Aldo Grasso, Corriere della Sera 22/12/2011, 22 dicembre 2011
« QUINCY » E L’ARTE DEL RICICLARE
Finalmente, una ventina d’anni dopo l’America, ci siamo arrivati anche noi. In televisione, non si butta (più?) via niente, tanta è la fame di contenuti dei sempre più numerosi canali digitali, terrestri o digitali che siano.
Tutto — e soprattutto il prodotto seriale — torna e ritorna, in continuazione. In certi casi però, tocca ammetterlo, è un vero piacere. Perché c’è l’occasione di ricordare, riscoprire e, perché no, rivalutare serie che ai tempi erano passate inosservate, ma che ora reggono bene alla prova del tempo.
È, per esempio, il caso di «Quincy», telefilm andato in onda su NBC dal 1976 al 1983, e riproposto ogni sera da Diva Universal (dal lunedì al venerdì, ore 20, canale 128 di Sky). Originale incrocio tra medical drama e procedural, la serie racconta le vicende di un medico legale di Los Angeles, Quincy (Jack Klugman), che troppo spesso finisce per trovarsi a dover indagare su morti tutt’altro che accidentali, e per abbandonare la routine delle analisi sui defunti a favore di ben più intricate indagini sui viventi.
Basta la sigla del telefilm a darci un’idea chiara della mescolanza di toni offerta da ogni puntata.
Dentro la cornice di una gigantesca lettera Q, l’iniziale del protagonista, si susseguono infatti i giovani assistenti che svengono quando alza un lenzuolo sul tavolo dell’obitorio (a sottolineare la venatura di commedia), l’auto che esplode in uno strapiombo (a ricordarci che di azione si tratta, talvolta), poi il protagonista circondato da belle donne (visto che le storie d’amore non mancano), e così via. Il ritmo è lento, ma la struttura è solida: e viene da chiedersi cosa ci sia poi di tanto diverso in titoli un poco più recenti, come «La signora in giallo» o «Matlock», che ancora oggi sono evergreen che arricchiscono i palinsesti generalisti.
Aldo Grasso