MARCO BELPOLITI, La Stampa 19/12/2011, 19 dicembre 2011
Eskimo-Loden andate e ritorni - Il loden è tornato. L’hanno notato in diversi scrivendo del soprabito del nuovo presidente del Consiglio, Mario Monti, che ne indossa uno di color blu come se si trattasse di un’uniforme professorale
Eskimo-Loden andate e ritorni - Il loden è tornato. L’hanno notato in diversi scrivendo del soprabito del nuovo presidente del Consiglio, Mario Monti, che ne indossa uno di color blu come se si trattasse di un’uniforme professorale. Qualche giorno fa il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, in una manifestazione degli alpini in Piazza del Duomo, ne ha sfoggiato uno di color verde: un altro illustre milanese che lo mostra in occasioni ufficiali, e non solo. Secondo un dizionario di moda esistono 405 tipi di loden; i più diffusi sono color verde bottiglia, blu e grigio, che è probabilmente uno dei colori originari, visto che si fa con la lana cardata (ma esisteva anche in bianco, colore imperiale). Proviene dal Tirolo e dall’Alto Adige, e il suo nome deriva da un’antica parola tedesca, lodo o loda, che significa «pelo» (secondo alcuni il termine significherebbe invece «balla di lana» o «tessuto grezzo»). La sua foggia classica è a maniche aperte nell’attaccatura, collo senza rever, tasca obliqua con patella, profonda piega sulla schiena. Un tempo si portava con la mantellina, come nei ritratti dell’imperatore Francesco Giuseppe (e anche del duca di Winsdor). Oggi è diventato un simbolo borghese, almeno dalla fine degli anni Sessanta. Guido Vergani lo descrive come un abito portato da eserciti di ragazzi e uomini milanesi, non certo nostalgici di Maria Teresa e della Mitteleuropa, bensì «tutti consapevoli della sua sobria, quasi mimetica eleganza e della sua comodità». Così appare indosso a Mario Monti. In realtà, il loden non è altro che la versione borghese dell’ eskimo, un capo tipico degli anni Settanta. Siamo tornati a quel periodo? Forse non l’abbiamo mai superato. Allora eskimo e loden si contendevano il campo. Il primo - impermeabile corto e dritto, con l’interno di pelo e cappuccio - era appeso negli armadi accanto al loden, almeno tra i rampolli della borghesia milanese (maschi, naturalmente, anche se c’è la versione femminile), proprio quelli che anni dopo con un termine di Tom Wolfe saranno chiamati radical chic. Convivevano nella medesima persona due soprabiti, due facce della stessa medaglia. La moda, che tutto divora e tutto riusa, anni dopo l’ha riproposto in versione chic, ha scritto Gianluca Lo Vetro; nelle passerelle è riapparso sotto le mentite spoglie di «parka». Il loden, invece, resta il loden, e i contestatori dei Settanta, andati (o tornati) al potere, lo portano con l’eleganza dei vecchi signori mitteleuropei di un tempo. Beata borghesia.