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 2011  dicembre 19 Lunedì calendario

Il «lato A» della regina di Capri - A chi (io) le chiese di rac­contargli la sua vita, ri­spose un giorno: «Ave­vo il più bel culo di Ca­pri »

Il «lato A» della regina di Capri - A chi (io) le chiese di rac­contargli la sua vita, ri­spose un giorno: «Ave­vo il più bel culo di Ca­pri ». Fu una civetteria più intellet­tuale che fisica. Graziella Lonardi Buontempo sapeva bene che ol­tre a quell’amabile caratteristica (vera), la sua vita si pregiava di ben altri accadimenti. La bellez­za, certo, ché era una delle donne più splendide mai viste, capolavo­ro di architettura antropologica mediterranea. L’intelligenza, pu­re, che le dava quel dono speciale e raro di arrivare subito all’essen­za delle cose. Il senso del bello che, unito a quello del nuovo, le permise di essere una straordina­ria an­ticipatrice del gusto e scopri­trice di talenti. Gallerista, mecena­te e mercante internazionale d’ar­te sono definizioni riduttive per chi ha visto la sua casa a Palazzo Taverna. A un passo da Piazza Na­vona: affrescata e decorata in ogni stanza dai più grandi e celebri arti­sti della seconda metà del ’900, e non con opere comprate, ma fatte apposta per lei, dedicate a lei, rega­late a lei, come uno dei primi ritrat­ti multipli e multicolori di Warhol. A Palazzo Taverna impiantò an­che la sede degli Incontri Interna­zionali d’Arte: biblioteca, archi­vio, e motore di iniziative origina­li, instancabili, spesso curate da Argan, Celant, Bonito Oliva. La sua dote davvero speciale, però, era la grazia, quella dote così rara che permette di essere sem­pre se stessi e comunque graditi agli altri. Che ti consente di dire che l’aspetto più eclatante della tua vita è avere avuto un bel sede­re, senza per questo apparire frivo­la. Napoletana verace, era come se a una sofialoren fosse capitato in sorte di essere tanto intelligen­te quanto bella, tanto popolana quanto raffinata. Pigra e laborio­sissima, la si ricorderà fino al 16 gennaio, a un anno dalla morte, in una mostra nella sua Napoli. A cu­ra degli Incontri Internazionali d’Arte e della nipote Gabriella Buontempo, che ne prosegue l’at­­tività, la mostra sarà la sintesi di una vita dedicata a promuovere arte, cinema, fotografia, scambi culturali; e l’amata Capri, dove aveva una casa e dove fondò l’As­sociazione Amici di Capri. Conobbi Graziella Lonardi agli inizi degli anni ’80 quando, poco più che trentenne (io), rustico e di­giuno di bel mondo, ricevetti il suo invito a far parte della giuria del Premio Malaparte, di cui era la regina. Mi ritrovai così, di punto in bianco, a giudicare i più grandi scrittori del mondo in una giuria presieduta dal Alberto Moravia e composta da Ugo Pirro, Giovanni Russo, Raffaele La Capria, Giusep­pe Merlino, Lamberti Sorrentino, Gilles Martinet e, poi, Furio Co­lombo. È vero che avevo appena scritto non un libro, ma «il» libro su Malaparte, però so per certo che quel saggio da solo non sareb­be bastato, che Graziella vide nel ragazzo che ero l’uomo che sarei diventato, mala parte compresa. Tra il 1983 e il 1998 premiam­mo, senza tante riunioni o regola­menti complessi, con pochi scam­bi di telefonate, grandi autori, al­cuni dei quali di lì a qualche anno avrebbero ricevuto il Nobel: An­thony Burgess, Saul Bellow, Nadi­ne Gordimer, Manuel Puig, John Le Carré, Fazil Iskander, Zhang Jie, Vaclav Havel, Predag Ma­tvejevic, Susan Sontag, Michael Tournier, Breyten Breytenbach, A.S.Byatt,Isabel Allende.Ogni an­n­o il premio era onorato dal mani­festo di un grande artista, da Pala­dino a Pistoletto, ogni anno aveva una nuova iniziativa, per le tradu­zioni o i giovani autori, ogni anno si ammantava di una mondanità spontanea e più goliardica che snob: mi trovai, un giorno, in gita su una barchetta per pescatori con Nureyev, Eco, Havel, Gianni De Michelis. Eppure il premio consisteva in un cesto di limoni, uva, alloro e gel­somini, a volte un modesto asse­gno e - soprattutto - la possibilità di passare un periodo nella casa caprese di Graziella, per oziare o scrivere, restituendo l’isola al suo ruolo di musa incantata. Ma la mu­sa incantevole era lei, Graziella.