CARLO BERTINI, La Stampa 22/12/2011, 22 dicembre 2011
Pasti più cari alla Camera e self-service solo dal 2013 - Ai tempi delle «grandi manovre» dell’era Prodi, tra una battaglia e l’altra sui severi decreti di fine anno, qui i senatori facevano la fila per mangiare spendendo due lire, felici di ripresentarsi spesso anche alla sera
Pasti più cari alla Camera e self-service solo dal 2013 - Ai tempi delle «grandi manovre» dell’era Prodi, tra una battaglia e l’altra sui severi decreti di fine anno, qui i senatori facevano la fila per mangiare spendendo due lire, felici di ripresentarsi spesso anche alla sera. Oggi alle 14 di un giorno di guerriglia simbolica in aula sul decreto Salva-Italia, il mitico ristorante del Senato, teatro di mille trattative e inciuci della prima e seconda Repubblica, è vuoto, silenzioso e strabordante solo di camerieri. Tornati nei ranghi dopo l’occupazione provocata dallo spettro della cassa integrazione; effetto dell’aumento dei prezzi e del clima anti-Casta che hanno reso questo luogo un orpello di un’epoca ormai morta e sepolta. Tanto che, così come alla Camera, anche il ristorante del Senato sarà trasformato in self service a buffet. Con sommo gaudio delle trattorie del Pantheon, che con 15 euro a pasto offrono pure il vino e si riempiono sempre di più di senatori che tirano la cinghia. «Qualche giorno fa ho pagato 17 euro solo per un’ombrina ai ferri e non era certo una squisitezza», racconta alla buvette il piddì Mauro Agostini. Ma al piano di sotto il ristorante è inavvicinabile non per la qualità, ma per chi si fa quattro conti in tasca: da quando i menù son triplicati, tre mesi fa, il danno economico lamentato dalla società appaltatrice si aggira sul milione di euro se spalmato su un anno. «Non sono arrabbiato con i dipendenti, ma con i senatori che non vengono più qui a mangiare», si sfoga l’amministratore della Gemeaz Cusin, Massimo Ferrario. La reprimenda dei questori del Senato, che hanno intimato alla società di ritirare i nove licenziamenti annunciati, ha sortito una tregua. La minaccia di richieste di risarcimento per «inadempimento grave degli obblighi contrattuali» porterà a un incontro azienda-sindacati dopo Natale per evitare la mobilità. Nel day after dell’occupazione, ci sono una ventina di coperti serviti, tavolo dei giornalisti deserto, il volto più noto quello della Poli Bortone, menù rilegato adagiato dolcemente sul tovagliolo, prezzi alle stelle. Alla voce antipasti spicca il radicchio con scaglie di provolone a 5 euro e 35, il sautè di cozze a più di 9 euro, il piatto a buffet a 15 euro. Tutt’altra musica rispetto al prosciutto e melone a 2 euro e 33 di fine agosto, prima della stretta dovuta allo scandalo menù esploso sui giornali. Ora i primi viaggiano sui 6 euro, la cernia in crosta 24 e per un pranzo completo si spendono anche 40 euro. Duecento metri più in là, a Montecitorio, invece si mangia a quattro palmenti e a cuor leggero: negli ultimi giorni di Pompei, col menù a prezzi politici che ancora sopravvive ai tagli in arrivo per ristorazione, indennità, diarie e quant’altro, il desinare è ancora dolce pagando 4 euro gli spaghetti vongole e bottarga e 2 euro per una pasta e fagioli. Oggi i questori della Camera approveranno una sforbiciata del 2,4% sul bilancio 2012 che taglia spese di beni e servizi. Si dimezzerà l’acquisto dei giornali, meno voli gratis e pranzi a buffet. Ma solo tra un anno, perché anche se alla Camera ogni pasto costa la bellezza di 40 euro, per sbaraccare il ristorante e rimpiazzare le strutture ci vuole tempo. Partirà a gennaio la gara per il self service in concessione, il che vuol dire che un gestore si prenderà tutto l’onore e l’onere e la Camera non ci metterà più un soldo: andrà concordato il prezzo di un vassoio completo, per un anno verrà prorogato l’appalto in essere, alzando però i prezzi del 20-30% portando il costo di un pasto sui 15-20 euro. E alla Camera, non solo tra i deputati, ma anche tra i dipendenti, tira brutta aria: le delibere sulle pensioni del personale, passate finalmente al contributivo e con età innalzate, hanno creato un certo scontento, se è vero che ieri alla cerimonia degli auguri di Natale con Fini e i vertici dell’amministrazione in prima fila, la sala della Lupa era stranamente semi piena, per non dire semi vuota...