Enzo Piergianni, Libero 21/12/2011, 21 dicembre 2011
I TEDESCHI NON SONO I PRIMI DELLA CLASSE
Sorpresa e applausi al Tricolore: l’Italia è il socio più rispettabile di Eurolandia nella graduatoria della “sostenibilità del debito pubblico”. L’inaspettata incoronazione del Belpaese sul podio dei virtuosi è stata votata dagli esperti della Fondazione tedesca Marktwirtschaft (economia di mercato) che riunisce personalità del riformismo liberale tedesco. La Germania di Angela Merkelstavolta deve rassegnarsi alla seconda fila, davanti alla Finlandia e all’Austria. La Francia di Nicolas Sarkozy non va bene e deve accontentarsi del quinto posto. Il Lussemburgo dell’arcigno euro-controllore Jean-Claude Juncker addirittura sta messo peggio della Grecia e rischia di ricevere dall’Irlanda il fanalino di coda nel convoglio comunitario.
GAP DI SOSTENIBILITÀ
La giuria della Fondazione berlinese ha valutato la “rispettabilità” (Ehrbarkeit) nazionale distinguendo tra debito pubblico esplicito e implicito. L’Italia viene premiata perché può vantare il più encomiabile “divario di sostenibilità” tra le due forme del debito, ottenendo così un “fabbisogno di consolidamento” pari appena al 2,4 per cento. «Solamente confrontando il debito esplicito delle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche con quello implicito, occulto, del sistema pensionistico, assistenziale e sanitario si può fare un bilancio trasparente e sincero degli oneri di un Paese», spiega Bernd Raffelhüschen, docente di economia all’università di Friburgo e promotore dell’iniziativa di Marktwirtschaft. Libero lo ha raggiunto ieri per telefono mentre era impegnato in una sessione d’esami. «L’Italia, se non dovesse sopportare una spesa così ingente per pagare gli interessi sul debito, avrebbe una posizione molto solida», dice.
Il basso indebitamento implicito e l’avanzo primario di bilancio, fa notare il professore, rispecchiano i risultati ottenuti con le prime correzioni del sistema pensionistico e sanitario varate negli ultimi anni. È un riconoscimento per quanto hanno fatto ad intermittenza i governi del Cavaliere, anche se Raffelhüschen non fa apertamente il nome di Berlusconi. Il programma “tecnico” di Mario Monti è un colpo di acceleratore sulle orme del predecessore, per cui Raffelhüschen prevede che nel prossimo futuro Italia e Francia dovrebbero registrare l’incremento più basso nell’Unione Europea dei costi pensionistici e sanitari (si veda la tabella in questa pagina).
Il professore è molto severo col suo Paese. Quanto a debito pubblico, la Germania ha il più voluminoso e batte tutti i partner europei. Il record negativo di Angela Merkel è stato ufficializzato da Eurostat che nella scorsa primavera lo ha quantificato in 2.080 miliardi, pari all’83,2 per cento del prodotto interno lordo contro una precedente stima di circa il 76 per cento. Ha fatto saltare le previsioni l’inclusione nel debito pubblico delle società veicolo che si sono accollate il salvataggio delle banche in crisi. La Hypo Real Estate da sola ha bruciato cento miliardi. Le Landesbanken (equivalente della cassa depositi e prestiti) continuano a manovrare in sofferenza. È di ieri l’autorizzazione della Commissione di Bruxelles per un prestito statale di 3,4 miliardi alla Landesbank WestLB in cambio del suo smantellamento entro il 2012. Sicché, il debito della Germania è stato il primo in Europa a varcare la fatidica soglia dei duemila miliardi, sorpassando ampiamente il volume complessivo di quello italiano.
Questa però è solo la parte affiorante del debito teutonico. «È solo la mezza verità, la realtà è molto peggiore – critica l’analista finanziario Michael Grandt – La verità intera è così brutta che i politici non hanno il coraggio di illustrarla alla gente». E lo si può anche capire, aggiunge Grandt, «perché nessuno ammette volentieri che la Germania è sull’orlo della bancarotta, tanto meno i politici perennemente in campagna elettorale».
L’università di Friburgo si avvale di un centro di ricerche sulle generazioni future che ha quantificato in cinquemila miliardi il debito implicito del paese. È un debito senza copertura secondo i tecnici, poiché lo Stato non ha accantonato le riserve adeguate. Sommando questo debito occulto a quello dichiarato per gli obblighi di Maastricht, la Germania ha sulle spalle più di settemila miliardi, che corrispondono a circa il triplo del Pil nazionale.
E L’AUSTERITÀ?
La cancelliera predica l’austerità agli europei, ma la Finanziaria 2012 approvata l’altro giorno prevede un aumento del deficit da 20 ad oltre 26 miliardi. Altro che pareggio di bilancio. La maggiore spesa finanzierà tra l’alto l’aumento in media di 600 euro per le pensioni d’oro degli alti burocrati. «Oggi in Germania il rapporto reale fra debito e Pil ha raggiunto il 110 per cento – è la preoccupazione del professore Raffelhüschen – E la tendenza fa presagire un ulteriore peggioramento della situazione». Al momento la pressione sulla spesa pubblica si è alleggerita per il calo della disoccupazione che ha ridotto le uscite per l’indennità ai senza lavoro, ma il raffreddamento congiunturale è dietro l’angolo, con tutte le prevedibili conseguenze.
Enzo Piergianni