Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 21 Mercoledì calendario

AIUTO, LA CRISI CI STA DEPRIMENDO

A diagnosticarla è l’azienda sanitaria di Parma. Si tratta dell’ecoepidemia, cioè un malanno provocato dalla crisi economica che sta colpendo a raffica: dai licenziati ai cassintegrati, da chi è colpito in modo severo dalla manovra economica a chi assiste all’assottigliarsi dei propri risparmi. Riguarda pure tutti coloro che si interrogano sulla ricaduta della crisi sulla propria vita e che temono di andare incontro a un futuro assai incerto. È in arrivo un’ondata di stress e di comportamenti anomali secondo il monitoraggio dell’azienda sanitaria, che avverte: è sbagliato archiviare questa crisi economica come se si trattasse solamente di far quadrare i conti pubblici e quelli familiari. C’è pure un vissuto dei singoli che non va sottovalutato: l’incertezza e la paura incidono sulle funzioni cerebrali fino ad alterarle. Già si registrano i prodromi di una vera e propria epidemia, non si tratta di un virus che colpisce l’organismo, ma di uno stato d’animo che altera gli equilibri cerebrali con ripercussioni soprattutto nell’ambito familiare e nella propria cerchia sociale. L’identikit del soggetto più colpito o più a rischio è, secondo i ricercatori di Parma, un individuo di sesso maschile di età compresa tra i 35 e i 45 anni, che entra in un giro perverso poiché affronta, senza quasi accorgersene nella fase iniziale, la situazione di paura e incertezza abusando di alcool, psicofarmaci, sostanze stupefacenti. Finisce così per perdere reattività rispetto a quanto gli sta capitando, lo subisce passivamente finendo per rifugiarsi in un botta-e-risposta tra depressione e abuso di sostanze. In Italia, in due anni, sono aumentate del 30% le malattie ansiogene e del 15% le depressioni. Ed è stato calcolato che a un aumento della disoccupazione del 3% corrispondono una crescita del 30% delle morti determinate da eccesso di alcool e del 5% dei suicidi. Secondo il dipartimento assistenziale integrato di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl di Parma nessun dubbio che a scatenare questa casistica sia la crisi economica. Una parte della ricerca è stata effettuata su 1.509 pazienti del servizio psichiatrico: il 29% sono dipendenti con problemi di lavoro, il 24,5% pensionati, il 16,6 % disoccupati. «I motivi che spingono questi soggetti a rivolgersi all’Ausl», rileva il rapporto dei ricercatori, «sono principalmente l’ansia (35,7%), la depressione (25%), le turbe del comportamento (21,9%), l’agitazione psicomotoria (21,1%). Sintomi che in gran parte possono essere fatti risalire al disagio psichico di questi anni in cui l’insicurezza sembra prevalere». Franco Giubilini, che (insieme con Simone Bertacca, Barbara Branchi e Laura Lestingi) ha guidato i ricercatori, sottolinea come le vittime siano in particolare gli under 50: «La crisi economica sta aggravando in questo range di popolazione e soprattutto nella fascia dei trentenni e dei quarantenni la tendenza già riscontrata di un incremento di ansia e depressione determinato dal mutamento delle relazioni familiari e dell’assetto sociale. Anche per questo il fenomeno è preoccupante: l’impatto sconta più problematiche». Tra i soggetti più a rischio, «ci sono precari che presentano problemi di insonnia, agitazione e abbassamento della propria autostima. All’interno di una famiglia si rischia l’effetto domino». Se continuerà il trend negativo della situazione economica i dipartimenti competenti delle Ausl rischieranno un collasso da ecoepidemia. Ma come intervenire su questi pazienti, in attesa che la loro condizione lavorativa migliori? La risposta non deve essere soltanto di tipo farmacologico. «Bisogna dare a queste persone la consapevolezza di ciò di cui soffrono», conclude Giubilini, «distinguere se si tratta di patologia o disagi temporanei o contingenti». E ricorrere a quella che un guru del settore ha definito «ordinaria magia», cioè la qualità delle relazioni interpersonali. La rete di relazioni di cui è parte lo aiuta a non sentirsi solo, lo supporta emotivamente e aumenta la sua autostima.