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 2011  dicembre 24 Sabato calendario

A PROCESSO PISANI, IL SUPERPOLIZIOTTO CHE CATTURÒ ZAGARIA

Appena tre settimane fa ha partecipato alla cattura del capo dei capi dei Casalesi, Michele Zagaria, ricevendo i complimenti dal capo della Polizia Antonio Manganelli, mentre i poliziotti della Questura di Caserta gli dedicavano cori e applausi da stadio: “Pi-sa-ni, Pi-sa-ni, Pi-sa-ni”. L’affetto e la solidarietà dei colleghi non gli sono mai mancati, ma da sei mesi l’ex dirigente della Squadra Mobile di Napoli Vittorio Pisani, il regista degli arresti dei più pericolosi latitanti di camorra (“sua” anche la cattura de ‘o Ninno’, Antonio Iovine), vive e lavora allo Sco di Roma, perché indagato e sottoposto al divieto di dimora a Napoli nell’ambito di un un’inchiesta sul riciclaggio di denaro sporco della camorra nei ristoranti del lungomare. Inchiesta che ieri ha superato a pieni voti un esame cruciale. Il Gup di Napoli Francesca Ferri ha rinviato a giudizio Pisani e gli altri 17 imputati, accogliendo integralmente le richieste dei pm della Dda Sergio Amato ed Enrica Parascandalo. Pisani è accusato di rivelazione di segreto d’ufficio, favoreggiamento, falso e abuso d’ufficio perché – secondo la ricostruzione dei sostituti procura-tori, supportata da alcune intercettazioni – avrebbe avvertito dell’esistenza di un’indagine a suo carico l’amico Marco Iorio, titolare del “Regina Margherita” di via Partenope, un crocevia del bel mondo di calciatori e vip, Fabio Canna-varo (non indagato) tra i soci del ristorante, dove si poteva trovare seduto al miglior tavolo Ezequiel Lavezzi, un altro buon amico di Iorio.
La Procura è convinta che l’ex capo della Mobile avrebbe suggerito a Iorio di portare i soldi in Svizzera e di modificare gli assetti societari per eludere i controlli. E molte pagine dell’ordinanza cautelare illustrano i rapporti tra il poliziotto e il boss pentito Salvatore Lo Russo, suo confidente, che di Pisani disse: “Lo temo più di cento camorristi”. Relazioni che a leggere le carte appaiono anomali, ma l’alto dirigente di Polizia ha sempre respinto tutte le accuse. Il Gup si è infine riservata la decisione sulle istanze di revoca dei provvedimenti cautelari, tra le quali il divieto di dimora di Pisani. Da quel 30 giugno in cui è in ‘esilio’ a Roma, zero interviste e basso profilo da parte di un poliziotto brillante e dall’intelligenza fuori dal comune, che non si negava ai media per sostenere posizioni scomode e controcorrente. Come quando sul Magazine del Corriere della Sera dichiarò che la scorta a Roberto Saviano non era indispensabile, anzi, lui diede parere negativo. Ma mentre tutti ricordano questa esternazione, c’è un’altra intervista che alla lunga ha fatto più rumore, stuzzicando l’attenzione dei magistrati che la ricordarono nel comunicato stampa con cui illustrarono i dettagli dell’inchiesta . E’ quella rilasciata il 29 marzo 2011 a Gianluca Abate per il Corriere del Mezzogiorno, in cui Pisani affermò “che non sempre c’è la camorra dietro il proliferare di attività commerciali. Gli esercizi utilizzati dai clan ci saranno pure, per carità. Ma oggi non dobbiamo più guardare al riciclaggio come attività esclusiva della criminalità organizzata… Chi ricicla? I professionisti… Prediligono tutto ciò che riguarda il tempo libero. Bar, ristoranti, negozi di abbigliamento”. Secondo la Procura in quelle parole Pisani, omettendo di citare la camorra, “anticipava” la linea difensiva di Iorio che trasferendo fondi all’estero avrebbe rischiato l’incriminazione per evasione fiscale ma avrebbe scansato l’accusa ben più grave di riciclaggio per conto dei clan.
Il processo a Pisani inizierà il 24 gennaio davanti alla settima sezione Penale del Tribunale, collegio A. Nell’elenco dei rinviati a giudizio figurano Marco Iorio e i fratelli Marco e Massimiliano, e l’ex contrabbandiere e usuraio Mario Potenza (a casa sua trovarono 8 milioni in contanti) coi figli Bruno, Salvatore e Assunta. Il Comune di Napoli si è costituito parte civile per chiedere il risarcimento dei danni d’immagine. La giunta de Magistris ha approvato la delibera proprio nel giorno in cui Pisani contribuiva alla cattura di Zagaria.