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 2011  dicembre 21 Mercoledì calendario

La nuova busta paga: ci sarà anche il welfare - Da pochi, maledetti e subito e uguali per tutti a molti, benedetti e, in parte, diversi e differiti nel tempo

La nuova busta paga: ci sarà anche il welfare - Da pochi, maledetti e subito e uguali per tutti a molti, benedetti e, in parte, diversi e differiti nel tempo. È su questo asse che si gioca la rivoluzione copernicana di salari e stipendi. Compressi da discutibili stagioni egualitarie, da crisi ricorrenti e dalla ripresa della discrezionalità aziendale, le paghe degli italiani piangono. L’ultima sortita del ministro Elsa Fornero sanziona e dà autorevolezza al mantra: gli stipendi sono troppo bassi. Dovrebbero preoccuparsene i sindacati, che dal 1993 hanno scambiato la carta della moderazione salariale con la concertazione; se ne preoccupano i commercianti, che alla vigilia delle feste di fine anno vedono calare i consumi; dovrebbero preoccuparsene le imprese, impantanate tra crisi e politiche del merito. Intanto la massa salariale in Italia è in netto declino, perché 900 mila posti in meno dal 2008 significa altrettanti stipendi in meno. Ma è stata una Caporetto per tutti sul fronte del potere d’acquisto: le diverse categorie professionali, dirigenti, quadri, impiegati e operai, hanno perso in questi ultimi cinque anni la battaglia contro l’inflazione. Oggi, l’inflazione media è del 3,3%, ma quella sui beni ad alta frequenza d’acquisto è nettamente superiore, mentre gli stipendi reali hanno perso potere. Non solo il lavoro in Italia è pagato poco ma è pagato male. È forse giunto il momento di rivedere la struttura della retribuzione. Va creato un nuovo rapporto virtuoso tra stipendio fisso, stipendio variabile, bonus e benefit. E il mix dovrà registrare un maggior peso dello stipendio di risultato. Senza nulla togliere alle soglie minime nazionali, il baricentro della negoziazione si sposta nelle imprese a favore del variabile. E lo stesso avviene per i benefit, che diventeranno il nuovo salario sociale. Lo stipendio da pura entità monetaria diventa così anche salute, previdenza, consumi, educazione, aprendo la nuova stagione del welfare aziendale. Il cambiamento del mix premia i risultati ma sfonda anche la soglia del welfare statale e compensa le sue manchevolezze. E in questo anche il costo del lavoro e gli oneri sociali diventano più leggeri. Si tratta di un sogno o di una necessità? E perché il cuneo fiscale non può diventare anche e in parte previdenza complementare? Gli stipendi di risultato dovrebbero rappresentare il nuovo metro della produttività aziendale, e in parte individuale, e non è blasfemo adottarli nel pubblico impiego. È per questi motivi che i più magri stipendi degli italiani fanno una brutta figura nei confronti di quelli più ricchi e meglio articolati dei loro colleghi tedeschi, inglesi, svizzeri e francesi. Ed è qui che si gioca il differenziale italiano. Premiare il merito significa avere politiche remunerative trasparenti e finalizzate, alle quali in realtà fa velo la discrezionalità aziendale. Se l’azienda è una casa di vetro premi e punizioni vengono erogati alla luce del sole e in condivisione. Anche su questo si fa benchmarking. Al dualismo degli stipendi, opachi o trasparenti, fa invece riscontro il dualismo del mercato del lavoro. L’utilizzo della flessibilità diventa così un puro differenziale da costo e produce rancore sociale. E così i precari, i temporanei e i cocopro oltre che insicuri sono anche sottopagati. E l’iniquità diventa baratro quando si perde il lavoro e non ci sono ammortizzatori sociali. Si può provare a far parti uguali tra diversi solo con un salario sociale, un reddito minimo garantito, che non è la paga del senza lavoro, ma un incentivo a darsi da fare, un’offerta di servizi per rientrare. Non esisterà mai la paga giusta, ma anche alle paghe più modeste non si può togliere la dignità. L’equità è trasparenza, ma anche generosità: perché le donne devono avere a parità di mansioni il 20-25% in meno degli uomini? E perché un top manager deve guadagnare sino a 150 volte più dei suoi operai?