Alessandra Farkas, Corriere della Sera 21/12/2011; Paolo Mereghetti, ib., 21 dicembre 2011
2 articoli – LA RIVINCITA DELLO SCRITTORE CHE CREO’«VACANZE ROMANE» — Regalo di Natale postumo per Dalton Trumbo
2 articoli – LA RIVINCITA DELLO SCRITTORE CHE CREO’«VACANZE ROMANE» — Regalo di Natale postumo per Dalton Trumbo. Dopo ben 58 anni, il nome del leggendario sceneggiatore scomparso nel 1976 finalmente apparirà nei credit di uno dei capolavori della cinematografia di tutti i tempi, Vacanze romane, insieme a quello di Ian McLellan Hunter e John Dighton. La commedia romantica del 1953 diretta da William Wyler venne girata interamente tra le vie di Roma e Cinecittà e sancì la consacrazione a icona del cinema di Audrey Hepburn nei panni della principessa Anna in missione diplomatica per l’Europa, che si lascia conquistare dalle meraviglie della città eterna a bordo della Vespa — da quel momento in poi famosa nel mondo — guidata da Gregory Peck, nel ruolo del giornalista americano Joe Bradley alla ricerca dello scoop che possa cambiare la sua vita. Dietro quel successo c’era la penna di Trumbo, sceneggiatore figlio di immigrati franco-svizzeri, costretto all’epoca, in pieno maccartismo, a lavorarci su, in maniera anonima, dal suo esilio volontario in Messico. Trumbo fu solo una delle tante vittime della persecuzione in atto in quel periodo. Il suo nome venne infatti inserito nella «Hollywood Ten», una delle liste nere volute dal senatore Joseph McCarthy, con i nomi di noti registi, musicisti, attori e scrittori. La sua colpa? Essersi rifiutato nel 1947 di comparire davanti al Comitato per le attività anti-americane per testimoniare sulle influenze comuniste nel mondo del cinema. Per questo motivo fu accusato di oltraggio al Congresso, spedito in prigione e interdetto. La persecuzione che subì sulla sua pelle non riuscì però a scalfire il suo amore per la scrittura. Infatti, continuò a lavorare a Hollywood celando la sua identità dietro amici scrittori che accettarono di fargli da prestanome. Uno di questi fu McLellan Hunter, caro amico e co-sceneggiatore di Vacanze romane, che ne ricevette, al suo posto, l’Academy Award. McLellan addirittura accettò anche incarichi per suo conto, consegnandogli poi i compensi guadagnati. Trumbo dovette ricorrere anche all’uso di pseudonimi per continuare a scrivere. L’altro suo capolavoro La più grande corrida del 1956, per cui vinse nuovamente l’Oscar per la sceneggiatura, venne scritto dietro il nome di Robert Rich. Soltanto nel 1975, l’Academy riconobbe che il vero nome del vincitore era Trumbo. «Non abbiamo il potere di cancellare gli errori e la sofferenza del passato», ha affermato Chris Keyser, presidente del sindacato degli scrittori Usa Wgoa, «ma possiamo promettere che non saremo più vittime della paura e della censura». In realtà la storica decisione non sarebbe stata presa senza la ferma volontà di Christopher Trumbo, scrittore come suo padre, scomparso lo scorso gennaio, deciso a vendicare il celebre genitore. Insieme al suo amico Tim Hunter, figlio di McLellan Hunter, Christopher era da sempre al corrente della verità dietro il film Vacanze romane. Per tale ragione, nel 2010, dopo l’aggravarsi della malattia, decise di presentare una richiesta formale. «Per Christopher era una crociata importante», afferma Tim Hunter. «Purtroppo ci ha lasciati prima di vedere il suo sogno realizzato». Alessandra Farkas I SUOI CAPOLAVORI CON LA FIRMA FINTA - Curioso destino quello di Dalton Trumbo: non solo vinse gli unici due Oscar della sua carriera senza poterli ricevere, perché l’ostracismo contro i «dieci di Hollywood» l’aveva obbligato a firmare La più grande corrida (premio al miglior soggetto nel 1957) con lo pseudonimo di Robert Rich mentre tre anni prima aveva dovuto accettare di non comparire nemmeno nei titoli per Vacanze romane (con la statuetta assegnata al solo Ian McLellan Hunter). Ma a sentire i suoi maggiori esegeti — come Richard Corliss e Bertrand Tavernier — i suoi lavori migliori sono proprio quelli che scrisse tra il 1950 e il ’58, quando la campagna contro i comunisti e la condanna per «oltraggio al Congresso» l’aveva costretto a nascondersi dietro vari pseudonimi o addirittura a non firmare. Portano infatti l’impronta della sia genialità La sanguinaria di Joseph H. Lewis, Sciacalli nell’ombra di Joseph Losey, Ho amato un fuorilegge di John Berry, Sfida alla città di Byron Haskin e Cowboy di Delmer Daves, tutti film notevoli proprio a partire dal lavoro di Trumbo sulla sceneggiatura. Come se l’emarginazione l’avesse spinto a superarsi e a dare il meglio di sé. Paolo Mereghetti