varie, 27 dicembre 2011
fare Macerata, 27 dicembre 2011 - REAGISCE all’agguato dei banditi e spara. Un colpo solo che centra in pieno volto un albanese, Marsel Myfatari di 27 anni, non lasciandogli scampo, e mette in fuga i suoi complici
fare Macerata, 27 dicembre 2011 - REAGISCE all’agguato dei banditi e spara. Un colpo solo che centra in pieno volto un albanese, Marsel Myfatari di 27 anni, non lasciandogli scampo, e mette in fuga i suoi complici. Tutto in un attimo, al culmine dell’assalto a una villa di Recanati scattato alle 23 del giorno di Natale. Lì, in quella residenza isolata immersa nella campagna che unisce le province di Macerata e Ancona, c’è solo il proprietario, Stefano Terrucidoro, consulente finanziario di 60 anni. Sta guardando la televisione nella dependance e inizialmente non si accorge di quanto sta accadendo. I malviventi (tre, forse quattro) arrivano dalla stradina sterrata che li porta dritti davanti al cancello della villa, al numero 4 di contrada Ricciola, a metà strada tra Recanati e Castelfidardo. In un attimo sono già nel cortile e con una mazza ferrata sfondano il vetro della portafinestra al primo piano. Cominciano a fare razzia di tutto ciò che trovano nelle stanze, salendo anche al primo piano, senza però accontentarsi di rubare. Si accaniscono infatti contro mobili ed elettrodomestici, danneggiando tutto, probabilmente convinti che dentro non ci siano i proprietari. E sicuri che in quella zona nessuno possa sentirli né accorgersi di loro. Poi escono, cominciando a portare fuori parte della refurtiva, soprattutto quadri, appoggiati contro il muretto che circonda la villa. E lì, già che ci sono, si accaniscono anche con le auto parcheggiate, sfondando in particolare il finestrino di una Lancia Y. Forse non vogliono nemmeno rubarla, solo distruggere ancora, senza freni, senza paura di niente. MA È A QUESTO PUNTO che la loro furia diventa la premessa del dramma. Decidono infatti di prendere di mira anche la dependance, si piazzano di fronte alla finestra e tentano di aprirla. Ma adesso i loro rumori non si perdono nel vuoto della campagna: Stefano Terrucidoro è ancora sveglio, sente tutto e capsce cosa sta succedendo. Prende la pistola (una Smith & Wesson, detenuta regolarmente, ndr) e urla più volte per mettere in fuga i ladri. Tutto inutile. E allora decide di puntare l’arma contro la finestra e di sparare. Non sa chi ha di fronte, perché, anche se i malviventi hanno già divelto la persiana, a impedirgli di scrutare di fuori ci sono gli scuri oltre ovviamente al buio pesto. MARSEL MYFATARI cade a terra, colpito in fronte, mentre i complici fuggono. Terrucidoro a questo punto esce, vede l’albanese a terra e chiama i soccorsi. Il giovane viene trasportato in condizioni disperate all’ospedale regionale di Torrette, dove muore poco prima delle 3. Intanto nella villa di Recanati arrivano anche i carabinieri della Compagnia di Civitanova, il sostituto procuratore Andrea De Feis e uno degli avvocati del consulente aziendale, Donato Attanasio. Vengono effettuati i rilievi per capire le mosse della banda, mentre il proprietario della villa racconta attimo per attimo i minuti terribili culminati con quel colpo esploso contro i banditi. Si ritrova indagato a piede libero per l’omicidio dell’albanese. «Sono distrutto — dice —, non volevo uccidere, ma solo difendermi da quell’assalto». Ora dovrà lasciare la villa, anche per il timore di ritorisioni, e andare a vivere altrove per un po’. «E’ profondamente scosso», dicono l’avvocato Attanasio e il collega Massimiliano Belli. «Ha subito un assalto nella sua villa caratterizzato da una violenza inaudita e si è ritrovato solo di fronte ai malviventi, in una zona nella quale non avrebbe potuto ricevere aiuto da nessuno. Una notte che difficilmente potrà cancellare». di Roberto Fiaccarini