinese - Sono al lavoro da mesi, impegnati a raccogliere ogni indizio utile, a visionare ogni giuntura della mastodontica ossatura del Dragone

Wall Street manda gli 007 a studiare la crisi cinese - Sono al lavoro da mesi, impegnati a raccogliere ogni indizio utile, a visionare ogni giuntura della mastodontica ossatura del Dragone. Sono gli 007 arruolati dai fondi speculativi, «task force» inviate sul territorio cinese con l’obiettivo di raccogliere dati, filtrarli, ed elaborarli per consentire la formulazione di strategie a prova di crisi. Sempre più spesso basate su scommesse al ribasso. Perché lo tsunami finanziario dopo aver travolto Stati Uniti ed Europa, farà rotta verso l’Estremo oriente. Ne sono convinti molti hedge fund che da mesi inviano i loro 007 a Shenzen, Guangzhou o Pechino per capire di che magnitudo possa essere il rischio cinese. Emerging Sovereign Group, il fondo controllato per il 50% dal private equity Carlyle, ha spiegato al Financial Times di aver parlato chiaro ai propri clienti: «Pensiamo che il prossimo atto della crisi andrà in scena in Oriente», nonostante le misure aggressive varate dal governo cinese per far fronte alla recessione. C’è da temere, commentano gli analisti, non solo perché Esg è un’autorità in materia (ha fiutato prima di altri la crisi in casa euro). Ma anche per la volatilità degli indicatori: l’indice Shanghai Composite da aprile ha registrato una contrazione del 27%, il Pil cinese ha rallentato la corsa dal 10,4% del 2010 al 9,2% del 2011, e le previsioni per il 2012 lo danno a +8,3%. Si è contratto il rapporto tra consumi privati e crescita, mentre le fonti di finanziamento si sono ridotte, per non parlare delle perdite di novembre registrate dal manifatturiero. «Questo può dare un’idea delle dimensioni della debolezza», dicono gli strateghi di Brevan Howard, hedge fund con 32 miliardi di asset gestiti, secondo cui il problema è costituito anche dai dati governativi che offrono solo una visione parziale. Ecco così che per far fronte ai lati oscuri della comunicazione pechinese - spiega Ft - alcuni fondi come Glg Partners hanno arruolato squadre di 007 da inviare sul territorio. A pensar male del resto non si sbaglia del tutto: c’è chi a scommettere contro la Cina ci ha guadagnato e come, specie nell’ultimo anno. Ariose China Growth Fund, ad esempio, ha registrato un rimbalzo del 35% nei ricavi, mentre Hugh Hendry, il guru scozzese di Eclectica Asset Management che con il suo «China Short» ha messo a segno un +52%. Come? Puntando al ribasso su titoli del settore automobilistico ma soprattutto immobiliare. Il «real estate» sembra essere il tallone d’Achille della seconda economia mondiale, anche perché rispetto agli Usa, dove sono stati privilegiati i consumi, le risorse finanziarie liberate dal governo cinese sono confluite per la gran parte in infrastrutture e mattone, generando effetti inflattivi. Da qualche tempo però si sta registrando un calo nel valore degli immobili, un’ombra sull’orizzonte economico nazionale e non solo. Tanto da permettere ad Hendry di conquistare l’appellativo di nuova Cassandra per il video girato nel 2009 in un distretto finanziario di Guangzhou desolato, tra grattacieli quasi vuoti e palazzi semideserti. La sua clip è cliccatissima su YouTube. Nel 2011 degli spazi adibiti ad uso ufficio risultano vuoti il 14% a Shanghai e il 9% a Pechino, mentre «le vendite immobiliari a settembre e ottobre, i mesi di maggior fermento, sono calate dal 40 al 60% su base annuale», avverte James Chanos, fondatore del fondo Kynikos Associates. Il gestore di origini elleniche è convinto che la bomba cinese sarà mille volte più potente di quella di Dubai e per questo ammonisce le agenzie di rating per i «giudizi rosei» elargiti al Dragone: «Attenti l’hard landing della Cina è già cominciato». E questa volta Pechino sembra poter far poco rispetto al 2008, spiega Gordon Chang, autore de «Il prossimo collasso della Cina». Il paese sta andando incontro a una transizione politica come ne avvengono una ogni dieci anni, «destinata a proseguire sino al 2014 quando la nuova leadership si sarà stabilmente insediata». Questo - secondo Chang - crea una semiparalisi ai vertici di Pechino per la quale i «tecnocrati possono adottare solo modeste misure destinate a rivelarsi inadeguate».