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 2011  dicembre 23 Venerdì calendario

Tandja Mamadou

• Mainé Soroa (Niger) 22 dicembre 1938. Politico. Ex presidente del Niger (1999-2010, fu rimosso da un colpo di Stato) • «[...] regnava con modi autoritari e grifagni sul terzo produttore mondiale di uranio. Perché il Niger è un Paese strategico soprattutto per la Francia e per il suo gigante dell’energia atomica Areva, che vi estrae metà del prezioso materiale [...] tutto filava benissimo, secondo un collaudato rituale: i despoti locali facevano finta di governare, dedicandosi con passione alle bustarelle, Areva dirigeva il Paese sotto l’occhio di Parigi pronta a mettere a cuccia i renitenti. Poi i rapporti si sono deteriorati: colpa di Tandja. E pensare che sembrava un fedelissimo. Ma in Africa sono arrivati nuovi protagonisti con le tasche piene di quattrini, soprattutto i cinesi. Tandja, un golpista poi riconvertito a presidente “eletto”, ha iniziato a pretendere l’aumento del prezzo di acquisto dell’uranio. E per far capire ai furibondi francesi i tempi nuovi, ha accordato concessioni anche a società cinesi e canadesi, i terribili rivali di Areva. Che ha dovuto, mugolando di rabbia, concedere un raddoppio dei prezzi. A complicare le cose c’erano anche i tuareg. Secondo il presidente, Areva ha cercato di vendicarsi finanziando la fastidiosa guerriglia nel Nord del Paese, dove si trovano le miniere. I contributi francesi in realtà erano il prezzo pagato per evitare assalti terroristici alle miniere. Difficile considerare comunque il presidente come un campione dell’indipendenza contro esosi ex colonialisti. Durante una delle ricorrenti carestie, ad esempio, negò che ci fosse la fame in Niger: “I miei concittadini hanno un’aria ben nutrita. Se fosse fame vera aumenterebbero i mendicanti”. Sornione, scorbutico, epuratore incallito: difficile trovarlo simpatico. Tandja è un perfetto prototipo, come protagonista e come vittima, del “golpismo costituzionale” africano. Dopo dieci anni di potere avrebbe dovuto, secondo la costituzione, ritirarsi. Invece ha sciolto parlamento e corte costituzionale e fatto votare altri tre anni di potere. Per scoraggiare dubbi e legalismi ha colmato le galere di oppositori. Le proteste della comunità internazionale sono state veementi a parole ma flebili sul piano pratico. La Francia si è allineata, colpa dell’uranio, certo, e soprattutto del contratto che Areva aveva appena firmato per una nuova miniera gigante a Imouraren. Una parte dell’esercito però era insoddisfatta [...] questo bracciantato militare, tra cui la non fedelissima guardia presidenziale, ha tagliato in un baleno la testa del Potere, arrestando presidente governo e pezzi grossi. C’è stata resistenza ma breve; alcune sparatorie con armi pesanti mentre elicotteri sorvolavano il quartiere della presidenza. [...] La radio ha continuato a trasmettere tranquillamente un campionato della seguitissima lotta tradizionale. Quando tutto è finito è passata alle musiche militari. Un golpe davvero virtuoso [...]» (Domenico Quirico, “La Stampa” 19/2/2010) • Vedi anche “il manifesto” 4/8/2009.