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 2011  dicembre 21 Mercoledì calendario

Scrive la prefazione al killer di Firenze Per Lerner e la Rai è lui il criminale - L’ombra lunga dei famigerati Protocolli dei Savi di Sion e del fan­tomatico complotto giudaico­massonico che mira al governo oc­culto del mondo, si proietta da ol­tre un secolo sull’antisemitismo europeo, estendendosi sino a og­gi

Scrive la prefazione al killer di Firenze Per Lerner e la Rai è lui il criminale - L’ombra lunga dei famigerati Protocolli dei Savi di Sion e del fan­tomatico complotto giudaico­massonico che mira al governo oc­culto del mondo, si proietta da ol­tre un secolo sull’antisemitismo europeo, estendendosi sino a og­gi. E alimentando a sua volta cospi­razioni, forme di razzismo intellet­tuale e processi ideologici. È il caso di Gianfranco de Turris, intellettuale che non ha mai nega­t­o la propria appartenenza all’area della destra culturale e ora accusa­to di «connivenza» con Gianluca Casseri,l’autore della strage xeno­foba di Firenze del 13 dicembre scorso. De Turris, giornalista Rai e collaboratore del Giornale , presi­dente della Fondazione «Julius Evola» e tra i massimi esperti italia­ni di letteratura fantastica, è da giorni al centro di una violenta po­l­emica per aver firmato la prefazio­ne di due libri di Casseri: il roman­zo magico-esoterico La chiave del caos (scritto in coppia con Enrico Rulli) e soprattutto il pamphlet I Protocolli del Savio di Alessandra , pubblicato dal killer di Firenze po­chi mesi fa per Solfanelli, in cui si smonta il recente romanzo di Um­berto Eco, Il cimitero di Praga , che ruota proprio attorno alla fabbrica­zione del falso documento antise­mita: Casseri legge i Protocolli co­me una fabula nella quale è però possibile vedere una sorta di pro­fezia rispetto a «pau­re » che percorrono i nostri tempi, come il controllo del mondo da parte di misteriose oligarchie economico­finanziarie. Pericolide­n­unciati anche da pen­satori al di sopra di ogni sospetto, a parti­re da Toni Negri con il suo Impero . Una tesi che De Turris,nell’intro­duzione al libro di Casseri, rilan­cia, ponendosi la domanda: «E se questi fantomatici programmi su politica, economia, vita sociale, mortale, religione eccetera per di­sintegrare la società dei “gentili” e controllarla, inavvertitamente avessero un minimo di riscontro nella realtà effettuale dell’ultimo secolo, cioè negli anni successivi al­la elaborazione dei Protocoli (1902-05),beh allora il caso non sa­rebbe chiuso e lo si dovrebbe ridi­scutere in una nuova luce ». Da qui l’attacco a De Turris, accusato di connivenze xenofobe col killer di Firenze: sia dall’associazione «Ar­ticolo 21 »,che ha presentato un’in­terrogazione alla Commissione di Vigilanza Rai; sia da Gad Lerner, che lo ha chiamato in causa nella trasmissione L’Infedele e sul pro­prio blog. De Turris, a lungo vicecapore­dattore d­ei servizi culturali al Gior­nale Radio Rai e dal 2003 condutto­re della trasmissione L’Argonauta (con contratto fino al prossimo giu­gno), conobbe Casseri, grande ap­p­assionato di fantascienza e di fan­tasy, in occasione di alcuni conve­gni: «l’avrò visto una decina di vol­te, forse meno, nel corso di una ven­tina d’anni». Una conoscenza che lo ha portato a leggere il libro sui Protocolli : «Mi interessava la sua lettura di quel celebre testo, non vi­sto come pamphlet antisemita ma come un romanzo antiutopico che,a inizio del ’900,voleva mette­re in guardia da alcuni pericoli che avrebbero potuto verificarsi in fu­turo, e che in parte certi studiosi contemporanei denunciano. E questo ho scritto nella prefazio­ne ». Abbastanza - da parte di severi censori del pensiero- per metterlo alla gogna, associandolo alle peg­giori teorie antisemite. «Quando ho saputo dei fatti di Firenze non volevo crederci, mi sembrava sur­reale... Non potevo neppure imma­ginare la follia di Casseri. Nella mia carriera avrò firmato centinaia fra libri, introduzioni, antologie... La polemica che mi ha infangato, ali­mentata da gente che non mi cono­sce e non ha letto i miei lavori, di­mostra che toccare certi argomen­ti è ancora tabù. Si è strumentaliz­zata una tragedia per criminalizza­re un’area politica: CasaPound, la Fondazione Evola, me e la mia tra­smissione... ». Odio chiama odio.