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 2011  dicembre 22 Giovedì calendario

I FELTRINELLI ARRICCHITI SULLA PELLE DELL’ITALIA

Un’accusa di alto tradimento che piove addosso a una casa editrice e a una catena di librerie? E per di più nel 1918, quando le sorti della Grande Guerra non sembrano essere favorevoli all’Italia. D’altronde, oggi si potrebbe dire: che cos’è la Feltrinelli se non questo? Quando se ne evoca il nome la mente corre subito alle omonime librerie disseminate in tutta la penisola e all’editore che assurse decenni fa all’empireo della carta stampata grazie alla pubblicazione de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di uno dei libri del samizdat sovietico pubblicato in anteprima mondiale, Il dottor Zivago di Boris Pasternak. Inoltre, il nome della casa editrice fa capolino tra le pagine dei giornali non soltanto per i suoi successi editoriali. Quando si parla degli anni di piombo, non si esita a ricordare la tragica morte occorsa nel 1972 al suo fondatore, Giangiacomo Feltrinelli, mentre maneggiava dell’esplosivo su un traliccio della luce di Segrate. Epperò la famiglia Feltrinelli non è solo ciò che ricorda la memoria a breve termine. Essa ha alle spalle una storia che risale alla seconda metà dell’Otto - cento e ne fa una delle stirpi protagoniste dello sviluppo industriale dell’Italia, alla pari degli Agnelli, dei Pirelli, dei Falck e dei Volpi. Proprio la casa editrice che ne porta il nome ora pubblica un voluminosissimo tomo (pp. 480, euro 28), opera dello storico dell’economia Luciano Segreto, dal titolo inequivocabile: I Feltrinelli. Storia di una dinastia imprenditoriale (1854-1942) che prova a raccontarne le vicende e il successo. Fortuna di legno Quando la famiglia Feltrinelli, originaria del bresciano, muove i suoi primi passi nella seconda metà dell’Ottocento, scommette sullo sviluppo industriale della Lombardia e dell’Italia. E lo fa investendo nell’im - portazione di legnami. Potrebbe sembrare strano che allorché decollano le industrie siderurgiche, volano della modernità industriale, il legno possa risultare una materia prima indispensabile e tanto ricercata. Eppure esso era fondamentale per l’allestimento delle infrastrutture, senza le quali nessuno sviluppo industriale avrebbe mai visto la luce. Il legname dei Feltrinelli, all’epo - ca, proveniva dall’immediato retroterra del lago di Garda e da lì affluiva verso i maggiori centri di smercio e consumo, situati su tutto l’arco dell’Italia settentrionale. Tuttavia, nel giro di pochi decenni, quelli che vanno dagli anni Settanta dell’Otto - cento fino agli inizi del Novecento, la ditta e i suoi rappresentanti operano, per procacciarsi le forniture, su tutto l’arco alpino centro-orientale, dal Trentino al Tirolo, dalla Carinzia all’attuale Slovenia. Allo scoppio della Grande Guerra, e in particolare al momento dell’apertura delle ostilità da parte dell’Italia contro gli Imperi centrali, la situazione si rende difficile. Sempre più arduo risulta recuperare dalle proprietà forestali della Carinzia e dell’Ungheria il legname richiesto dai clienti, pubblici e privati. Tuttavia gli anni di guerra passano e l’azienda esce dal conflitto ancora solida, benché un’ombra ne oscuri il nome. Nel febbraio del 1918 il deputato repubblicano Giovanni Battista Pirolini tiene un discorso in Parlamento rincarando la dose su una denuncia già compiuta nel dicembre dell’anno precedente e da cui scaturisce il censimento, ordinato dal governo, del cotone, dei cascami di seta, della canapa e della juta esistenti nel Paese, perché tutti questi materiali, e in particolare i primi due, figuravano tra le componenti essenziali per la preparazione della polvere da cannone e per la fabbricazione delle tele che servivano all’allestimento degli aerei austriaci e dei famosi dirigibili tedeschi Zeppelin. Per non lanciare accuse a vuoto, il politico repubblicano snocciola i nomi delle ditte italiane che, stando alle sue informazioni, sono coinvolte nel contrabbando dopo l’entrata in vigore del divieto di esportazione (maggio 1915), vendendo i loro prodotti in Svizzera a società di comodo, tra cui la A.G. für Gernhandel, costituita a Zurigo nel 1914, che poi provvedevano a farli arrivare a destinazione. Tra le imprese menzionate da Pirolini figura la Società filatura cascami di seta di Milano, nel cui consiglio d’amministrazione siede, dal 1903, proprio Carlo Feltrinelli, il capofila della terza generazione della famiglia. Pescecani sotto accusa Dopo la rotta di Caporetto l’opi - nione pubblica diventa molto sensibili alle accuse rivolte ai cosiddetti “pescecani”, gli imprenditori e i finanzieri che si arricchivano nelle retrovie trafficando con il nemico mentre le truppe morivano in trincea. A seguito di queste accuse e delle successive indagini, Francesco Gnecchi, Primo Bonacossa e Carlo Feltrinelli finiscono in carcere perché nel corso di alcune perquisizioni le autorità inquirenti scoprono documenti decisivi per inchiodare alcuni dirigenti della società. Oltre al nome delle aziende tedesche coinvolte nel contrabbando, dai libri contabili emergono guadagni che in tempo di guerra superano di ben venti volte quelli degli anni precedenti. Dopo l’istruttoria e il processo però la fortuna degli accusati diverge: mentre Gnecchi e Bonacossa vengono condannati, alla fine, per tradimento preterintenzionale, gli altri amministratori tirati in ballo, come Braida, Cerena e lo stesso Carlo Feltrinelli e alcuni impiegati vengono prosciolti dall’accusa. Nella sua ordinanza il giudice assicura che per essi non vi erano prove per dimostrare che fossero a conoscenza delle attività illegali organizzate dai vertici della società. Ma l’assoluzione per mancanza di prove non mette a tacere la stampa che nei mesi seguenti continua la sua campagna contro Feltrinelli. Solo il passare degli anni e una revisione del processo voluta dall’imputato di un tempo, che nel 1922 l’assolse per non aver commesso il fatto, misero fine alla vicenda. Ma le insinuazioni, malgrado la verità giuridica emersa dal processo, anche a distanza di anni non si sono mai diradate