ALBERTO MATTIOLI, La Stampa 22/12/2011, 22 dicembre 2011
“Non canterò mai più in Italia” - È un po’ come per Napoleone o per Zidane. Il giudizio cambia a seconda della parte delle Alpi dalla quale li si guarda
“Non canterò mai più in Italia” - È un po’ come per Napoleone o per Zidane. Il giudizio cambia a seconda della parte delle Alpi dalla quale li si guarda. Per i francesi, Roberto Alagna è una specie di eroe nazionale, il «loro» tenore. Per gli italiani, è soprattutto il Radames che scappò dalla Scala ad Aida iniziata, rimpiazzato a sipario aperto da un cover in jeans. In ogni caso, non lascia indifferenti. In teoria, nell’intervista dovrebbe presentare il suo ultimo disco, Pasion , una raccolta di hit sudamericane tipo Cielito lindo , Besame mucho e via latineggiando. In pratica, in modo sempre, come dire?, intensamente tenorile, parla inarrestabile e alluvionale per un’ora di fila di tutto e di tutti. Segue una selezione. Alagna, perché Pasion ? «Perché è musica che mi piace. Fatta per ballare: impossibile ascoltarla da seduto». E per cantarla? «Non funziona con una voce d’opera. Si può usare una voce impostata, ma non troppo "spessa" e potente». Voi tenori non la smetterete mai di cantare questa roba? «Perché non dovremmo? La voce del tenore è la voce popolare per eccellenza». Ma non è che Pollini si metta a suonare Bacharach. «Però Barenboim suona anche i tanghi. La realtà è che io prima di essere un tenore sono un appassionato. E la musica mi piace tutta». Infatti, anche all’opera canta di tutto. «Ho appena deciso di accettare Admète nell’ Alceste di Gluck. Il repertorio si allarga. Faccio ancora le "mie" opere, La Bohème , Faust , Elisir . Ma ho cantato Le Cid di Massenet e inciso Fiesque di Lalo. Sono già decisi Les Troyens eL’africaine ». EOtello ? «Nel ‘13, all’Arena di Nimes, regia di mio fratello». Su quello che successe alla Scala la sua versione e quella del teatro divergono. «Stavo male, ho rischiato di lasciarci la pelle. Sono uscito perché avevo un calo di zuccheri. Li avevo avvisati: può capitare, esco, fate un annuncio, rientro e canto. Sarebbe stato un trionfo. Invece mi hanno tradito». Vabbé. Ma adesso i rapporti con la Scala come sono? «Lissner mi ha telefonato, ogni tanto mandano qualcuno a sentirmi. Ma, finché non sarò riabilitato, alla Scala non canterò più. Anzi, non canterò più in Italia». Addirittura! «Lo scriva, per favore: non ho nulla contro il pubblico italiano. Ce l’ho con la stampa, che mi ha trascinato nel fango. Io sono figlio di italiani e mi sono sentito tradito». Non è un po’ troppo divo? «Ma il divo all’opera ci vuole! In Italia mancano i divi e infatti l’opera è rovinata. State distruggendo quel che avete inventato. Troppo spazio e troppa attenzione per il direttore. E’ come se si andasse allo stadio per vedere l’arbitro». A proposito di divi: come va il suo matrimonio con Angela Gheorghiu? «Come tutte le coppie, abbiamo alti e bassi». Ma siete ancora una coppia? «Certo! Abbiamo solo separato le carriere». Sua moglie ha inciso un disco dove duetta con la Callas. Approva? «Non ero molto d’accordo. Ma non do mai consigli. Come diceva Di Stefano: non datemi consigli, so sbagliare da solo». Chi le piace dei colleghi tenori? «Tutti». Così è troppo facile. Faccia i nomi. «Vargas, Alvarez, Grigolo, Kaufmann, Calleja, Beczala. A differenza di quel che molti dicono, per i tenori è un buonissimo momento: non ce ne sono mai stati tanti di alto livello». Che fa quando non canta? «Niente, non faccio niente. Il calcio, le macchine, la tecnologia: non m’interessano. M’interessa la musica. Io ho una passione e una sola». Una Pasion , diciamo. «Appunto».