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 2011  dicembre 22 Giovedì calendario

La crescita italiana va in rosso - Tocca prepararsi al “double dip”, il doppio tuffo. Ma non è il caso di indossare un costume da bagno: perché al posto della piscina c’è - di nuovo, dopo quella di fine 2009 - la recessione

La crescita italiana va in rosso - Tocca prepararsi al “double dip”, il doppio tuffo. Ma non è il caso di indossare un costume da bagno: perché al posto della piscina c’è - di nuovo, dopo quella di fine 2009 - la recessione. Nel terzo trimestre 2011, dice l’Istat, il prodotto interno lordo italiano è sceso dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Resta, magra consolazione, un +2% su base annuale (confrontando, cioé, il terzo trimestre 2011 contro il terzo trimestre 2010). Tecnicamente non si può parlare di recessione (servono due trimestri negativi consecutivi) ma è chiaro che l’economia volge al peggio. Certificando il dato dell’ultimo trimestre, infatti, l’Istat ha anche corretto al ribasso la crescita tendenziale dei primi due trimestri dell’anno. Già nelle scorse settimane le previsioni dei principali centri studi italiani (da Confindustria in giù) hanno tratteggiato scenari foschi tanto per l’ultimo trimestre di quest’anno che per il primo del 2012. In entrambi i casi la crescita italiana è prevista negativa. E ieri l’Abi, l’associazione delle banche italiane, ha preannunciato un «quadro recessivo» per il 2012 e una «situazione di sostanziale stagnazione» per il 2013. La crescita complessiva, secondo gli analisti dell’Abi non supererà lo 0,6% nel 2011, scenderà dello 0,7 nel 2013 e recupererà allo 0,2% solo nel 2013. La politica del rigore, naturalmente, pesa sulle prospettive di crescita. Secondo l’Abi il decreto Salva Italia appena varato dal governo produrrà una riduzione della crescita di quattro decimi tra 2012 e 2013. Per il 2011 nel suo complesso i numeri dell’Istat parlano di una crescita dello 0,5%: bisognerà aspettare fine anno se è andata davvero così (e allora, comunque, la minicrescita sarà annullata rapidamente nei mesi successivi. Il confronto con gli altri principali Paesi segnala una Italia che arranca. Tutti, a differenza del nostro Paese, crescono su base congiunturale, mentre a livello tendenziale ad arretrare c’è solo il Giappone. Che però a marzo se l’è vista con una catastrofe senza precedenti: il terremoto, lo tsunami conseguente, il dramma delle fabbriche - e delle centrali nucleari - chiuse. Il fatto è che in Italia, sottolinea l’Istat «tutte le componenti della domanda interna sono risultate in diminuzione»: non spendiamo più, ed è ovvio che in queste condizioni un Paese non può crescere. Tutte le voci sono rosse: la spesa delle famiglie (-0,2%), delle pubbliche amministrazioni (-0,6) e quella per investimenti (-0,8). Quest’ultima, essendo quella più proiettata verso il futuro, è anche quella che preoccupa di più. Dal punto di vista dei settori, hanno andamenti negativi del valore aggiunto l’agricoltura (-0,9%), l’industria (-0,1) e le altre attività dei servizi (-0,3). Segno più solo per credito, assicurazioni, attività immobiliari e servizi professionali. Nel confronto annuale invece il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è cresciuto dell’1,3%, quello dei servizi dello 0,2%. Quelli dell’agricoltura e delle costruzioni sono diminuiti dello 0,1% e dell’1,7%. La Confcommercio ritiene «indispensabile un sostegno alla crescita» mentre secondo Confesercenti, «occorre ristabilire un clima di fiducia nella crescita e rianimare i consumi troppo penalizzati dalle scelte dell’ultimo periodo». «Purtroppo non sarà difficile che ci sia un aumento della disoccupazione - avverte il leader della Uil Luigi Angeletti - sia per effetto della recessione sia per il fatto che centinaia di migliaia di persone in Cig, con queste prospettive, difficilmente potranno rientrare nei luoghi di lavoro». Le organizzazioni dell’agricoltura (Coldiretti, Cia e Confagri), il settore che dai dati Istat risulta maggiormente in difficoltà chiedono infine «subito» una politica di rilancio.