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 2011  dicembre 21 Mercoledì calendario

IL BUONO, IL RUTTO E IL CATTIVO

Carlo Verdone dice che “il pubblico chiede storie nuove”. Da-rio Bandiera, uno dei protagonisti del film, dà la colpa al trailer sbagliato, che punta troppo sui “vecchi” De Sica e Ferilli e non dà il giusto risalto alla nouvelle vague. Il produttore Aurelio De Laurentiis mastica più del solito e stavolta amaro, garantendo però che “il passaparola è buono, ci rifaremo”. Altre volte il cinepanettone era stato dato moribondo, ad esempio nel 2004. Stavolta però la crisi sembra seria. E la Rete festeggia, celebrando il funerale del sorrisaccio facile. Di pancia e di natica. Grasso. Stanco. Per Vacanze di Natale a Cortina, un milione e 623 mila euro di incasso, ancora tanti – lunga è la strada verso la liberazione dal trash – ma molti meno dei 3 milioni e 396 mila euro di Natale in Sudafrica.
UN ANNO FA, stesso weekend. Il ventottesimo episodio dei cinepanettoni è solo quarto al botteghino, dietro Sherlock Holmes – Gioco di ombre, Il gatto con gli stivali e Finalmente la felicità del virtuoso Pieraccioni. Forse gli spettatori si sono stancati di Neri Parenti e delle sceneggiature sempre uguali. Forse gli autori si sono sopravvalutati, divertendosi (solo loro) a disseminare metacitazioni di Vacanze di Natale, la pellicola dei Vanzina Bros (ambientata a Cortina) che sancì nel 1983 l’avvento dei cinepanettoni. Forse, volgarità per volgarità, tanto vale esaltarsi per i “bucchinhu rigatu” di Checco Zalone. O forse ci sono altre motivazioni, magari addirittura socio-politiche. È cioè possibile che Vacanze di Natale a Cortina abbia l’imperdonabile difetto di vergognarsi (un po’) di se stesso. Se craxismo e berlusconismo avevano definitivamente abbattuto il muro dell’indecenza, rendendo accettabili e incentivabili gli sghignazzi più grevi, l’ultima pellicola tradisce il desiderio (represso) di esibire un maquillage “sobrio”. Per stare al passo dei tempi e dei Monti. E qui sta l’errore, poiché la restaurazione può permettersela Fiorello ma non il cinepanettone, che nasce brutto, sporcaccione e ignorante. È vero che in ogni pellicola c’è il Marescotti di turno, a impersonare il “colto” che gioca con la cacca per dimostrare eclettismo, ma stavolta sembra di vedere un Materazzi qualsiasi che si improvvisa – se non fantasista – centromediano metodista. Ibrido inaccettabile. Christian De Sica, in guerra con l’ex sodale Boldi dal 2006 e unico superstite del primo episodio, non lo ha mai nascosto: “Drammaturgicamente i film di Natale spesso sono ordinari, molte volte ripetitivi, orgogliosamente grossolani. Sono un po’ il discount del cinema. Ognuno di loro si può smontare, stroncare e rimontare con grande facilità. Sono film semplici, ma non disonesti”.
LA COMICITÀ in saldo avrebbe potuto sposarsi con un Natale di crisi economica paradigmatica. Qualcosa, evidentemente, manca. Magari proprio la volgarità più didascalica, che nei predecessori era l’unico collante ridanciano. Come dimenticare (e magari potessimo) il Massimo Boldi che si pulisce il deretano con la garza della “mummia meglio conservata al mondo”, nell’imprescindibile Natale sul Nilo (2002)? Se ne ripercorra l’acme: “Mi sto cagando addosso, mi aiuti procurandomi un cesso che non sia sua sorella!” (Boldi a Biagio Izzo); “Ammazza aho’ sti faraoni che se so’ magnati? Dopo 3 mila anni se sente ancora la puzza de’ mmerda!” (l’intellettuale Enzo Salvi, al cui confronto Bombolo era maschera bergmaniana). C’era una volta il peto, così e se vi pare. Ancora dal repertorio-discount: “Basta con la sfiammata anale, è troppo pericolosa”; “Ci hai ragione, guarda che me so’ combinato. C’ho ‘na grigliata mista al posto del culo!” (dialogo tra il manager Conticini e l’artista “Vomito ” Salvi dall’esiziale Natale in India, 2003). O ancora: “Sono tanto solo. Ci ho bisogno d’affetto, di una voce amica, di una compagna per la vita... Iside, famme ‘na pompa!” (De Sica in SPQR, 1994); “Dà retta a me, come la vedi parti con la mano, te strusci un po’, movimento d’anca e bacino e je fai senti’ la sequoia,
quella se sturba e te – zac – la calzi!” (lezione di erotismo di De Sica al figlio); “Bella muccona da latte!” (il talentuosissimo Panariello in Natale in Sudafrica, 2010, guardando il fondoschiena di Belen). Dritto nella leggenda il Boldi che armeggia con le suonerie del cellulare di “Vomito” Salvi – nell’ordine: mix di rutti, fraseggio di flatulenze, gorgheggio di orgasmi – in un aeroporto davanti a una suora. Oppure De Sica e Boldi che, in casa di un serial killer evaso, mangiano i testicoli da lui tagliati e saltati in padella (i succulenti “cojoni alla vaccinara” di Natale a Miami, 2005).
QUANDO SALE in cattedra il Maestro Ghini, si vira su crasi e calembour: “Questa vacanza dei ragazzi capita quasi ad hoc”; “Io me so’ fatto un programmino…”; “Anche lei ad hoc?”; “No, a Rio” (duetto con De Sica in Natale a Rio, 2008). Indelebile il cameo di Vittorio Sgarbi – a suo agio come una cernia nel deserto – in Paparazzi (1998), lisergica la Carol Alt sadomaso in Anni 90 Parte II (1993). Perle su perle, ai porci o a chi passava di lì. Gli appassionati non stanno trovando in Vacanze di Natale a Cortina la sufficiente dose di cafonal. A lorsignori è d’uopo consigliare Natale al cesso, trailer-parodia di Maccio Capatonda, il fenomeno comico-televisivo più ispirato degli ultimi anni (assieme alla serie Boris). In 90 secondi, Capatonda condensa su Youtube tutti gli ingredienti cardine: tormentoni musicali, grevità, doppi sensi. Un capolavoro, nel suo piccolo e a conferma dei paradossi di un rito in crisi: per essere bello, il cinepanettone deve sublimarsi nella sua caricatura. Puntualmente migliore dell’originale.