Silvie Coyaud, D - la Repubblica 21/12/2011, 21 dicembre 2011
HEI DI LASSU’, BUON ANNO
Le probabilità di un incontro del terzo tipo aumentano e, dispiace ammetterlo, ma non siamo preparati. Languono le ricerche su che cosa dire e come agli alieni per fare una buona impressione, perché è la prima che conta, soprattutto se sono bellicosi quanto noi. La Royal Society britannica aveva organizzato a fine febbraio il convegno "Scoperta di vita extraterrestre: conseguenze per la scienza e per la società", con la partecipazione di scienziati, semiologi, filosofi, sociologi e politici. C’era anche l’astrofisica Mazlan Othman, responsabile dell’Office for Outer Space Affairs, un’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Vienna (rimandiamo gli increduli al sito oosa.unvienna.org). Purtroppo non sono giunti a un accordo su chi debba mandare un messaggio o rispondere nel caso ne arrivasse uno dallo spazio esterno.
Gli studiosi hanno però deciso di riparlarne dal 16 al 20 aprile alla Conferenza internazionale di Atlanta "Esplorare la vita: passata e presente, vicina e lontana". Stando alle notizie pubblicate di recente dalle riviste scientifiche, il tempo stringe. L’ultimo numero di Astrobiology pubblica la classifica dei dieci pianeti più abitabili fuori dal nostro sistema solare. Tre sono a un tiro di schioppo, attorno alla stella Gliese 581, nella costellazione della Bilancia. A vent’anni luce appena, potrebbero esserci forme di vita che hanno avuto il tempo necessario per evolversi, dotarsi di un linguaggio e di tecnologia.
Come diceva Jean-Marie Lehn, premio Nobel per la chimica 1987, durante l’incontro di Lindau a fine agosto, "è molto probabile che esista vita complessa altrove", e da complessa a intelligente il passo è breve. Molto prima che si scoprisse un pianeta extrasolare, l’astronomo Frank Drake - oggi a capo dell’istituto Search for Extra-Terrestrial Intelligence (SETI) - aveva calcolato la probabilità di altre civiltà nella Via Lattea basandosi sul numero di stelle con pianeti, di pianeti abitabili, di abitanti in grado di manifestarsi. Che esistano pianeti teoricamente abitabili sembra un fatto, e che siano davvero abitati è un’ipotesi più probabile del previsto. Si trovano pianeti ovunque; orbitano non solo attorno a una stella come noi, ma addirittura attorno a due stelle. Proprio come Tataooine, la terra natia di Luke Skywalker in Guerre Stellari.
In meno di due anni la missione spaziale Kepler di pianeti ne ha totalizzati 1.300, per 900 stelle. Se sono un campione della galassia, in un raggio di appena mille anni luce da noi, quelli abitabili sono 30mila e in tutta la Via Lattea circa 500 milioni, stimava l’astronomo Seth Shostak a febbraio. Cifra corretta il mese dopo dagli astronomi di Kepler in mezzo miliardo, e più tardi da quelli del Jet Propulsion Laboratory della NASA in due miliardi. La solitudine delle creature negli spazi infiniti terrorizzava il filosofo e matematico Blaise Pascal, oggi sarebbe rasserenato: statisticamente, la solitudine è esclusa. Per inciso, potrebbero esserci abitanti nei "Grandi Laghi", per dimensione simili a quelli americani, scoperti su Europa intesa come satellite di Giove.
Il 23 novembre Britney Schmidt e colleghi scrivevano su Nature che nelle regioni del Conamara Chaos e di Thera Macula ci sono vulcani attivi sotto la banchisa, come nell’oceano Artico ricco di pesci e mammiferi marini. Forse conveniva mandare il rover Curiosity su Europa invece che su Marte, dove troverà al massimo qualche batterio. Enrico Fermi era scettico sull’intelligenza degli altri, degli alieni ancora di più. Da 35 anni le ricerche gli danno ragione: milioni di collaboratori di SETI analizzano le onde radio intercettate da grandi telescopi, come quello di Arecibo, senza riuscire a trovare un segnale coerente. Nemmeno una sequenza ripetuta che lasci presagire un’intenzione, benevola o malevola che sia. Se i segnali sono troppo flebili per superare la cacofonia spaziale e terrestre e venir registrati con gli strumenti attuali, potrebbero captarli per primi i cinesi. In una zona della provincia di Guinzhou, quasi disabitata e priva di elettrosmog, quest’estate è iniziata l’edificazione del più grande e costoso radiotelescopio del mondo, con un diametro di 500 metri. Entrerà in funzione nel 2016. Dovesse captare un messaggio alieno, il nazionalismo prevarrà sulla censura e la Cina informerà il mondo di essere stata prescelta per conversare con E.T.?
Una tesi diffusa tra gli astrobiologi è che per ora gli alieni preferiscono "stare in ascolto". Come se avessero solo le orecchie. Le nostre trasmissioni tv si propagano alla velocità della luce: attorno Gliese 581 magari oggi qualcuno sta guardando Mike Bongiorno e si fa un’opinione sulla nostra civiltà. Se invece non hanno la tv, i Gliesiani un’idea di noi terrestri se la faranno più avanti, quando cominceranno a ricevere i messaggi radio che stiamo provando a inviare. Due anni fa Alexander Zaitsev, astronomo dell’Accademia delle scienze di Mosca, ha trasmesso loro quelli scritti - in russo e in inglese - dai frequentatori di Bebo, un social network russo; l’anno scorso ci ha provato con 26mila email arrivate alla rivista Cosmos. A proposito di messaggi, a giudicare da quelli che Zaitsev usa per farsi pubblicità, speriamo che i gliesiani non siano creature intelligenti.
Lo spera anche il paleontologo evoluzionista Simon Conway Morris, perché un essere intelligente è anche "predatore numero uno". E se lo augurano anche Seth Baum, Jacob Haqq-Misra e Shawn Domagal-Goldman, che quattro mesi fa hanno pubblicato un’analisi di vari scenari, da rosei a horror, intitolata Un contatto con gli extraterrestri sarebbe benefico o nocivo per l’umanità?: civiltà che si espandono rapidamente tendono a sopprimere le altre specie, scrivono, proprio come facciamo noi dai tempi della rivoluzione industriale. Nello scenario peggiore, alieni razionali ci sopprimono con un attacco preventivo, prima che ci venga in mente di fare il "predatore numero uno" sul loro pianeta d’origine. Perciò gli astrobiologi consigliano prudenza: stiamo in ascolto anche noi, invece di mandare valanghe di spam. Troppo tardi, dicono i tre fisici: "Un’intelligenza extra-terrestre potrebbe osservare la nostra rapida espansione, poiché quest’ultima sta cambiando la composizione dell’atmosfera con emissioni di gas serra". Alieni razionali e ambientalisti non esiterebbero a eliminare una specie molesta per salvare le altre.
Douglas Vakoch non ci crede. È il desiderio di conoscere che motiva la ricerca scientifica e produce tecnologia, quindi confida nella curiosità reciproca e prevede un primo incontro franco e cordiale. Vakoch dirige il programma "Composizione del messaggio" di SETI, e vorrebbe che prendessimo l’iniziativa. Anche il linguista Robert Oehrle e il matematico Carl De Vito: una civiltà in grado di ricevere e mandare onde radio deve sapere di fisica o non avrebbe alcuna ricetrasmittente, quindi suggeriscono di inviare agli alieni manuali di matematica e di fisica. Fine del primo messaggio. Il secondo consisterebbe in immagini della natura, quelle degli animali terrestri accompagnate da registrazioni di cinguettii, starnazzi, belati e così via. Ma anche se aggiungessero Lady Gaga i destinatari saprebbero ben poco della natura umana.
Oltretutto noi e loro dovremmo confrontarci con la differenza tra intelligente e intellegibile, ovvero con il problema "dell’indeterminatezza della traduzione" di cui parlava Quine. Mettiamo - scriveva all’incirca il filosofo americano in Word and Object - che un linguista sbarchi in una regione isolata per studiare un idioma ignoto. Sente un nativo dire "gavagai" mentre vede passare un coniglio. Significa "coniglio", "andiamo a caccia", o "sei più appetitoso di quello lì"? Nel dubbio, il nostro messaggio è "Buone feste anche a voi".