Superbonus, il Fatto Quotidiano 22/12/2011, 22 dicembre 2011
SENZA CHIEDERE NIENTE IN CAMBIO
Il risultato finale del complicato meccanismo messo in piedi da governo Monti e Bce è quello di consentire alle banche private di stampare denaro. Le banche hanno emesso 38,4 miliardi di euro garantiti dallo Stato italiano, se li sono ricomprati e li hanno portati in Bce ottenendo in cambio denaro per tre anni. Quanto pagano le banche allo Stato per la garanzia è un segreto nascosto dietro una formula complessa, ma alla fine il risultato incredibile è lo 0,85% all’anno. Un’inezia se paragonata al 5,50 per cento che paga il Tesoro per collocare i Btp con scadenza 2015. Questo il trucco: il ministero delle Finanze non contabilizza come debito la fideiussione rilasciata alle banche “perché si può ragionevolmente sostenere che non sarà mai escussa”. Ma anche le banche non contabilizzano i 38,4 miliardi di debito perché formalmente li collocano sul mercato ma in realtà se li ricomprano tutti e li usano per ottenere i soldi dalla Bce.
Una banca come Monte dei Paschi, che ha emesso 10 miliardi di obbligazioni che si è ricomprata, pagherà 0,85 per cento allo Stato e otterrà, ponendo in garanzia questi titoli 10 miliardi di soldi veri dalla Bce, a un tasso del 1 per cento annuo per 3 anni. Costo totale dell’operazione 1,85 per cento annuo per creare denaro dal nulla. Lo Stato non vincola le banche a sostenere le imprese o a erogare mutui. Questo spiega perché anche banche che non avrebbero immediato bisogno di liquidità hanno approfittato della norma fiutando l’affare: possono investire i nuovi soldi in Btp di pari scadenza (3 anni) ottenendo un profitto netto del 3,65 per cento. Per la sola Intesa Sanpaolo è un profitto netto di 438 milioni annui, sul sistema un utile potenziale di 4,2 miliardi in tre anni. Mario Draghi, presidente Bce, si è più volte chiaramente opposto alla “monetizzazione del debito degli Stati”. Ma qui sta favorendo la conversione in zecca delle banche, un’operazione mal strutturata perché garantita da titoli che non risultano in nessun bilancio.
Si mette così una bomba nel cuore del sistema finanziario. Se i dati dell’economia reale dello Stato garante dovessero risultare più deboli del previsto, la credibilità della garanzia ne risentirebbe. E di conseguenza quella delle banche e della Bce. Con effetti catastrofici sulla tenuta dell’euro. Nell’art. 8 della manovra finanziaria che rende possibile questa operazione il governo avrebbe potuto inserire alcune condizioni alle banche che avessero fatto richiesta delle garanzie statali, per esempio non pagare bonus ai manager, non distribuire dividendi o annullare le stock option concesse negli ultimi anni. Niente di tutto questo è stato né inserito né pensato né discusso.