Mario Sensini, Corriere della Sera 22/12/2011, 22 dicembre 2011
EFFETTO SPREAD, INTERESSI GIA’ SALITI DI 8 MILIARDI L’ANNO —
La gestione dinamica del debito rischia di non bastare. Si potranno spostare le scadenze di alcune entrate fiscali, posticipare un po’ di spesa pubblica, e dunque spalmare in modo più uniforme il fabbisogno concentrato nel primo semestre dell’anno. Ma di fronte all’esigenza del Tesoro di rinnovare l’anno prossimo 350 miliardi di euro di titoli di Stato in scadenza, con gli spread sui titoli tedeschi a 500 punti base, e a tassi che sulle scadenze decennali sfiorano il 7%, lavorare di bisturi potrebbe non essere sufficiente. «Dobbiamo inventarci qualcosa», ammettono senza troppi problemi al ministero dell’Economia, dove studiano anche la possibilità di sostituire alcune emissioni di Btp con altri strumenti, come i certificati di deposito.
Il fatto è che il 2012 si presenta come un anno difficilissimo per l’Italia, e il mercato lo sa bene. Non solo c’è una massa enorme di titoli di Stato da rinnovare, 350 miliardi che rappresentano esattamente un terzo di tutti i titoli sovrani attesi dalla zona euro, e un quantitativo doppio rispetto alla Spagna (il che spiega anche la minor tensione sui bonos di Madrid). C’è il fatto che la vita media dei titoli di Stato italiani, superando gli 83 mesi, è ormai la più lunga di tutta l’Europa, il che andava bene quando i tassi erano bassi e ci si finanziava con poco a lungo termine, ma va molto peggio adesso, perché emettere un Btp decennale con questi tassi significa appesantire per anni la spesa per gli interessi sul debito.
E soprattutto c’è lo spread, che spinge i tassi sui Btp all’insù, che fatica moltissimo a rientrare sotto i 500 punti, e che ha già presentato un conticino da brividi al ministero dell’Economia. Tra il 22 settembre scorso, data dell’aggiornamento del Documento di economia e finanza presentato da Giulio Tremonti, e il 4 dicembre con la relazione sull’economia del nuovo ministro ad interim Mario Monti, solo in quelle sei settimane, per colpa dello spread, la spesa pubblica italiana si è appesantita di 24 miliardi nel prossimo triennio. Sono 8 miliardi di euro l’anno in più, giusto quelli appena recuperati dal governo con il decreto salva Italia. Ogni 100 punti base in più sui Bund tedeschi lo spread ci costa, secondo la Banca d’Italia, 3,1 miliardi di euro nel primo anno, 6,2 nel secondo anno e 8 miliardi in più a regime. Grazie alle impennate autunnali dello spread, la spesa italiana per gli interessi sul debito schizzerà da 77 miliardi del 2011 a 94 miliardi nel 2012, 101 nel 2013, 104 nel 2014. Sempreché il differenziale non resti su questi livelli, o addirittura aumenti ancora, il che renderebbe il conto estremamente più salato.
Qualche idea su come affrontare la situazione, al Tesoro, circola già. E l’esempio potrebbe essere il Giappone, che ha oltre il 90% del proprio debito pubblico, di fatto insensibile al balletto degli spread, collocato sul mercato interno. A differenza di quello italiano, che per il 40% è all’estero, nonostante l’enorme ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. E lo snodo è proprio quello di spingere gli italiani a investire nel debito dello Stato, offrendo alle famiglie nuovi strumenti finanziari. Qualcosa di simile a dei certificati di deposito a breve termine (3, 6, 9 o 12 mesi) che garantiscano un tasso d’interesse superiore all’inflazione. Rendendo il debito italiano un po’ più libero dalla pressione dello spread e dagli arbitraggi del mercato finanziario internazionale. La discussione tecnica al Tesoro è appena avviata, ma alle conclusioni si arriverà presto. Nel 2012, oltre ai 900 miliardi di titoli sovrani europei, scadono anche 1.200 miliardi di titoli americani. Più una quantità enorme di debiti privati, pari a un sesto del Pil mondiale. Farsi trovare impreparati sarebbe fatale.
Mario Sensini