(Ton. Mas.), La Stampa 19/12/2011, 19 dicembre 2011
Siamo ultimi (o quasi) in Europa - La situazione di partenza è drammatica. Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca l’ha illustrata durante il suo recente intervento in Parlamento, il 6 dicembre scorso
Siamo ultimi (o quasi) in Europa - La situazione di partenza è drammatica. Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca l’ha illustrata durante il suo recente intervento in Parlamento, il 6 dicembre scorso. L’Italia ha accumulato «un grave ritardo» nella programmazione dei fondi europei del 2007-2013. Dietro di noi, nell’Europa a 27, figura soltanto la Romania. Al 31 dicembre del 2010, dei 28,8 miliardi di euro assegnati dalla Ue all’Italia, che con i cofinanziamenti italiani diventano 60,5 e che possono essere spesi per infrastrutture, capitale umano e ricerca (43,6 destinati a Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Basilicata e 15,8 al resto del Paese), soltanto il 7,4 per cento è stato pagato. La media europea è quasi il doppio, il 14,4. E rispetto al periodo di programmazione precedente c’è stato un forte rallentamento. Soprattutto, è «particolarmente grave»,secondo il ministro, il ritardo nelle Regioni meridionali. Un ritardo tale, nel complesso, da far temere anche per i fondi di quest’anno e da far dire al ministro, una settimana fa, che «esistono forti rischi di perdita per la fine del 2012». Nel suo intervento dinanzi alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, Barca ha voluto ricordare, infine, che «il ritardo strutturale del Sud condiziona in modo evidente anche la congiuntura». Ma nel frattempo, il 15 dicembre, il ministro ha firmato con le Regioni meridionali un primo accordo che dovrebbe scongiurare proprio la perdita di fondi per il prossimo anno. Il “Piano d’azione coesione” consente di riallocare 3,1 miliardi di euro e di utilizzare dunque interamente i fondi strutturali «concentrando gli investimenti in tre settori ad alto impatto socioeconomico (scuola, ferrovie e agenda digitale), e di sostenere l’occupazione dei lavoratori svantaggiati, maggiormente colpiti dalle difficoltà di questa fase congiunturale negativa». L’intervento riprogramma 1,5 miliardi di euro divisi tra scuola (974 milioni), agenda digitale (423 milioni) e credito per l’occupazione (142 milioni). Inoltre costituisce un fondo da 1,6 miliardi di euro per investimenti su reti e nodi ferroviari che dovrebbe portare a 6,5 miliardi di euro l’insieme dei finanziamenti per le ferrovie del Sud.