WALTER GALBIATI , la Repubblica 22/12/2011, 22 dicembre 2011
Crac Viaggi del Ventaglio Unicredit e Intesa nel mirino - MILANO - Sono rientrate dei loro presiti a scapito degli altri creditori
Crac Viaggi del Ventaglio Unicredit e Intesa nel mirino - MILANO - Sono rientrate dei loro presiti a scapito degli altri creditori. E hanno permesso a un fondo, Yorkville Global Investments (ex Cornell), di speculare sul titolo dei Viaggi del Ventaglio. Con queste accuse i curatori del tour operator hanno chiesto a Unicredit e a Intesa San Paolo, e allo stesso fondo, di risarcire il fallimento per un danno di almeno 92,8 milioni di euro. Giuseppe Verna, Vito Potenza e Alberto Baroni sono convinti che nonostante il fallimento del Ventaglio sia stato dichiarato a luglio 2010, le banche erano al corrente dello stato di dissesto fin da quando i revisori della Deloitte si erano rifiutati di certificare il bilancio al 31 ottobre 2005. La colpa è di non aver spinto il Ventaglio al ricorso «della procedura richiesta dall´articolo 2447 del codice civile». La società doveva essere ricapitalizza o sciolta. Invece tutti insieme avrebbero spinto il Ventaglio solo «formalmente verso aumenti di capitale, ritardando il fallimento e facendo aumentare le perdite, al solo scopo di recuperare parte dei propri crediti». In particolare i curatori contestano due operazioni tra loro correlate: un accordo di ristrutturazione dei debiti con Intesa e Unicredit e un contratto per un aumento di capitale stipulato con il fondo Cornell e il suo advisor Bhn srl. Le banche, infatti, rinunciavano ad alcuni crediti in modo da assicurare la continuità aziendale del Ventaglio fino alla realizzazione dell´aumento di capitale. «Buona parte di tali crediti - aggiungono i curatori - peraltro derivavano da operazioni su derivati che avevano avuto un esito nefasto per l´equilibrio finanziario della società e che rappresentavano diversi profili di illiceità, ben noti alla Unicredit». Per i curatori in realtà le concessioni ai Viaggi del Ventaglio sarebbero state effettuate dalle banche solo per arrivare alla vendita del villaggio Gran Dominicus e incassare 37 milioni. Il fondo Usa, invece, grazie alla ricapitalizzazione, avrebbe potuto comprare azioni a un prezzo più basso di quello di mercato, ma da vendere al prezzo corrente prima che questi scendesse sotto il prezzo di sottoscrizione.