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 2011  dicembre 19 Lunedì calendario


Perché si discute dei frontalieri? - Sono un popolo di 51.000 persone che ogni giorno attraversano il confine per andare a lavorare in Svizzera nel Canton Ticino (su un totale di 185 mila lavoratori del Cantone)

Perché si discute dei frontalieri? - Sono un popolo di 51.000 persone che ogni giorno attraversano il confine per andare a lavorare in Svizzera nel Canton Ticino (su un totale di 185 mila lavoratori del Cantone). Gli italiani arrivano dal territorio che si estende lungo la linea di confine e oltre, abbracciando centinaia di Comuni nelle Province di Varese, Sondrio, Como, Lecco e Verbania. A questi si aggiungono altri 5 mila artigiani che godono di permessi temporanei. Gli italiani occupano anche posti di rilievo, nelle fiduciarie e nelle assicurazioni Dove pagano le tasse? I rapporti fra Svizzera e Italia relativi all’imposizione dei lavoratori frontalieri e alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine, sono regolati dall’Accordo concluso dai due Paesi il 3 ottobre 1974 (ed entrato in vigore il 27 marzo 1979) in base al quale, i salari, gli stipendi e i compensi dei lavoratori frontalieri sono imponibili nello Stato in cui sono prodotti. Quindi i Cantoni Grigioni, Vallese e Ticino, ogni anno, versano allo Stato italiano una quota del gettito delle imposte sui redditi pagate dai frontalieri, pari al 38,8%. Tale accordo compensa le minori entrate ai Comuni di confine che derivano da chi lavora in Svizzera, ma usufruisce in Italia dei servizi pubblici e delle infrastrutture. Perchè i frontalieri sono finiti al centro della rissa tra Svizzera e Italia? La questione gira intorno ai ristorni che la Svizzera deve versare ai comuni dell’Italia. Si tratta della tassazione fissa per tutti i frontalieri restituita al Paese d’origine. Su questo punto la Svizzera ha avviato uno scontro frontale con il nostro Paese. I ristorni dell’anno 2010 sono stati infatti versati solo al 50%. La parte restante, una cifra che supera i 20 milioni di euro, è stata trattenuta dal Canton Ticino. Un colpo durissimo per i comuni di confine ai quali sono destinati. In molti centri le tasse restituite dalla Confederazione coprono la metà se non addirittura un terzo della spesa corrente. Per il 2010 i ristorni ammontano in tutto a 55 milioni di franchi svizzeri (circa 44 milioni di euro). Che cosa chiede la Svizzera? Il Paese ha chiesto la ripresa del dialogo sulla Convenzione di doppia imposizione fiscale tra Italia e Svizzera (materia che è di competenza federale e non cantonale). In più chiede la rimozione dalla black list, e ha sollevato anche la questione della “reciprocità” per i lavoratori che dai suoi Cantoni, per quanto pochi in confronto agli italiani, si recano in Italia a lavorare. Che posizione ha preso la politica svizzera? Dal mese di luglio 2011 la politica ticinese, trasversalmente a tutti i partiti, ha chiesto una nuova negoziazione dell’Accordo tra Svizzera e Italia, ritenendolo obsoleto rispetto alle mutate condizioni sociali, economiche e politiche del 1974, e incoraggiando le autorità federali a un ribasso dell’aliquota di ristorno, che oggi è appunto del 38,8% e che gli svizzeri vorrebbero vedere al 30%. Questa almeno è la richiesta fatta di recente dalla Lega ticinese (vincitrice delle ultime elezioni cantonali) con il battagliero Giuliano Bignasca, che ha vinto le elezioni cantonali con il 30% di consensi proprio sull’onda di una campagna di fuoco contro i frontalieri padani, «da rispedire a casa perchè rubano il posto alla nostra gente» e dipinti come «rat», topi pronti a saccheggiare il formaggio svizzero. Quella di abbassare la soglia al 30% non è la sola proposta arrivata. In passato si è parlato infatti anche di tagli più ampi, equiparando questa percentuale a quella Austriaca (12%). Uno dei nodi cruciali per risolvere la vicenda è dunque la rimozione della Svizzera dalla black list, per la quale la Lega Nord aveva presentato al precedente Governo una mozione apposita, a suo tempo valutata positivamente e approvata dalla Camera. Che cos’è la black list? Si tratta dei paradisi fiscali. Sono Stati a fiscalità privilegiata dal Principato di Monaco al Liechtenstein fino a Hong Kong. Secondo l’Ong, Tax Justice Network, ogni anno 255 miliardi di dollari scappano a livello globale dalle maglie del Fisco proprio grazie ai parcheggi che trovano nei paradisi fiscali. La Svizzera chiede di uscire dalla black list dell’Italia. L’arma per arrivare a questo obiettivo è dunque quella dei ristorni insieme a quegli oltre 20 milioni di euro che non hanno varcato il confine svizzero per finire nelle casse italiane. Quali sono gli altri nodi all’ordine del giorno? In Svizzera ci sono circa 140 miliardi di euro non notificati in Italia, due terzi dei quali in Canton Ticino. Il vostro Governo vorrebbe riaverne indietro gran parte per mettere a posto i conti.