Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 19 Lunedì calendario

I rimborsi facili dei partiti: spendono 10, incassano 100 - Ma non dovevamo ve­derci più? Vi ricor­d­ate il finanziamen­to pubblico ai parti­ti? Non l’avevamo impacchettato e spedito nella soffitta del non ritor­no, grazie al provvidenziale refe­rendum del 1993 col quale, oltre il 90 per cento degli italiani, che an­darono alle urne, decise di abolir­lo? Andò così, certo, fu abolito

I rimborsi facili dei partiti: spendono 10, incassano 100 - Ma non dovevamo ve­derci più? Vi ricor­d­ate il finanziamen­to pubblico ai parti­ti? Non l’avevamo impacchettato e spedito nella soffitta del non ritor­no, grazie al provvidenziale refe­rendum del 1993 col quale, oltre il 90 per cento degli italiani, che an­darono alle urne, decise di abolir­lo? Andò così, certo, fu abolito. Per poi rientrare di soppiatto dalla por­ta secondaria, nel grande edificio degli sprechi di Stato. Sotto una spudoratissima forma: una legge, approvata, subito dopo il referen­dum, che concedeva ai partiti poli­tici un «contributo per le spese elet­torali ».Una legge,immediatamen­t­e applicata in occasione delle ele­zioni del 27 e 28 marzo 1994, dal meccanismo perverso quanto red­ditizio. Certificato, anzi, denuncia­to dalla stessa Corte dei Conti. Seguiteci lungo questa assurda strada dello spreco dissennato e in­tanto pensate alle pensioni taglia­te, all’Ici, al superbollo che dovre­mo pagare e che porteranno un’inezia di quattrini alla finanza pubblica rispetto a quanto si po­trebbe incassare se si avesse il co­raggio davvero di dare un taglio a questo escamotage nato solo per sottrarre denaro agli italiani. Con il provvedimento che stabilisce i rimborsi elettorali, attraverso il quale i partiti si finanziano, la leg­ge attribuisce, e questa è la prima macroscopica assurdità, un valo­re economico ad ogni voto e ripa­ga i partiti moltiplicando questo valore per il numero dei voti otte­nuti alle elezioni. Così basta sfo­gliare il rapporto della Corte dei Conti per cogliere chiaramente l’enorme differenza tra spese so­stenute e rimborso percepito. Di fatto il rimborso viene calcolato sulla percentuale dei consensi che ogni partito ottiene, ma que­sta­percentuale viene automatica­mente proiettata sul numero degli elettori, e non su quello, reale, dei votanti effettivi. In questo modo i partiti riescono a riscuotere il rim­borso anche per voti che non han­no ottenuto: per le schede bian­che, per quelle nulle e addirittura per coloro che a votare non ci sono andati per niente. Che ve ne pare? C’è di più, se la legislatura finisce prima del tempo i partiti continua­no comunque a ricevere le rate del rimborso, sommandole a quelle della legislatura successiva. Ma più delle parole in questo caso con­­tano le cifre: nell’anno 2008 i parti­ti p­olitici hanno avuto diritto ad in­cassare: 99,9 milioni di euro per la terza rata del contributo pubblico per le elezioni politiche del 2006; 100,6 milioni per la prima rata del contributo per le elezioni politi­che del 2008; 41,6 milioni per la quarta rata del contributo per le elezioni regionali del 2005; 49,4 mi­lioni per la quinta rata del contri­buto per le elezioni europee del 2004. In totale 291,5 milioni di eu­ro nel solo anno 2008. E continuia­mo con altre assurdità nell’assur­dità: dal 2008 il partito Rifondazio­ne Comunista non è presente in Parlamento ma ha continuato ad incassare (fino al 2010) la sua quo­ta del «rimborso» delle elezioni del 9 e 10 aprile 2006, quando ave­va battuto tutti i record: le spese complessivamente accertate dal­la Corte dei Conti erano state di un milione e 636mila euro e i voti otte­nuti gli avevano dat­o il diritto di ri­cevere dalla pubblica amministra­zione 6 milioni e 987mila euro al­l’anno per cinque anni. In totale 34 milioni 932mila euro (fonte: Corte dei Conti, relazione sulle ele­zioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, pagina 269). Quindi, fatti due conti: 100 euro investiti da Ri­f­ondazione Comunista nella cam­pagna elettorale del 2006 sono di­ventati 2.135 euro. Restiamo alle elezioni del 2008. Le spese certifi­cate dalla Corte dei Conti della Le­ga Nord sono state 2 milioni e 940mila euro e i voti ottenuti gli hanno dato il diritto di ricevere dal­la pubblica amministrazione un «rimborso» di 8 milioni e 277mila euro all’anno per cinque anni. In totale 41 milioni 385mila euro. Dunque al Carroccio per ogni 100 euro spesi ne sono stati «rimborsa­ti » complessivamente 1.408. Que­sto per le elezioni del 2008, che si sommano ai «rimborsi» relativi al­le elezioni del 2006. Per quanto ri­guarda Pdl e Pd, la Corte dei Conti ha certificato che per le elezioni del 2008 il primo ha speso 54 milio­ni e ne incasserà 206 (il «rimbor­so » è stato uguale al 381 per cento della spesa) mentre il secondo, do­po averne speso 18, ne incasserà 180 (il «rimborso» rappresenta il 1.000 per cento della spesa). Se è vero come è vero che la Corte dei Conti ha scritto che «quello che vie­ne normativamente definito con­tributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e pro­prio finanziamento» è anche vero che la stessa Corte dei Conti ha ri­costruito la storia di questi «rim­borsi »: dopo il referendum del 1993 si sono svolte cinque elezioni politiche, tre europee e tre regiona­li. Per queste elezioni i partiti politi­ci hanno speso in totale 579 milio­ni di euro e hanno incassato, come «rimborsi» delle loro spese eletto­rali, 2.254 milioni di euro. Questi numeri non includono ancora i «rimborsi»per le Europee del 2009 e per le Regionali del 2010. Giusto per capire ancora meglio questo clamoroso regalo ai partiti e arrab­biarci un po’ di più, considerate che l’imposta sui capitali rientrati dall’estero,il famoso«scudo fisca­le », nel 2009 ha dato un gettito di 5.013 milioni: dunque i rimborsi elettorali di questi anni sono costa­ti agli italiani quasi la metà dello «scudo fiscale».Eppure oltre 31 mi­lioni di italiani col referendum del 1993 scelsero di non dare più una lira ai partiti.