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 2011  dicembre 21 Mercoledì calendario

Severino: “Giudici da avvicendare? Nessuna proroga” - Nulla da fare per il pool di magistrati specializzati nella tutela della salute e della sicurezza sul lavoro guidati da Raffaele Guariniello, così come per tutti i giudici che abbiano superato il tetto dei dieci anni nello stesso gruppo di lavoro

Severino: “Giudici da avvicendare? Nessuna proroga” - Nulla da fare per il pool di magistrati specializzati nella tutela della salute e della sicurezza sul lavoro guidati da Raffaele Guariniello, così come per tutti i giudici che abbiano superato il tetto dei dieci anni nello stesso gruppo di lavoro. Per restare ai casi principali di chi inderogabilmente dovrà cambiare d’ufficio: ce ne sono 17 a Milano (ma per dieci è in programma l’avvicendamento), 13 a Torino, 11 a Roma, 9 a Padova, 5 a Reggio Emilia. Il Consiglio superiore della magistratura ha concesso ancora sei mesi di tempo alle procure inadempienti per organizzare gli avvicendamenti e nulla più. L’appello di Guariniello stesso, ma anche quello lanciato di recente da Giancarlo Caselli, a non smantellare un gruppo così affiatato e ultraspecializzato, è destinato a cadere nel vuoto. Qualcuno sperava in un intervento in extremis del governo. Ma lo stesso ministro Paola Severino, al corrente del problema, ha deciso che non c’è nulla fare. Dura lex, quella del tetto dei dieci anni nello stesso incarico, ma lex. «Mi consta - dice la ministra della Giustizia - che il Csm abbia assunto nei giorni scorsi una delibera di cui non posso non essere che pienamente rispettosa». Perché non sembri il gioco dello scaricabarile tra ministero e Csm, Paola Severino ci tiene a fare sapere che il pool di Guariniello ha meritato una telefonata in più per avere delucidazioni. «Mi sono informata - racconta - presso il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, il quale mi ha rassicurata, evidenziandomi che nella delibera in questione è stato fissato un termine affinché il pool di Torino possa completare la sua ristrutturazione». Non ci sarà nessuna proroga, dunque. Non che sia una questione nuova, questa del pool di Guariniello. Era stata posta qualche tempo fa anche dai magistrati antimafia di Palermo. Ma è dal 2006, quando fu votato dal Parlamento il nuovo ordinamento giudiziario, che in magistratura gli incarichi sono a tempo e non ci possono essere deroghe. Persino i capi degli uffici non possono più restare a vita nei loro uffici e dopo otto anni devono ruotare. Per i magistrati semplici, il limite massimo in un incarico è stato fissato in dieci anni. Era il luglio scorso quando Giancarlo Caselli si è rivolto al Csm e al consigliere giuridico del Quirinale per contestare la rotazione. «Il procuratore - scrive il Csm, nel ripercorrere la vicenda - ha ravvisato, in sintesi, l’assoluta inconciliabilità delle disposizioni che da un lato esigono l’avvicendamento e d’altro canto raccomandano ai dirigenti di avviare le opportune procedure volte a una graduale rimozione delle maturande ultradecennalità». Il Csm ha voluto verificare la situazione, scoprendo però che in tutt’Italia le situazioni di ultradecennalità riguardano un pugno di magistrati. «Tra le situazioni più critiche - commenta l’organo di autogoverno della magistratura v’è proprio quella di Torino. Va peraltro rilevato che a settembre il dirigente ha riferito che è già in atto una più ampia e complessa riorganizzazione dei gruppi di lavoro». Il Consiglio non ha mancato di sottolineare che è dal 2008, cioè da tre anni, che è stata introdotta una norma transitoria per programmare gli avvicendamenti. «La progressività degli avvicendamenti risulta così essere stata realizzata nella maggior parte delle procure». Ora ci sono sei mesi di tempo, non di più. FRANCESCO GRIGNETTI *** A rischio il gruppo di Eternit e Thyssen - La telefonata del ministro Fornero alla collega Severino sul pool di Guariniello da salvare ha riportato allo status quo fissato una settimana fa dalla settima commissione del Csm e annunciato da una nota d’agenzia: è solo rimandato di sei mesi lo smantellamento del pool di pm specializzati, che oltre ai processi ThyssenKrupp e Eternit, ne ha gestiti altre centinaia per incidenti sul lavoro, malattie di origine professionale, sofisticazioni alimentari e danni ai consumatori di ogni genere, anche per l’assunzione di prodotti medicinali imperfetti. Con la proroga, anziché 6 pm su 9, saranno 7 a giugno a dover lasciare il pool per aver raggiunto la permanenza massima nel settore di specializzazione: 10 anni. La nota del Csm riportata la settimana scorsa dall’Ansa dava conto che altre procure si erano attivate per tempo con gli avvicendamenti di pm da altri settori specializzati, ragion per cui si concedeva a quella torinese la proroga semestrale. Il fatto è che un pool come quello di Guariniello non esiste nel resto d’Italia e che nessun’altra procura ha ritenuto di dover sollevare il problema della complessa formazione di un magistrato in questo genere di processi. Torino è davvero l’avanguardia in questo settore: solo l’altro ieri Guariniello ha riunito i maggiori esperti, fra medici legali ed epidemiologi, per mettere a punto linee guida sulle cause professionali dei mesoteliomi, la malattia più rapida e devastante per tanti lavoratori. Il processo per la morte di sette operai, bruciati vivi, alla ThyssenKrupp di Torino è durato 96 udienze ed è approdato, a tre anni e mezzo dal terribile rogo, ad una clamorosa sentenza di condanna del management italiano della multinazionale tedesca, con riflessi importanti per i risarcimenti alla vittime e alle istituzioni: oltre 20 milioni di euro. Per la strage silenziosa dell’amianto negli stabilimenti italiani dell’Eternit, un processo monumentale, che sembrava impossibile, si attende il verdetto dei giudici a febbraio. E comunque il vertice svizzero della multinazionale ha sinora messo mano al portafogli per oltre 40 milioni di euro risarciti. Occorreranno anni per riavere magistrati altrettanto esperti per affrontare processi di questa complessità. Guariniello, un solista da pretore, si è impegnato negli ultimi vent’anni a formare colleghi più giovani. E ripete: «Si deve potenziare la specializzazione dei pm, non mortificarla. In tanti, troppi, tribunali i processi per infortuni sul lavoro e malattie di origine professionale non si fanno. È un limite cui si deve ovviare». Per questo aveva pensato ad una procura nazionale antinfortuni. ALBERTO GAINO *** Sette su dieci lasciano i “reati finanziari” - Sono almeno quindici i pubblici ministeri di Milano che hanno superato la soglia dell’ultradecennalità e dovranno cambiare scrivania come prevede una disposizione del Consiglio Superiore della Magistratura. La mannaia del tempo cadrà su quasi l’intero primo dipartimento che si occupa dei reati finanziari, dalla bancarotta all’aggiotaggio, coordinato dall’aggiunto Francesco Greco. L’ufficio «perderà» di fatto sette magistrati specializzati che probabilmente troveranno posto alla Direzione distrettuale Antimafia e il dipartimento che si occupa dei reati contro la Pubblica Amministrazione come corruzione, concussione e truffa aggravata . Con l’anno nuovo comincerà a scaglioni l’esodo di Eugenio Fusco - che è stato tra i titolari dei fascicoli Parmalat, Antonveneta, Lele Mora, Corona e ultimamente la scalata Parmalat Lactalis - di Carlo Nocerino, anch’egli pm Parmalat tra le altre inchieste, e di Roberto Pellicano, esperto di reati bancari e ultimamente in prima linea sul caso Italease e Bpm. C’è poi Luigi Orsi, che coordina le indagini sull’affaire San Raffaele e ha condotto il processo Bnl-Unipol. In partenza per altri fascicoli Laura Pedio, pm di Santa Giulia San Raffaele e pubblica accusa per evasione fiscale contro gli stilisti Dolce&Gabbana, Laura Albertini e Riccardo Targetti, decano del dipartimento. Tutti si occuperanno delle inchieste già assegnate e garantiranno la continuità nelle indagini e quindi dei processi fino a esaurimento. Resteranno nel dipartimento economico Gaetano Ruta, già pubblico ministero nel caso Vanna Marchi, Santa Giulia e Antonveneta, Mauro Clerici, Sergio Spadaro, Stefano Civardi. In partenza dall’altro dipartimento, quello coordinato dall’aggiunto Alfredo Robledo, Maurizio Romanelli, che si divide con l’anti terrorismo (ha curato il caso Sandalo e l’attacco alla caserma Santa Barbara) ma che potrebbe diventare aggiunto a breve, e Fabio De Pasquale, il pm che conduce i maggiori processi contro Silvio Berlusconi come Mediaset, Mediatrade, Mills. Cambio di dipartimento anche Grazia Pradella e Tiziana Siciliano che hanno condotto le indagini sulla clinica Santa Rita. L’anno scorso la stessa norma aveva «degradato» due procuratori aggiunti, Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, entrambi pubblica accusa nel caso Abu Omar, a semplici pm. E anche il gip Guido Salvini, giudice istruttore nell’indagine di piazza Fontana e gip del fascicolo nuove Br aveva dovuto «traslocare» a Cremona e da lì ha firmato gli ordini di cattura della seconda tranche dell’indagine sul calcio scommesse. GIOVANNA TRINCHELLA *** E in Sicilia si svuota il pool dell’Antimafia - Il limite dei dieci anni di permanenza in Direzione distrettuale antimafia è invalicabile anche a Palermo, dove c’è la «sede legale» di Cosa nostra, e nel giro di qualche mese, complice la mancanza di ricambi, rischia di lasciare semideserto l’ufficio diretto da Francesco Messineo. Della Dda non fa più parte da un anno, per quanto possa apparire strano, il pm Nino Di Matteo, titolare di una serie di indagini delicatissime, dalla trattativa mafia-Stato all’omicidio Fragalà. Formalmente fuori anche Lia Sava, che con Di Matteo si occupa pure lei della trattativa e dell’indagine sul presidente del Senato, Renato Schifani. Anche Paolo Guido, il terzo magistrato che lavora sulla quanto mai oscura vicenda della trattativa, nel pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, sarà fuori a metà 2012. Stessa sorte per Marzia Sabella, che con Guido e col procuratore aggiunto Teresa Principato coordina le ricerche dell’ultimo superlatitante, Matteo Messina Denaro. Tutti continueranno a lavorare sui fascicoli e sui processi che hanno già in carico, ma devono fare anche altro, seguire i reati «ordinari», non di mafia. Andare in udienza. Fare i turni per i reati comuni. «Il ricambio è previsto dalla legge - dice l’aggiunto Ignazio De Francisci, altro coordinatore del pool - e io posso dire che non la condivido, ma devo applicarla e allora obbedisco. Certo, se avessimo l’organico pieno assicureremmo il ricambio con più facilità». La Dda di Palermo, che si occupa delle indagini antimafia anche su Trapani e Agrigento, ha in servizio effettivo 13 magistrati. L’intera Procura (di cui la Dda fa parte) sulla carta può contare su un organico di 72 pm, ma ne ha in attività solo 46. De Francisci è uno degli ultimi magistrati di quello che fu il pool di Falcone e Borsellino, all’Ufficio istruzione: «Per fare indagini antimafia occorre un lungo apprendistato - dice -. Allora non c’era il limite dei 10 anni, ma le cose erano un tantino più efficienti». La regola del ricambio forzato, nonostante le proteste, nel tempo ha fatto vittime illustri: lo stesso Ingroia, Roberto Scarpinato, Michele Prestipino e Maurizio De Lucia.Nel solo 2011, fra trasferimenti ad altri uffici e «rimozioni», hanno lasciato la Dda altri otto sostituti. «A me pare una regola di buon senso - dice però il segretario nazionale di Magistratura democratica, Piergiorgio Morosini, Gip a Palermo - e il turn over è positivo, perché consente ai giovani di aumentare la propria caratura professionale». RICCARDO ARENA