Marco Belpoliti, La Stampa 21/12/2011, 21 dicembre 2011
[...] nel 1900, all’Esposizione Universale di Parigi, furono ingaggiati degli impiegati dell’amministrazione coloniale per impersonare, seduti davanti a una capanna di bambù con una pelle d’animale in dosso e asce di selce, la popolazione esotica dei kanaki
[...] nel 1900, all’Esposizione Universale di Parigi, furono ingaggiati degli impiegati dell’amministrazione coloniale per impersonare, seduti davanti a una capanna di bambù con una pelle d’animale in dosso e asce di selce, la popolazione esotica dei kanaki. Ebbero successo, e perciò furono spediti in tournée in Belgio, Germania e Danimarca. I poveri impiegati scrivevano lettere accorate alla amministrazione per sapere quando avrebbe potuto interrompere la messa in scena e riprendere il loro normale lavoro. Un giorno se la svignano dal treno su cui viaggiavano, e s’imbarcano clandestinamente su cargo diretto in Nuova Caledonia, in realtà con destinazione Libano. Scoperti dai marinai, sono riconosciuti come i kanaki dell’Esposizione e come tali trattati. [...] (episodio tratto da Europeana. Breve storia del XX secolo, :duepunti edizioni)