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 2011  dicembre 21 Mercoledì calendario

In 30mila rischiano la morte per i seni rifatti - Lidia ha 37 anni e ha paura. Quattro anni fa è stata operata in un quartiere molto chic, sedicesi­mo arrondissement di Parigi

In 30mila rischiano la morte per i seni rifatti - Lidia ha 37 anni e ha paura. Quattro anni fa è stata operata in un quartiere molto chic, sedicesi­mo arrondissement di Parigi. Per quattro mila e cinquecento euro si era rifatta i seni. Nessun proble­ma fino ad oggi. Poi quell’annun­cio le ha fatto cadere ogni certez­za: entro la fine della settimana le autorità sanitarie francesi chiede­ranno a tutte le donne che porta­no le protesi in silicone della mar­ca PIP di farsele rimuovere. Le pro­tesi, concepite a partire da un gel non conforme, possono strappar­si e provocare, oltre a delle infiam­mazioni, dei tumori. Silicone difettoso, pericoloso perché si potrebbe rompere in qualsiasi momento diffondendo il pericoloso liquido nel corpo. Li­di­a è una delle tante donne che ie­ri mattina è voluta andare al mini­stero della Salute a Parigi. Voleva capire, sapere di più, parlare con qualcuno. Davanti al ministero ha trovato una folla di donne di­sperate come lei. Non si conosco­no, ma si abbracciano tra loro. So­no spaventate, deluse. «Quando ho sentito la notizia alla radio - di­ce Lidia - ho subito chiamato il mio chirurgo. Mi ha spiegato che le mie protesi non sono quelle a ri­schio. Eppure non mi sento tran­quilla. Non voglio vivere con due bombe nel corpo». Vicino a lei c’è anche Elizabeth. Trema davanti all’idea del silicone avariato. Nel suo caso non si è trattato di un in­tervento estetico, ma riparatorio dopo un tumore al seno.E ora l’in­cubo potrebbe tornare. Ora la Francia ha deciso di ri­chia­mare al più tardi entro il 24 di­cembre trentamila donne per far­si rimuovere le protesi al seno can­cerogene. Al più tardi entro il 24 di­cembre. La notizia, riportata dai media locali, è stata confermata su Liberation da Agnès Buzyn, pre­sidentessa dell’Istituto nazionale per il cancro, e da Jean-Yves Grall, direttore generale della Sanità. Una decisione, quella presa dalle autorità sanitarie francesi, che non ha precedenti. Eppure il go­verno di Parigi non ha dubbi sul le­game tra il difetto della protesi e la comparsa del cancro. «L’urgenza è che tutte le donne che hanno pro­tesi Pip vedano i loro chirurghi », si è limitata a dire ieri, in piena tem­pesta mediatica, la portavoce del governo, Valerie Pecresse. La decisione arriva dopo che, negli ultimi mesi, sono stati rileva­ti otto casi di tumore al seno ritenu­ti collegati alle protesi e cir­ca duemila donne hanno presentato denuncia con­tro la società Pip, che produce le protesi difettose; è stata anche aperta un’inchiesta per «omici­dio involontario» dopo il decesso di una donna. Il governo adesso si trova a do­ver affrontare due emergenze: identificare le portatrici delle pro­te­si incriminate e gestire le opera­zione di espianto. «Se si tratta di un’urgenza sanitaria e di salute pubblica la nuova operazione sa­rà a carico dello Stato», ha assicu­rato poi la Pecresse. Eppure queste protesi, benché fuori dal mercato da circa due an­ni, fanno paura anche in Italia. Sa­rebbero infatti circa 4-5.000 le donne che nel nostro Paese han­no una protesi di questo tipo. Il mi­nistro della Salute Renato Balduz­zi, alla luce dei fatti, ha convoca­to d’urgenza il Consiglio su­periore di sanità per un pa­rere. Le protesi, fabbricate dal 2001 dall’azienda fran­c­ese Poly implant prothe­se (Pip) ed oggi fuori dal mercato, sono finite sotto accusa poiché fabbricate con silicone diverso da quel­l­o dichiarato alle autorità sanita­rie e destinato invece ad usi indu­striali. Resta un problema: molte pazienti potrebbero non essere a conoscenza del tipo di protesi che è stata loro impiantata, e dunque potrebbero non sapere di avere nel proprio corpo un impianto a ri­schio.