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 2011  dicembre 18 Domenica calendario

Quel prete laico trasformato in un tecnico - Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio e neoministro per l’In­tegrazione, Andrea Riccardi, è un prete laico

Quel prete laico trasformato in un tecnico - Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio e neoministro per l’In­tegrazione, Andrea Riccardi, è un prete laico. O, per meglio dire, è un po’ prete e un po’ laico.Del pre­te ha l’umiltà, del laico l’ambizione il che, in un corpo solo, ne fa un ibri­do sfuggente in cui le parole van­no da una parte, i veri progetti da un’altra e cosa pensi davvero non si sa. Il suo ingresso in politica, per esempio. Quando qualche anno fa il suo amicone, Walter Veltroni, gli propose di impegnarsi col Pd, Andrea, carezzando con sapien­za la barba da apostolo, rispose: «Sono abbastanza vecchio per decidere di non comin­ciare nuove avventure». Invece, come s’è visto, diventato ancora più vecchio si è agilmente imbar­cato nell’impresa del governo montiano. E oggi dà il suo contri­buto alla crescita del Paese con un piano casa per diseredati. I guai del mondo sono la spe­cialità di Riccardi. Su questi, ha costruito la Comunità di cui è il gran sacerdote, il suo seguito di fan adoranti e un potere interna­zionale da oscurare i capi di Sta­to. Ovviamente, questa potenza di fuoco è diretta alla virtù. So­no, infatti, innumerevoli le bene­merenze personali e quelle del­la sua organizzazione: apostola­to, cura dei bisognosi, aiuti uma­nitari ecc. Ma soprattutto, eccel­l­e in attività diplomatica nel Ter­zo mondo, grazie alla quale San­t­’Egidio, attraverso canali miste­riosi che superano in efficacia quelli dei governi, ha posto fine a guerre endemiche e scontri tri­bali. Suo capolavoro la soluzio­ne del conflitto in Mozambico, con la firma della pace a Roma nel 1992. Il sessantaduenne (il 16 gen­naio) Riccardi, è un romano con ascendenze romagnole di fami­glia borghese laico liberale. Il pa­dre, presidente di una banca, era ammiratore di Mario, del per nulla beghino Pannunzio. La piega cattolica fu presa dal fi­glio a scuola dove si avvicinò al movimento di Don Giussani, che allora si chiamava Gioventù studentesca e che poi diventerà Cl. Trovò la cellula di Gs al Liceo Virgilio, i cui componenti forme­ranno poi il nucleo fondatore di Sant’Egidio. Tra loro, nella pri­ma fase, anche Rocco Buttiglio­ne e la futura moglie, Maria Pia Corbò. La data di fondazione del­la Comunità è, simbolicamente il 1968, per contrapporlo a quel­lo trionfante dei capelloni casi­nisti. In realtà, Sant’Egidio de­colla davvero nel 1973, con l’«oc­cupazione », in Piazza Sant’Egi­dio ( Trastevere) di un ex conven­to di Carmelitane. Dico occupa­zione perché i ragazzi, adocchia­to lo stabile disabitato, di pro­prietà del ministero dell’Inter­no, ruppero tanto le scatole fin­ché non ottennero di farne la lo­ro sede. C’era stato, in realtà, lo zampino dall’alto. Dalla loro parte si era infatti schierato il car­dinale Poletti che fu loro padri­no, porta d’ingresso in Vaticano e agit-prop presso gli altri preti. Negli anni, la Comunità entrò nelle grazie di don Paglia (poi ve­scovo di Terni), del cardinal Mar­tini che ne fu seguace e di Papa Wojtyla. Nelle pause delle sue attività con tonache e infelici, Andrea si laureò in Legge. Si era nel frat­tempo consumato il divorzio con Buttiglione e i giussaniani stretti confluiti in Cl e tra loro era caduto il gelo eschimese tipi­co degli scismi ecclesiali. Per campare, Riccardi decise di fare il docente universitario. Poiché però le pandette non facevano per lui si buttò sulla Storia, più vi­cina ai suoi interessi di pio bibli­sta. Così, un po’ alla rinfusa, si in­farcì di date e battaglie, finché vinse la cattedra di Storia con­temporanea a Roma Tre che oc­cupa tuttora. Ha scritto sulla Chiesa contemporanea e il dialo­go interreligioso. È di idee lar­ghissime e tutte le religioni gli vanno a fagiolo. È intimo degli ortodossi - frequenta tutti i pa­triarchi da Istanbul a Mosca - , compagno di scuola del rabbino di Roma, Riccardo Di Segni, commensale di Hassan al Toura­bi, fondamentalista islamico su­danese ecc. Sulla questione la mette in questo modo: se si ha una forte identità- e lui come cat­tolico ce l’ha di ferro - non si te­mono i «diversi». Se invece, co­me i leghisti, si combattono con rozzezza è perché«l’identità pa­dana non esiste. Non è pelle, è una maglietta». Per conoscere anche un ango­lo riposto di Andrea e conclude­re con lui, va detto che è accen­tratore al limite del plagio. Intan­to, la sede di Sant’Egidio si è este­sa dal convento all’intera piaz­za, bar e negozi di souvenir com­presi, chiesa limitrofa e palazzi nobiliari. Poi, dicono che si com­porti con i confratelli come una Pizia davanti al tripode. La mes­sa del sabato sera, ingresso vieta­to agli estranei, è il clou della vi­ta comunitaria. Uomini e donne disposti in ordine gerarchico che pendono dalle sue labbra, lu­ci orientate secondo criteri sa­pienziali e, al centro, Riccardi che, al posto del prete, tiene l’omelia di cui ha il monopolio. Frequenti i matrimoni tra sante­gidieschi, talvolta perfino coatti (ci sono testimonianze da brivi­do). Insomma, stando alle voci, quasi una setta. Ovviamente il male, se c’è, è largamente com­p­ensato dal bene e noi siamo feli­cissimi di avere Riccardi nel go­verno tecnico anche se non ca­piamo di quale tecnica sia porta­tore.