Giovanni Bianconi, Corriere della Sera 21/12/2011, 21 dicembre 2011
E LE VINCITE DELLE PARTITE TRUCCATE SI INCASSAVANO DAI CINESI A NAPOLI — I
pentiti del calcio scommesse internazionale sono due. Oltre al singaporiano Wilson Raj Perumal, arrestato in Finlandia, gli investigatori italiani sono andati in Germania ad ascoltare Marijo Cvrtak, 46 anni, nato a Norimberga e condannato a cinque anni e mezzo di carcere per le partite truccate nei campionati tedeschi.
Cvrtak ha raccontato i suoi rapporti con alcuni personaggi di origine slava tra cui Hamdo Sancakli, «personaggio rilevante e noto nell’ambiente; insieme con lo sloveno Kosta Turner aveva fatto alcune scommesse da un cinese e lì aveva preso molti soldi». Il truccatore di Norimberga ha spiegato che Hamdo conosceva Almir Gegic, uno degli «zingari» che insieme a Dino Lalic e Admir Suljic fanno parte dell’organizzazione «transnazionale» guidata dal singaporiano Tan Seet Eng, detto «Dan». Dall’altro ieri sono tutti ricercati per ordine del giudice di Cremona Guido Salvini.
«Io sapevo che Lalic e Suljic scommettevano anche da un cinese — ha detto Cvrtak —... Voglio precisare che quando parlo di un cinese intendo un asiatico, la nazionalità esatta non mi è nota». Per gli inquirenti italiani quel «cinese» altri non è che Tan Seet Eng, cioè il capobanda. Il tedesco sostiene di averne solo sentito parlare, mentre sulle scommesse clandestine in Italia aggiunge: «Dai miei contatti olandesi sapevo soltanto che a Napoli ci sono dei cinesi asiatici che fanno scommesse. L’ho appreso da Paul Rooij dell’Olanda. Lui mi disse che quando uno vinceva poteva andare a Napoli, per potere lì direttamente ritirare i soldi. Quando ero insieme con lui, spesso ho sentito che faceva delle telefonate con Napoli».
Quello partenopeo, probabilmente, è un altro capitolo. Nel filone che unisce singaporiani e slavi individuato dall’inchiesta di Cremona, invece, ci sono altri accusati divenuti a loro volta accusatori, scegliendo la via della collaborazione coi magistrati. Uno di questi è Vittorio Micolucci, calciatore classe 1983, difensore, qualche presenza nelle nazionali giovanili, cresciuto nel Giulianova e poi transitato per Udinese, Pescara, Bari e Ascoli, dove ha interrotto la carriera dopo l’arresto del 1° giugno scorso nella prima fase dell’inchiesta di Cremona. Con la giustizia sportiva ha patteggiato 14 mesi di squalifica.
«Successivamente alla partita Siena-Ascoli dell’11 dicembre 2010 terminata con il punteggio 3 a 0 — ha testimoniato Micolucci —, il Sommese (centrocampista dell’Ascoli, anche lui arrestato a giugno, ndr) mi riferì di aver ottenuto dei soldi, senza precisarmi l’importo, grazie all’alterazione della sua prestazione nella citata gara, da alcuni soggetti stranieri. Ricordo che mi descrisse anche il particolare fisico di uno di loro, cioè una vistosa cicatrice all’occhio sinistro che lo aveva particolarmente impressionato».
Due mesi più tardi, il 25 febbraio 2011, si gioca Livorno-Ascoli che finisce 1 a 1, e Micolucci riferisce ancora le mosse di Sommese: «Dopo la partita mi avvicinò informandomi che un gruppo di stranieri, che egli definì con l’appellativo di "zingari", erano con me, testualmente, "avvelenati" in quanto mi attribuivano la responsabilità di ingenti perdite in seguito al mancato conseguimento di vincite relative al predetto incontro col Livorno, nonché alla ancor precedente partita disputata con l’AlbinoLeffe».
Micolucci restò sorpreso perché — afferma — lui con gli «zingari» non aveva mai avuto a che fare. Gli capitò un mese dopo, la sera del 1° aprile, dopo uno scambio di messaggi telefonici con un altro calciatore implicato nel giro delle scommesse clandestine, Carlo Gervasoni, arrestato ieri. I due si diedero appuntamento all’una di notte in piazza sant’Agostino, nel centro di Ascoli Piceno. Gervasoni non era solo: «Si presentò a bordo di una Mercedes di colore nero accompagnato da due persone, una delle quali mi impressionò immediatamente per via della vistosa cicatrice che portava sopra l’occhio sinistro». Micolucci si ricordò dello sfregiato di cui gli aveva parlato Sommese, che ce l’aveva con lui. Ma l’argomento della riunione a bordo della Mercedes con targa straniera non erano le partite passate, bensì quelle future: «Gervasoni mi spiegò che queste persone intendevano propormi un affare secondo cui io mi sarei dovuto adoperare per il concretizzarsi di un cosiddetto "over" nella imminente partita Novara-Ascoli».
Poi gli «zingari» dettarono i termini dell’accordo, lo sfregiato parlava in inglese e il suo amico traduceva: «Ciò mi avrebbe fruttato la somma di 40.000 euro se la partita si fosse conclusa con un "over 2,5" (cioè con almeno tre gol, ndr) e di 80.000 euro in caso di "over 3,5" (almeno quattro gol, ndr). Conclusero poi la loro offerta proponendomi un importo superiore a 100.000 euro in ipotesi di risultato esatto, comunque contenente al suo interno una combinazione "over"». I pagamenti sarebbero avvenuti in anticipo, con l’accordo della restituzione in caso di risultato diverso da quello concordato.
Lo sfregiato e il suo complice spiegarono a Micolucci anche le modalità sulla manipolazione dei risultati: «Nulla doveva accadere prima del decimo minuto del primo tempo della partita, in quanto le loro giocate si sarebbero svolte esclusivamente "live" su un sito estero, denominato Bobet». Il giocatore corrotto poteva modificare l’accordo originario passando da un "over" a un altro, o addirittura al risultato esatto: «Ciò naturalmente avrebbe fatto variare in positivo il quantitativo della somma corrisposta, raddoppiandola o triplicandola», precisa Micolucci. Il quale conclude: «Rammento perfettamente che a comprova della bontà della loro offerta mi esibirono una mazzetta di banconote da 500 euro, per un importo complessivo che approssimativamente posso indicare in 150-200.000 euro. Gervasoni assisteva alla scena invitandomi a prendere in seria considerazione l’offerta, garantendomi la serietà di dette persone. Confesso di aver avuto paura di trattare con costoro. Gli stessi pretendevano, in caso di accettazione della loro offerta, che io gli garantissi la certezza del risultato a loro favorevole, pertanto respinsi l’offerta dicendo loro di non essere interessato. La mia squadra era a un passo dalla retrocessione, né io ero in grado di garantire il coinvolgimento di altri giocatori...».
Giovanni Bianconi