Renato Franco, Corriere della Sera 21/12/2011, 21 dicembre 2011
TEDESCHI, «OSCAR» A 91 ANNI: MA IL TEATRO E’ GIOVANE ZX—
«La vita si è allungata, bisogna andare in pensione molto più in là, e il mondo del teatro — sempre sensibile interprete dei tempi — allunga anche i tempi dell’assegnazione dei premi. Forse mi premiano perché ho superato di gran lunga l’età pensionabile. Il sospetto c’è». Scelto a 91 anni come il migliore di tutti, ma senza prendersi troppo sul serio, lui che (anche) dell’umorismo ha fatto la cifra della sua vita. Ci si può permettere di scherzare. Gianrico Tedeschi, proprio lei? Premiato? «Mi pare un’esagerazione, anche un premio. Dovrei essere io a dare premi, a tanti, a tutti».
Miglior attore del 2011 per «La compagnia degli uomini» di Edward Bond ai premi Ubu, massimo riconoscimento del teatro italiano. Lei è un grandissimo, ma non c’era un attore «nuovo» su cui puntare?
«Può vedere la lista dei premiati, non ero solo io il prescelto, e la maggior parte di loro come vedrà sono under 30 e tutti nuovi di zecca».
In questo modo il teatro non si allontana sempre più dai giovani diventando ambiente di nicchia?
«No, i giovani, e ce ne sono molti di talento, prendono il testimone dai vecchi, è sempre stato così».
Non trova paradossale che da una parte si sostenga che bisogna lasciare spazio ai giovani e poi si chiede sempre di più alle persone più in là con gli anni?
«Nonostante la sua domanda profumi un po’ di argomento populistico le ricordo che il repertorio contiene personaggi di vecchi che possono essere fatti solo dai vecchi. Per esempio il centenario di Lope de Vega a chi vogliamo farlo fare? Inoltre il talento non ha età».
Lei, Dario Fo, Franca Valeri, Franca Rame, Arnoldo Foà, Carlo Gauffré, Giorgio Albertazzi... il teatro allunga la vita?
«Sì, a questi il teatro ha allungato la vita, a molti altri no».
Il più grande errore, artistico o umano, della sua vita?
«No comment».
La più grande soddisfazione?
«Quando uno spettacolo convince il pubblico».
Chi sono i più grandi con cui ha lavorato?
«Anna Magnani, Ruggero Ruggeri, Memo Benassi, Renzo Ricci, Andreina Pagnani».
E i più bravi su piazza?
«Ce ne sono molti ma nomi no, nemmeno sotto tortura. Mi sun di quei che parla no!».
Un attore a cui avrebbe voluto rubare qualcosa?
«Benassi, per la sua follia e il suo essere al di fuori della realtà».
Un consiglio a chi inizia a fare teatro?
«Quello di abituarsi a creare da solo il proprio lavoro e di combattere per portarlo in fondo anche se con mille fatiche».
Vantaggi e svantaggi della sua età?
«Il vantaggio è quello di poter dire tutto ciò che mi passa per la testa, lo svantaggio è che tutti mi parlano alla prima persona plurale: Come stiamo oggi? Abbiamo fatto una bella passeggiata? Abbiamo mangiato la minestrina?».
Allena in qualche modo la sua memoria?
«Sì, con il suggeritore all’antica italiana».
Non le pesa stare sul palcoscenico, una fatica fisica oltre che mentale?
«È l’opposto, la scena dà forza».
La prossima stagione teatrale che fa?
«Non è né deciso né sicuro: ho allo studio una commedia di Lope de Vega. Titolo? "Il centenario"».
Un rimpianto?
«Neanche uno».
Renato Franco