Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 18 Domenica calendario

Assalto dell’esercito Devastata piazza Tahrir - Brucia di nuovo piazza Tahrir. Bruciano i palazzi accanto al Parlamento e al governo

Assalto dell’esercito Devastata piazza Tahrir - Brucia di nuovo piazza Tahrir. Bruciano i palazzi accanto al Parlamento e al governo. Ma bruciano soprattutto le tende dell’accampamento che dal 24 novembre accoglieva i contestatori del nuovo primo ministro, Kamal al Ganzouri, nominato sull’onda della «seconda rivoluzione». Ganzouri è da allora il bersaglio dell’ala radicale del movimento. Venerdì è cominciata la resa dei conti. I militari hanno cercato di sloggiare i dimostranti. Con cannoni ad acqua, blindati, hanno assaltato le tende, devastato l’ospedale da campo, appiccato il fuoco. Dall’altra parte la reazione è stata l’assalto ai palazzi del potere. Ieri mattina due edifici sono stati dati alle fiamme. I mezzi dei pompieri bloccati da muraglie umane disarmate e bande di ragazzi armati di pietre e bastoni. Dall’alto dei palazzi, militari in abiti civili, o sostenitori del governo, bersagliavano a loro volta la folla nella piazza. Poi ci sono stati gli spari. Proiettili di gomma all’altezza della testa. Otto i morti, il bilancio ufficiale. Almeno una decina secondo i medici dell’ospedale da campo. Da 300 a 500 i feriti. Al Jazeera, ieri mattina, ha cominciato a diffondere le immagini più crude della battaglia: civili circondati da soldati e picchiati a sangue, una donna trascinata per le braccia e presa a calci con gli anfibi. Altrettanto hanno fatto le tv locali che avevano piazzato le telecamere negli edifici adiacenti ai palazzi del potere. Nel pomeriggio, mentre gli scontri in piazza si diradavano, c’è stata l’irruzione dei militari. Telecamere e memory card con le immagini sequestrati, uffici chiusi perché «abusivi», arresti. È intervenuto il premier Ganzouri. Ha parlato di «controrivoluzione», termine inquietante che ricorda l’Ungheria degli anni Cinquanta. «Quanto accade non è più una rivoluzione - ha detto in conferenza stampa -, ma un attacco contro l’Egitto. La polizia non è intervenuta. Ma tra i manifestanti c’erano infiltrati, elementi che lavorano contro la rivoluzione». Per il primo ministro l’importante è non deviare dal processo elettorale che entro luglio dovrebbe portare all’elezione delle due Camere del Parlamento e del presidente. Un percorso che non convince l’ala radicale della rivoluzione, le frange più povere dei sobborghi carioti assieme a parte della borghesia laica, spaventata dalla metodica marcia verso il potere degli islamisti e del ruolo dei militari. Ganzouri, ex ministro della Pianificazione ai tempi di Mubarak, poi caduto in disgrazia, è visto dai giovani come un relitto del regime. I poteri che i militari si sono ritagliati nella nuova costituzione non sono stati ancora emendati, anche se l’uomo forte, il maresciallo Hussein Tantawi, si è detto disposto a sottoporli a un referendum. La seconda tornata del voto parlamentare, in 9 delle 27 province del Paese, sembra confermare i risultati della prima. Avanzano ancora i Fratelli musulmani e il partito dei salafiti Al Nur. Il solco con l’ala laica della rivoluzione si allarga rapidamente. Ieri lo scrittore Alaa Al Aswani, quello di Palazzo Yacoubian , è stato aggredito da alcuni estremisti salafiti mentre rilasciava un’intervista a una tv francese. La Fratellanza, più moderata, si è detta «scioccata» dalle repressione in piazza. Ha chiesto al Consiglio supremo delle forze armate di «chiedere scusa» alla popolazione e di promuovere «un’inchiesta, trasparente e rapida». Parole di un partito di massa che vede il potere a portata di mano ma ha lasciato sostanzialmente soli gli ultimi dimostranti di piazza Tahrir. Che però non arrendono ancora: nella notte hanno assaltato con bombe molotov il muro di cemento e filo spinato eretto dai militari per isolare il palazzo del governo.