Vittorio Feltri, il Giornale 18/12/2011, 18 dicembre 2011
Eternit, la vita non ha prezzo ma va pagata - C’era una volta a Casale Monferrato una fabbrica, Eternit
Eternit, la vita non ha prezzo ma va pagata - C’era una volta a Casale Monferrato una fabbrica, Eternit. Cominciò a produrre nel 1907 e cessò di farlo negli anni Ottanta. Intanto morirono in città 1.800 persone a causa di una schifezza contenuta nel materiale uscito dallo stabilimento e impiegato in campo edile. L’Eternit è stato utilizzato in mezzo mondo per lustri e lustri. Poi ci si è accorti che uno dei componenti,l’amianto,è cancerogeno e le cose si sono complicate. All’inizio sembrava impossibile che tanta gente morisse a causa di quella roba. Ma quando sono arrivate le conferme scientifiche, i dubbi sono diventati certezze. Si apre un’inchiesta giudiziaria. Primo provvedimento, chiusura dell’opificio di Casale che sprigionava le polveri assassine. Che però seguitano a fare danni perché sono volatili e si infilano nei polmoni con conseguenze devastanti. Questo si dice, e quasi tutti, se non tutti, ci credono. Anche i giudici chiamati a valutare ed eventualmente a condannare. Inutile precisare che l’iter giudiziario non è ancora concluso. In fondo siamo in Italia. Gli imputati sono i due ultimi proprietari della fabbrica, entrambi stranieri. Sarà difficile quindi incastrarli quand’anche gli fosse inflitta una pena pesante. Ma il problema è un altro. Moltissimi familiari dei morti ammazzati dall’Eternit sono stati risarciti. Per ogni defunto, 23mila euro. Poco, ma sempre meglio di niente. Altri sono in procinto di incassare. Il Comune ha già ricevuto 5 milioni di euro. E ora il sindaco, Giorgio Demezzi (Pdl), ingegnere, ha accettato un conguaglio: altri 18 milioni. Non l’avesse mai fatto.Gran parte della popolazione gli è saltata addosso al grido: vogliamo giustizia, non soldi. In linea di principio in effetti il valore della vita è incalcolabile. Ma se la butti via gratis è peggio. D’altronde i cittadini che sono già stati indennizzati per la perdita del padre o della madre o del fratello hanno dimostrato di pensarla così.E allora perché mai l’amministrazione municipale non dovrebbe adeguarsi al comune sentire e rifiutare il conquibus? Ci rendiamo conto. Liquidare in questo modo terra terra una vicenda luttuosa come quella di Casale Monferrato, un vero e proprio incubo, è inelegante e perfino irrispettoso. Ma bisogna pur considerare che chi se ne è andato all’altro mondo non può più rientrare in questo, nemmeno se il tribunale dovesse irrogare l’ergastolo ai padroni dello stabilimento. Tanto vale trattare e transare, malgrado le cifre di cui si parla possano sembrare incongrue. Chi è in grado di stabilire un prezzo giusto? Bisogna inoltre valutare un aspetto della questione assai delicato. I responsabili Eternit erano consapevoli che i loro prodotti fossero esiziali? Se sì, da quanto tempo? Insomma, il compito dei magistrati non si presenta semplice. D’accordo che i periti e le testimonianze aiuteranno a formulare un verdetto equo. Ma è evidente che in processi di questo genere non esistono prove inoppugnabili. Ecco perché un minimo di concretezza, per quanto confinante col cinismo, consiglia di scendere a patti e di ricavare dalla tragedia non diciamo una consolazione per gli affetti perduti, ma un solido benché esiguo riconoscimento. Chi è andato è andato, ma chi è rimasto non dimentichi che il denaro può venir buono anche per bonificare e ridurre i danni in avvenire. Si osservi infine che l’esistenza degli uomini e delle donne non è mai protetta abbastanza né dalle calamità naturali né da quelle della modernità. Il progresso contiene in sé gravi pericoli quasi mai prevedibili. Quando fu utilizzato l’amianto, pareva che l’Eternit fosse un’idea geniale che contemplava leggerezza e durata. Lo stesso nome venne scelto per richiamare l’idea di eternità. Chi immaginava che quell’incorruttibile fibrocemento portasse- beffa atroce - alla pace eterna? E non si scordino le vittime (un numero incalcolabile) del lavoro in miniera, le vittime della silicosi, le vittime del piombo, degli incidenti. La tecnica e le tecnologie sono benedette ma anche maledette. Ora piuttosto, tornando all’Eternit, ci domandiamo perché in Brasile, Cina e India si sfidi il destino producendo ancora la medesima porcheria che ha tormentato Casale. Già. Gli affari sono affari. E poi c’è il Pil. Che orrore.