Stefano Caselli, il Fatto Quotidiano 23/12/2011, 23 dicembre 2011
MR. ETERNIT, FILANTROPO, AMBIENTALISTA E IMPUTATO
Non sono né parenti delle vittime e nemmeno avvocati. Eppure non si sono persi una sola udienza del processo Eternit. Sono gli uomini della Carlo-bruno srl, la società di comunicazione che cura l’immagine del miliardario svizzero Stephan Schimdheiny, accusato di disastro doloso continuato, che invece in aula non si è mai presentato. Secondo la Procura di Torino è lui, l’ultimo proprietario della multinazionale svizzera, il principale responsabile degli oltre 2000 morti causati dall’amianto lavorato negli stabilimenti italiani dell’Eternit. Un’accusa infamante (il pm ha chiesto 20 anni, la sentenza è prevista per il 13 febbraio) che giustifica un pool di tutori dell’immagine, soprattutto perché il 64enne Schimdheiny (che la rivista americana Forbes colloca tra i 400 uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio personale di 2,8 miliardi di dollari) da oltre vent’anni promuove se stesso come alfiere mondiale dello sviluppo sostenibile: “Sono un cittadino – scrive sul suo sito personale – un uomo d’affari, un escursionista, un collezionista d’arte e ogni giorno faccio del mio meglio perché ciascuno dei miei ruoli sia ispirato alla stessa visione, agli stessi valori e alle stesse convinzioni”. Ruoli e convinzioni che dalla fine degli anni 80 (proprio quando la famiglia, che all’amianto deve buona parte della sua fortuna, si liberò dell’Eternit) comprendono “la protezione e la crescita ambientale per rispondere alle esigenze economiche e sociali della generazione attuale, senza compromettere le generazioni future”.
Parole che Smidheiny scrisse nel 1991, quando fondò il Business Council of Sustainable Development, un ristretto club che riunisce 51 grandi industriali preoccupati delle sorti del pianeta. Alla guida del Council partecipò anche alla conferenza mondiale su Ambiente e Sviluppo di Rio de Janeiro nel 1992, consegnando nelle mani dell’allora presidente degli Stati Uniti George Bush (padre) una relazione di 374 pagine contenente la summa delle sue idee ambientaliste. Idee che poi trasfuse in un libro dal titolo Cambiare rotta, pubblicato in Italia dal Mulino. Non solo, il “Bill Gates svizzero” da molto tempo finanzia regolarmente associazioni e fondazioni ambientaliste in tutto il mondo.
PARE che gli uomini della Carlobruno si stiano preparando (anche) al peggio, una non impossibile condanna che per l’immagine del magnate sarebbe ovviamente una sciagura. Sarà per questo che Schimdheiny, oltre a esercitare la sua opera di filantropo, si è adoperato per risarcire le famiglie delle vittime che hanno accettato una transazione con oltre 20 milioni di euro e si appresta a staccare un assegno di 18 milioni a favore del Comune di Casale Monferrato (la città più colpita con quasi 1.700 vittime), sempre che il sindaco Giorgio Demezzo decida di dare effettivamente seguito alla contestatissima decisione presa dal consiglio comunale di Casale, nella notte tra il 14 e il 15 dicembre, di uscire dal processo (e non entrare in quelli futuri) in cambio di un risarcimento extragiudiziale. Ospite dell’Infedele di Gad Lerner il sindaco – che ha ricevuto anche una telefonata “dissuasiva” dal ministro della Salute, l’alessandrino Renato Balduzzi – ha lasciato intendere che il Comune potrebbe tornare sui suoi passi, anche perché 18 milioni non sembrano affatto sufficienti. Nel corso del processo è stato calcolato che la cifra necessaria alla bonifica definitiva dei terreni sarebbe di almeno 76 milioni di euro, più di quattro volte quanto offerto da Schimdheiny . A Casale si continua a morire e presto ci sarà un “Eternit bis” per i decessi successivi al 2008, circa 50 all’anno.
A Casale l’amianto era dappertutto: “C’era un’area di fronte allo stabilimento – ha raccontato al processo l’ex sindaco Riccardo Coppo – dove veniva depositato il polverino assieme ad altri materiali e lo si poteva prendere. I contadini andavano persino con il bue e con il cavallo a prelevare il materiale per cortili e gli stradini. Mio suocero ci andava in motocicletta”.
LA CITTÀ, a causa della frequenza degli eventi luttuosi, vive da anni un’esperienza simile a quella delle comunità in guerra o dei reduci dai campi di prigionia. Le perizie depositate al processo raccontano numeri agghiaccianti. Si calcola che a Casale Monferrato (meno di 40 mila abitanti) la percentuale di contrarre una malattia mortale legata alle conseguenze delle spore di amianto sia fino a 2.000 volte superiore a quella della media. Negli ultimi decenni si sono registrati 630 decessi in più di quanti avrebbero dovuto essere se i tassi di mortalità fossero stati in linea con il resto del Paese: 284 morti per asbestosi (a fronte di meno di un caso “atteso”) 177 tumori maligni pleura (cinque) 69 al peritoneo (tre) 386 tumore polmone (128). E su su 428 casi di mesotelioma (la malattia più frequente) registrati tra il 1980 e il 2004, 335 erano non lavoratori Eternit.
Tutto questo nonostante fossero ampiamente noti gli effetti letali dell’amianto. A Casale non si è fatto nulla per evitare che i lavoratori e la popolazione non fossero esposti a rischi. L’accusa ritiene di aver dimostrato che il responsabile numero uno sia Stephan Schimdheiny, miliardario, filantropo e ambientalista.