Stefano Bartezzaghi, l’Espresso 28/12/2011, 28 dicembre 2011
ACCENTO GALEOTTO
Tommaso Pincio non è uno scrittore sospettabile di purismo o di tradizionalismo e ortodossia e per questo è ancora più significativo che in un suo recente articolo per "il Venerdì di Repubblica" si sia soffermato su una questione apparentemente minima: nessuno scrive più "È", ovvero E maiuscolo sormontato dal segno dell’accento grave; tutti scrivono "E’", ovvero E maiuscolo seguito dal segno dell’apostrofo. La gente, dice Pincio, "sa che ci vorrebbe l’accento, ma siccome con l’apostrofo si fa prima, se ne frega, tanto si capisce". Io non penso che si tratti di fregarsene o far prima. Le tastiere internazionali di smartphone e di tablet non prevedono un’opzione semplice, per la E accentata (maiuscola e anche minuscola). A volte servono due mani e magari si sta scrivendo tenendo con l’altra mano un ombrello o sorreggendosi a un apposito sostegno in metropolitana. Inoltre il ricorso alla E più apostrofo, almeno per la maiuscola, oltre a essere la regola per siti come repubblica.it, era l’opzione standard fino a quasi tutti gli anni Ottanta, quando cioè si scriveva ancora a macchina: solo pochi si prendevano la briga di accentare a mano le E maiuscole sul dattiloscritto finito. La quasi totalità dei miei corrispondenti usa la E seguita da apostrofo. Sul computer io ho impostato l’opzione per produrre la E maiuscola accentata solo dopo che l’editor di un mio libro mi ha chiesto di farlo con una e-mail spiritosa e accorata (aveva, come dire, toccato i tasti giusti).
Se il proprio strumento di scrittura non consente di scrivere in modo fluido è fisiologico adottare soluzioni più pratiche. Certo, bisogna stare attenti agli equivoci. È qualche anno che il cartello che annuncia la benedizione natalizia al condominio recita a tutte maiuscole: UNA RELIGIOSA PASSERA’. Se uno non vede l’apostrofo-accento o lo scambia per una virgoletta può anche capire male.
Anagramma: Tommaso Pincio = comma position.