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 2011  dicembre 24 Sabato calendario

IL NATALE SECONDO LENNON: PROVARE HAPPY CHRISTMAS CON LA NERVOSA YOKO ONO

Dicembre 1971. 17° piano del St. Regis Hotel di New York. Come al solito John è a letto, circondato dai detriti della sua creatività: chitarre, libri, spartiti, penne e una scatola di singoli di Elvis Presley di cui va particolarmente fiero, tanto da aver acquistato un juke-box per ascoltarli.
JOHN è un vulcano di idee e progetti. “Ho ancora molto da imparare”, sospira. ”La nuova band, Plastic Ono Band, dovrebbe essere pronta ad iniziare il tour all’inizio del 1972”. Intanto la nuova band sta per registrare un singolo per Natale. Si intitola “Happy Christmas” (War is Over) e John mi dice di averlo fatto ascoltare per la prima volta al produttore Spector, al quale ha ricordato il pezzo delle Paris Sisters . “Che c’e’ di male?”, dice John. “Mi piace citare vecchie canzoni, ma si finisce quasi sempre nei guai per i diritti d’autore”. Quella stessa sera ritroviamo John al Record Plant, uno studio di registrazione sulla 44esima Strada. Intorno a lui cinque giovani chitarristi , ai quali sta insegnando gli accordi di Happy Christmas. Come mai tutte queste chitarre? “Non dimenticarti chi sta producendo il singolo, amico!”. Uno dei chitarristi è il bravissimo Hugh McCracken, ma John non lo sa ancora. Mentre i chitarristi continuano a provare gli accordi, John esclama: “Mentre suonate pensate che oggi sia Natale”. “Ma io sono ebreo”, risponde uno. “E allora fingi che sia il tuo compleanno”, replica John. D’improvviso si avverte un forte trambusto all’ingresso e fa la sua comparsa Phil Spector. Nel giro di pochi minuti Spector non solo ascolta la band, ma sta già pensando agli arrangiamenti e alla produzione. Ci mette dieci secondi per creare con le chitarre il sound adatto al pezzo. Dopo qualche esecuzione, l’espressione di Jim Keltner, il batterista, assomiglia a quella di un uomo cui i piranas stanno lentamente mangiando le dita dei piedi. È elettrizzato! Phil Spector li osserva da dietro il vetro della sala di registrazione e spara ordini all’ingegnere del suono: “Più eco sul piano, Roy. Più eco! Forza!”. Il pezzo comincia a funzionare e Phil esclama: “Fantastico!”. Su suggerimento di John Lennon le chitarre acustiche emettono un suono simile a quello del mandolino. L’idea piace moltissimo a Spector. Keltner aggiunge con le percussioni un suono che ricorda quello delle campane.
LA CANZONE è articolata in tre parti: il ritornello cantato da John, un brano da vocalist interpretato da Yoko e un coro che sarà affidato ad un gruppo di bambini. John dice che ha scritto questa canzone perché “ero stufo di White Christmas”. Il motivo è sulla falsariga di “All you need is love” e “Give peace a chance”. Le parole sono semplici e dirette: “La guerra è finita/se così volete/ora la guerra è finita” con John e Yoko che augurano ogni bene all’umanità. Quando John e Yoko entrano in studio e cominciano a cantare sulla base, stranamente John non riesce a cantare le note più alte e Phil ha un momento di stizza: “John, la voce di Yoko sovrasta la tua”. Poi volgendosi agli altri: “Per forza, fuma come un dannato!”. Alla fine il risultato riesce a soddisfare persino il produttore più esigente del mondo. Il giorno seguente Yoko, insieme a John e alla band, registra il lato B del singolo: “The snow is falling”. È la sua prima canzone, che fece ascoltare a John quando cinque anni prima si sono messi insieme. Alla prima esecuzione sembra già perfetta. Ma nel giro di cinque minuti John e Yoko stanno già parlando di aggiungere un organo, un’altra chitarra e qualche effetto sonoro. Mentre parlano i musicisti della band cominciano ad improvvisare qualche accordo e Yoko va su tutte le furie: “Smettetela, dannazione !”. Yoko è nervosa, forse ha la sensazione di non essere presa abbastanza sul serio dai musicisti. John e Yoko decidono di inserire all’inizio e alla fine il suono di “Feet in the snow”. Phil chiede a John: “Hai sentito l’ultimo album di Paul?”. “No”, risponde John. “È tremendo, orribile”. “Non parlarmene. La cosa mi deprime”, dice John. “Non si tratta della musica”, aggiunge. “Il fatto è che ogni volta che lo nominano non penso alla musica, penso a tutte quelle storiacce di soldi e di interessi. Non me lo nominare nemmeno”. La registrazione è finita. L’ascoltiamo in silenzio. Quando usciamo dallo studio è notte fonda. Di John e Yoko hanno comprato una bicicletta per andarsene in giro nel Village. “Vanno tutti in bici qui al Village”, dice John. “Anche Bob Dylan e nesssuno lo riconosce. Il Village è il più bel posto del mondo. Tornare in Gran Bretagna è come andare in Danimarca, e io non voglio vivere in Danimarca”.
Copyright The Guardian traduzione di Carlo Antonio Biscotto