Alessandro Merli, Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 22/12/2011;, 22 dicembre 2011
DOMANDA RECORD PER L’ASTA BCE
La Banca centrale europea ha fornito ieri a 523 banche liquidità a tre anni per 489 miliardi di euro. Sia l’importo, molto superiore alla media delle aspettative di mercato, sia la durata dell’operazione sono senza precedenti, nel tentativo di allentare le tensioni sul sistema finanziario e arginare una stretta creditizia che potrebbe aggravare la recessione già in corso nell’Eurozona. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha ricordato nei giorni scorsi come l’80% circa del credito all’economia in Europa venga dalle banche.
Il grosso dei finanziamenti dovrebbe essere andato a banche dei Paesi del Sud Europa, che incontrano le maggiori difficoltà a finanziarsi sul mercato: secondo fonti del settore, le banche italiane avrebbero ottenuto circa 110 miliardi di euro, poco meno di un quarto del totale, e quelle spagnole una cifra fra i 50 e i 100 miliardi. Si tratta delle banche che hanno sofferto maggiormente di problemi di raccolta, per la chiusura del mercato monetario Usa, l’impossibilità di emettere obbligazioni e la quasi totale paralisi dell’interbancario. Una parte dell’operazione di ieri sarebbe andata però anche a banche che non ne avevano strettamente bisogno, ma che sono state discretamente sollecitate a partecipare dalla Bce e dalle banche centrali nazionali per evitare che l’adesione all’asta portasse con sé un "marchio" negativo.
Di fatto, il prestito ottenuto dalla Bce consente agli istituti di credito di prefinanziare circa i due terzi del loro debito in scadenza nel 2012, secondo gli analisti di Goldman Sachs. Un calcolo della Banca d’Inghilterra stima che le banche europee debbano finanziare nel 2012 oltre 600 miliardi di euro. Secondo altre stime, la cifra supera i 700 miliardi. La metà circa di questo debito è in scadenza nei primi mesi dell’anno. Il tasso sarà la media del tasso di riferimento dei prossimi tre anni: oggi all’1%, potrebbe scendere se la Bce decidesse di tagliare ancora per contrastare la recessione.
L’offerta illimitata, che era stata annunciata da Draghi all’inizio del mese (e che verrà seguita da un’operazione analoga a fine febbraio), porta alle banche liquidità addizionale netta stimata da fonti di mercato attorno ai 200 miliardi di euro e l’importo lordo, secondo calcoli di Morgan Stanley, vicino ai mille miliardi di euro. Allunga anche di otto volte la scadenza media del finanziamento della Bce al sistema, da 2,5 mesi prima dell’asta di ieri a circa 21 mesi, di fatto mettendo al riparo le banche europee dal rischio di liquidità almeno per tutto il 2012. Draghi aveva sottolineato nei giorni scorsi l’aspettativa di «significative limitazioni alla raccolta» per tutto l’anno prossimo. Alcuni economisti temono però che un numero crescente di banche stia diventando sempre più dipendente dalla Bce.
Le banche sono state anche allettate, oltre che dall’ampliamento del collaterale consegnabile, dalla possibilità di ripagare i fondi dopo un anno, nel caso di un miglioramento delle condizioni di mercato, che per ora è difficile intravedere. Diversi analisti rilevano come l’operazione effettuata ieri dalla Bce e quella del febbraio prossimo aiuteranno la situazione delle banche, ma difficilmente elimineranno la sfiducia che gli istituti di credito hanno mostrato negli ultimi mesi gli uni per gli altri e che ha bloccato l’interbancario, almeno fino a quando non sarà avviata a soluzione la crisi del debito sovrano dell’Eurozona. Le banche hanno infatti pesanti portafogli di titoli di Stato, che hanno cercato di alleggerire, soprattutto nell’ultimo trimestre.
Le banche hanno spostato sulla nuova operazione 45 miliardi di euro ottenuti all’asta a un anno di ottobre e, in concomitanza con il rifinanziamento a 3 anni, ridotto nettamente le cifre richieste nelle operazioni a 3 mesi e una settimana. Alessandro Merli • A FEBBRAIO UN’ALTRA MAXI-INIEZIONE - L’esito del finanziamento a 36 mesi concesso dalla Bce all’1% per importo illimitato, concluso con 489 miliardi assegnati a 523 banche, ha superato abbondantemente le previsioni prevalenti tra gli addetti ai lavori che si erano assestate su poco più di 300 miliardi: l’incremento della liquidità nel sistema, al netto dei 296 miliardi già in circolazione su prestiti Bce a una settimana, un mese e un anno, è stato valutato per circa 193 miliardi. Un’iniezione non da poco, che dovrebbe far lievitare il bilancio della Bce a quota 2.700 miliardi. Eppure ieri stesso sono state avanzate le prime stime sull’esito del prossimo "LTRO" a tre anni programmato in febbraio: in quell’occasione, è stato pronosticato, le richieste delle banche per finanziarsi a medio termine a prezzi stracciati saranno ancora più alte, molto più elevate. Morale: questa misura non convenzionale della Bce, di portata storica perché senza precedenti, al primo colpo non è bastata. Questo la dice lunga sulla complessità, sulla profondità e sull’entità dei problemi che affliggono l’Eurozona.
Per le banche, soprattutto quelle dell’area euro periferica e dei Paesi assistiti dal programma di sostegno finanziario Ue-Fmi, il 2012 sarà un’annata ostica. A gennaio la Grecia dovrebbe definire la ristrutturazione del debito pubblico distribuendo una parte di perdite ai privati, cioè alle banche: sebbene i politici europei non si stanchino di ripetere che la Grecia è un caso unico e isolato, il fatto che sui titoli di Stato greci le banche rischiano di accollarsi tra il 50 e l’80% di perdita di capitale (un haircut senza precedenti in Europa) sarà un duro colpo per un sistema bancario ancora molto esposto al rischio-sovrano.
Un altro fattore negativo nel 2012 per le banche sarà la recessione: il Pil è previsto contrarsi in Italia, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Austria, Grecia e Portogallo per poi tornare a crescere nel 2013. Per i bilanci delle banche, la recessione è sinonimo di aumento delle sofferenze.
In uno scenario economico già così compromesso, le banche europee dovranno affrontare un massiccio rimborso di obbligazioni bancarie, garantite e non, senior e subordinate, covered bond e cartolarizzazioni per un ammontare di titoli in scadenza che gli esperti stimano tra i 600 e gli 800 miliardi di euro.
Gli istituti di credito nei Paesi "core" non saranno confrontati da difficoltà insormontabili mentre gravi problemi di rifinanziamento, a breve, medio e lungo termine, si sono addensati già nella seconda metà di quest’anno sulle banche degli Stati periferici. I costi di raccolta per molti istituti, tra i quali quelli italiani, sono proibitivi e l’accesso ad alcuni mercati è chiuso: ecco allora che il prestito Bce a tre anni al costo dell’1% è stato fondamentale per assicurare il rimborso dei bond bancari in scadenza nell’Eurozona periferica. L’anno prossimo scadono obbligazioni bancarie benchmark delle principali sette banche italiane per circa 100 miliardi. E nei primi quattro mesi del 2012, le scadenze dei titoli europei di debito bancario avranno una cadenza mensile tra 70 e 80 miliardi.
A complicare il quadro, la mancata soluzione alla crisi del debito sovrano europeo nel 2011 si ripercuoterà nel 2012: l’anno prossimo scadono oltre 1.350 miliardi di cedole e rimborsi di titoli di Stato denominati in euro. Per le aste degli Stati "core" non si preannunciano intoppi se non il rischio di un aumento del costo della raccolta nel caso di retrocessione di rating da parte di S%P’s, Moody’s o Fitch. Ai Paesi dell’Eurozona che, come l’Italia, hanno registrato nell’ultima parte di quest’anno un calo della domanda e conseguentemente rendimenti stellari, l’iniezione di liquidità della Bce potrà servire: aumenta infatti la disponibilità delle banche, al netto dei prestiti alla clientela e il rimborso dei titoli, per acquistare titoli di Stato ad alto rendimento. Ma proprio per tutti questi motivi e queste variabili, il primo LTRO non basta e già da ieri si intessevano progetti sul secondo. Isabella Bufacchi