Franco Bechis, Libero 22/12/2011, 22 dicembre 2011
MANOVRA BRUCIATA DAL CROLLO DEL PIL
L’Istat ha confermato e un po’ peggiorato le anticipazioni di Libero sulla caduta del Pil già nel terzo trimestre 2011. Secondo i dati consuntivi resi pubblici ieri dall’istituto guidato da Enrico Giovannini fra luglio e settembre scorso l’Italia è stata in recessione, con un Pil in discesa dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. L’Istat per altro ha corretto al ribasso anche la crescita fatta registrare nei primi due trimestri, così come il tendenziale annuo, che almomento ancora prevede una crescita dello 0,5%. Sono negativi i consumi delle famiglie, le spese della pubblica amministrazione, gli investimenti, il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria. Tutti dati in controtendenza sia rispetto ai principali paesi dell’Unione Europea che rispetto alle principali economie mondiali. La caduta - secondo le stime degli analisti, dovrebbe ampliarsi nel quarto trimestre e ridurre ancora il dato del Pil 2011, portandolo assai vicino alla stagnazione. Siccome l’Istat - che stava aggiornando la base statistica - non aveva fornito le stime preliminari del terzo trimestre, ci eravamo chiesti se almeno qualche anticipazione fosse arrivata alle orecchie del governo di Mario Monti, ch stava varando la sua manovrona economica. Ieri abbiamo avuto la risposta: purtroppo no. Le stime congiunturali aggiornate dal viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, lo scorso 7 dicembre erano più ottimiste: la previsione 2011 per il Pil italiano era di crescita dello 0,6 per cento, quella per il 2012 era di caduta dello 0,4%. Su quelle cifre sono stati fatti i conti finanziari per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. La differenza già sul 2011 vuole dire in questo momento un calcolo sbagliato di 3 miliardi di euro. Se il consuntivo finale sarà però un pil variato fra lo zero e il 0,3%, i conti 2011 avrebbero un buco oscillante fra 9 e 18 miliardi di euro. Lo stesso accadrebbe nel 2012. Nella migliore delle ipotesi rispetto ai conti del governo avremmo uno scostamento di 15-20 miliardi di euro. Non è l’unico buco nei conti pubblici però che rende sempre più probabile la necessità di una manovra bis di primavera. Perché gli altri guai evidenti stanno arrivando dallo spread sui titoli di Stato italiani. La manovra avrebbe dovuto fare scendere di 150- 200 punti base lo spread, che era arrivato ampiamente sopra i 500 punti. Ieri veleggiava ancora intorno a quota 500, e la notizia non è affatto buona. Perché di fatto con il governo Monti e le sue misure lo spread è restato assai vicino ai massimi raggiunti con il governo Berlusconi. Se non si è mosso di fronte a una cura da cavallo superiore ai 30 miliardi lordi all’anno per un triennio, diventa difficile comprendere quale misura di questo governo sia in grado di fargli cambiare rotta. Non ne ha idea né Monti né la sua squadra di ministri economici. Proprio in quel documento di Grilli del 7 dicembre scorso è stata aggiornata rispetto alle previsioni fatte a settembre da Giulio Tremonti, la spesa per interessi nel prossimo triennio: aumenterà di 8,4 miliardi di euro nel 2012, di 10,5 miliardi di euro nel 2013 e di 11,3 miliardi di euro nel 2014. La crescita è dovuta proprio al balzo fulmineo dello spread fra settembre e dicembre, che ha già condizionato pesantemente le aste dei titoli di Stato italiani (molte si sono chiuse con rendimenti lordi superiori anche oltre mezzo punto allo spread dello stesso giorno d’offerta). Secondo i tecnici del servizio Bilancio di Camera e Senato che hanno analizzato quella previsione però “la relazione non fornisce alcuna stima circa l’evoluzione attesa della curva dei rendimenti, né una previsione dello stock del debito pubblico”. Tradotto in parole povere: il governo Monti non ha alcuna idea di quel che potrà accadere alla spesa per interessi nel prossimo anno. Ed è un buco non da poco: fra gennaio e aprile andranno rinnovati titoli di Stato di ogni genere per un totale di 150 miliardi di euro. Alcuni (Btp decennali e Bot semestrali) non avevano rendimenti così lontani da quelli attuali. Tutti gli altri sì. Prendendo a riferimento i risultati delle ultime aste e la sostanziale stabilità degli spread, significa che solo nel primo quadrimestre la spesa per interessi annua aumenterà di circa 6 miliardi di euro. Con le aste successive la spesa per interessi aumenterà ancora. Ma se si metteranno insieme aste dei primi tre mesi e dato definitivo del Pil 2011 italiano, a marzo il governo avrà la certezza di essere fuori obiettivo di almeno 25 miliardi di euro, e probabilmente qualcosa in più. Si potranno declamare tutti gli slogan possibili da qui ad allora, ma una nuova stangata simile a quella attuale (perfino superiore, visto che opererà su una porzione di anno) sarà inevitabile.